Venerdì, 24 Settembre 2021
Elezioni Comunali Roma 2021

INTERVISTA | Roberto Gualtieri: "Io, l'ultimo treno per Roma"

Il candidato sindaco di centrosinistra racconta a RomaToday il suo programma e come immagina Roma nel 2050

Di Roberto Gualtieri dicono tutti sia uno preciso, puntuale, pignolo. Pesa tutto: proposte, toni, parole. Cinquanta minuti di intervista confermano il concetto. Un esempio? L'attenzione a non usare mai il termine periferia. Già, perché nella sua Roma, quella che immagina e che sogna di lasciare tra 10 anni, esistono i quartieri, ognuno con le proprie specificità, tutti inclusivi, tutti capaci di tenere dentro i propri cittadini, mettendoli al centro e senza far sentire nessuno in periferia.

Ci siamo fatti raccontare la sua Roma, quella del 2050, anno che lui stesso ha richiamato come obiettivo in un recente incontro pubblico. Precisione e pignoleria, ma anche un briciolo di "coattagine" nel  descriversi come l'ultimo treno per Roma. Non mancano le punzecchiature nei confronti di Calenda, descritto come il candidato degli slogan, e le critiche a Virginia Raggi. Lo incontriamo alla vigilia dalla presentazione del suo programma sui trasporti e viabilità, in cui ha delineato gli obiettivi da realizzare subito e quelli più a lunga scadenza, fino al 2029. 

Gualtieri, in un recente incontro ha detto che le piacerebbe si pensasse a costruire la Roma del 2050. Pensano al 2050 anche Beppe Grillo e il M5s di Conte. Una prospettiva comune che aumenta il rammarico per il mancato accordo giallorosso a Roma?

In questi anni a Roma è mancata la tensione verso una programmazione di lungo periodo che è quella di cui c'è bisogno. L'orizzonte del 2050 ha per me questo senso. Faccio un esempio: Los Angeles ha elaborato un piano sul ferro che arriva fino al 2050. Roma al contrario non ha progettato nulla, neanche un chilometro in questi ultimi cinque anni. Io da ministro ho stanziato risorse finite ad altre amministrazioni per la mancanza di progetti. Racconto questo per dire che Grillo dice una cosa certamente giusta quando guarda al 2050, ma il nostro giudizio nei confronti su questa amministrazione, basandoci anche su questa mancanza di visione e programmazione, è tale per cui è stato impossibile trovare un accordo ed è stato naturale candidarci contro l'attuale maggioranza. Quindi no, non c'è rammarico. 

Lei però ha Governato con il M5s, mentre invece oggi il M5s di Virginia Raggi è suo rivale. Evidentemente ci sono delle differenze: quali sono?

Con il M5s, con il presidente Conte, con i ministri pentastallati ritengo di aver avuto un'esperienza positiva. Il nostro governo ha retto alla sfida della pandemia e portato a casa i fondi del recovery plan. E' stata un'esperienza di governo difficile, nata sulle ceneri del Papeete. Un'esperienza dove entrambi abbiamo messo da parte delle nostre caratteristiche, facendo sintesi. Questo ci ha permesso di realizzare risultati concreti di grande importanza, al netto dei limiti di quell’esperienza. Al contrario a Roma c'è un'amministrazione che negli anni è andata arroccandosi, non prendendo atto di quanto accadeva al governo e più in generale in Italia. Di fronte a questa chiusura è impossibile non sentire la necessità di una svolta. 

Ha instaurato un dialogo con i fuoriusciti dal M5s. Qual è, a suo modo di vedere, il contributo che possono portare alla sua causa e più in generale a quella di Roma?

Quanto dicevo prima non è solo un mio, un nostro, pensiero. E' evidentemente condiviso da alcuni esponenti del M5s che in questi anni hanno lavorato fianco a fianco con la sindaca attuale, scorgendo tutti i limiti di questa esperienza. Persone che non hanno condiviso la ricandidatura anche perché hanno visto come le promesse fatte non siano state mantenute. Ritengo fondamentale aprire un dialogo con queste personalità, per capire cosa non ha funzionato, cosa è stato fatto e quali sono stati i limiti. 

Dialogo finalizzato a delle candidature nelle sue liste?

Non ho promesso nulla, né tantomeno loro hanno cercato posti in lista o poltrone. Singolarmente valuteranno con i promotori delle varie liste la possibilità di candidarsi. Per quanto mi riguarda dialogare con loro ha altri obiettivi, quelli che ho detto prima. 

La città vive il culmine di un'emergenza rifiuti che dura da anni. Quali le responsabilità?

Il problema è evidentemente reso insostenibile dall'immobilismo della giunta attuale. Hanno cambiato sette amministratori delegati in Ama, tre assessori, senza mai riuscire a fare nulla. Tutto ciò ha reso impossibile rispettare e seguire i dettami del piano rifiuti regionale.

Lei che scelte farebbe per i rifiuti? 

A breve presenteremo il nostro piano organico, che prevede simultaneamente una serie di interventi. Si parte da un'indispensabile pulizia della città. Occorre poi rafforzare i siti per lo stoccaggio provvisorio che oggi avviene per strada, ai margini dei cassonetti. Quindi lavorare per aumentare la differenziata: ci diamo l'obiettivo del 65% in cinque anni, già raggiungibile ad oggi visto che nel resto del Lazio con facilità si è riusciti ad aumentare tale quota. Vogliamo lavorare per impianti di ultima generazione: tmb evoluti, bioraffinerie, biodigestori. L'obiettivo è chiudere il ciclo dei rifiuti e permettere di rendere il tema del residuo marginale. 

Servirebbe comunque una discarica. Come si convincono i cittadini?

Con questi interventi, come dicevo, il tema degli scarti è marginale. Sarebbero inferiori rispetto ad oggi e di diverso tipo, meno impattanti. Anche una discarica sarebbe di dimensioni assai minori e raccoglierebbe materiali inerti. Il nostro obiettivo è quello di chiudere il ciclo dei rifiuti in modo sostenibile. 

Raggi non indicherà la discarica ed appare ovvio che la Regione potrebbe chiedere a lei di indicarla. Cosa farà?

La Regione chiede al Comune di uscire dall'immobilismo e ritengo che le soluzioni da noi indicate permettano di lavorare per chiudere il ciclo così come indicato nel piano rifiuti. Un lavoro sinergico con la Regione in un clima di dialogo e non con l'ostilità con cui il Campidoglio intrattiene i rapporti adesso.

Ama è un'azienda in difficoltà. Calenda propone una sinergia con Acea e la incalza su questo. Cosa ne pensa?

Parto con il dire che io, a differenza di Calenda, come ministro dell’Economia, sono stato azionista di aziende a partecipazione pubblica. Ne conosco la complessità che le governano e ridefinire, disegnare gli assetti societari è un esercizio complicato. E' una cosa che non si fa con gli slogan su twitter o su facebook perché la realtà è diversa, decisamente più complessa da quella immaginata da Calenda. La prima cosa da fare per Ama è quella di scegliere un management forte e competente. Quindi sì, certo, immaginiamo delle sinergie, delle partnership con Acea, da rendere più organiche rispetto a quelle di oggi, praticamente inesistenti. Possibili sbocchi che riguardino gli assetti societari richiedono lavoro e approfondimenti adeguati. 

Il concordato ha quantomeno allungato la vita ad Atac. Si aspetta di trovare un'azienda risanata, come dice la sindaca, o pensa di dover intervenire? Se sì, in che modo? 

Andremo avanti con il rispettare quanto prescritto nel piano concordatario. Atac però è al momento poco efficiente e dobbiamo ridarle competitività. Il problema più grande sono gli investimenti sul parco mezzi, evidentemente carente e causa dello squilibrio dei conti. Il Pnrr offre la possibilità di avere 500 autobus elettrici entro il 2025. E' solo una parte di quello che serve e noi puntiamo al rinnovamento del parco mezzi. Tutto questo porterà ad aumentare i chilometri percorsi, oggi inferiori al contratto di servizio. 

Immagina sinergie anche sui trasporti?

Oggi ho presentato il nostro programma per i trasporti. Un programma scritto con la collaborazione di 150 esperti che ora sarà sottoposto -come tutte le altri parti- alla consultazione della città. Puntiamo, fra l’altro, sulla cura del ferro, su una piattaforma digitale unica, dove ogni cittadino potrà costruire il suo percorso e ottenere sconti per l’utilizzo dei mezzi pubblici. Ecco alcuni obiettivi alla fine del primo mandato, 2026: più cento chilometri di tramvie e corridoi, 50 per cento di autobus elettrici o a metano, zero emissioni nel centro storico, ricucitura del tessuto fra tutti i quartieri di Roma.  L'orizzonte di Roma deve essere quello della città Metropolitana e per questo vedo come naturali delle sinergie e delle partnership con Ferrovie, Cotral ed Astral. Tutto questo ci aiuterà a spostare chilometri percorsi da mezzi di superficie lì dove serve di più.   

In città l'emergenza abitativa coinvolge migliaia di persone. Ha già in mente un piano per combatterla?

L'emergenza abitativa non è solo di chi l'alloggio non ce l'ha, ma anche di chi vive la precarietà dell'abitare. Faccio questa premessa perché il nostro piano abbraccia anche questi aspetti. Parto con il dire che occorre programmare una nuova stagione di investimenti: Ater e la regione Lazio per esempio lo stanno già facendo. Bisogna recuperare alloggi già esistenti e andare sul mercato per reperirne di nuovi. Contemporaneamente immagino, per l'edilizia popolare un nuovo modello. 

Ovvero?

Dobbiamo passare da un modello verticale a uno orizzontale. Non devono esistere quartieri di sole case popolari, individuati e individuabili come tali: così facendo si costruiscono i ghetti di oggi. Penso invece che gli alloggi popolari vadano distribuiti in tutta la città. Questo viaggia in parallelo con l'idea nuova di abitare che ho in mente: un'idea che si accompagna con l'integrazione, con i servizi che aiutino i residenti a trovare un lavoro, a combattere problemi momentanei o strutturali. E in tal senso il ruolo del terzo settore e delle associazioni è fondamentale: questo obiettivo lo raggiungiamo solo grazie al loro supporto. 

C'è il tema delle occupazioni. La destra su questo sembra promettere il pugno duro. Qual è la sua posizione?

Un modello efficace è il modello visto di recente per viale del Caravaggio e portato avanti dalla regione Lazio: uno sgombero fatto garantendo soluzioni abitative alternative. Gli sgomberi devono esserci, ma vanno garantiti i diritti. Attenzione però: i diritti vanno garantiti a chi li ha e per questo va fatto un'attenta operazione di individuazione di chi effettivamente non può permettersi un alloggio e chi invece se ne approfitta. E con questo mi riferisco anche e soprattutto a occupazioni di alloggi popolari in cui la malavita ha utilizzato le case per guadagnarci, per farne centrali di spaccio, assegnandole come fosse un ente di welfare parallelo. Contro queste occupazioni bisogna essere intransigenti ed intervenire, resistuendo gli alloggi a chi ne ha diritto. 

Diceva prima che pensa anche al tema della precarietà abitativa. Come?

Immagino un'agenzia per l'abitare che fornisca un aiuto a chi ha difficoltà a trovare casa in affitto o da comprare. Un aiuto che può essere una garanzia per una locazione o per un mutuo. Un'agenzia che aiuti anche chi deve affittare una casa. Vede, oggi spesso non si affittano le case perché si ha paura di ritrovarsi inquilini morosi difficili da cacciare. Se riusciamo a ridare fiducia anche ai proprietari di casa, mettiamo in moto un mercato aumentando la disponibilità di alloggi. Lo faremo attraverso garanzie del Comune per il rientro in possesso degli immobili.

C'è anche chi vive nelle case popolari e che oggi lamenta scarse manutenzioni

Dobbiamo intervenire immediatamente per permettere a Roma Capitale di poter usufruire del bonus del 110%. Sono soldi che io stesso, quando ero al governo, ho stanziato. E credo che riportando l'intero patrimonio immobiliare del Comune sotto un'unica gestione andremo ad avere la possibilità di avviare una stagione di rinnovamento per l'edilizia popolare. 

Il centro di Roma si è spopolato, di fatto diventando quasi solo uno spazio percepito ad uso e consumo dei turisti. Un'immagine che il lockdown ha restituito in modo plastico. Come si lavora al ripopolamento del centro della città? 

Roma ha visto crescere quartieri lontani dal centro, completamente isolati da tutti. Contemporaneamente ha visto svuotarsi il centro storico, diventato una sorta di Disneyland. L'obiettivo è portare gente che viva e abiti il centro e non solo che lo consumi. Questo fa bene anche all'industria turistica.

Come si agisce in concreto?

Va rimesso in moto il mercato degli affitti. Oggi la gente punta ad aprire un Bed and Breakfast piuttosto che affittare perché è più vantaggioso. Bisogna invertire tale rotta. Inoltre bisogna andare a caccia degli abusivi e, per farlo, investiremo parte della tassa di soggiorno. Inoltre bisogna andare a regolamentare le attività che possono aprire: quindi meno minimarket e più negozi di qualità. 

Torniamo alla Roma del 2050. Quale opera pubblica legata alla mobilità vorrebbe fosse identificata come l'opera di Gualtieri?

Una? Mi piacerebbe fossero tante. Sicuramente mi piacerebbe che fosse completata la linea C, che fosse realizzata la linea D e mi piacerebbe che vi fosse un modello di tramvie identificabile come oggi lo è quello di Strasburgo. I trasporti devono aiutare la città dei 15 minuti. 

E' uno dei punti a cui tiene di più questo dei 15 minuti ...

Assolutamente. Dobbiamo portare i servizi in tutti i quartieri che non devono essere più solo dormitori. Tutto deve essere a portata di mano: trasporti, asili nido, amministrazione pubblica, anche il lavoro con i co-working di quartiere per esempio. Dobbiamo pensare a piazze e luoghi di incontro. Inoltre immagino tanto verde. Ecco forse se devo pensare ad una cosa per cui vorrei la mia amministrazione fosse ricordata è il verde. 

Ci spiega meglio?

Roma è una città che per sua natura è ricca di verde. Ha dei parchi che vanno valorizzati e già questa sarebbe una grande opera. Io però immagino quartieri con una quantità di alberi assai maggiore di quella attuale, una vera e propria opera di riforestazione urbana, dei camminamenti verdi che diventano modello per tutta Europa. Questo sarà un passaggio centrale per la rigenerazione della città. 

Guardando indietro agli anni di Rutelli e Veltroni e andando ancora molto più a ritroso a Petroselli, è chiaro il modello di Roma e l'eredità lasciata. Nel 2050, pensando alla Roma di Gualtieri, cosa sogna si dica?

Intanto mi fa piacere che lei ricordi come tutti questi grandi sindaci siano di centrosinistra. Io aggiungerei anche Nathan. In anni recenti con Rutelli e Veltroni, si parlava di modello Roma e Veltroni era invitato per spiegare a Milano il buon governo di Roma. Per puntare a questi modelli oltre a capacità e determinazione, occorre una grossa umiltà. Però una mia idea di Roma ce l'ho e vorrei aiutare i romani a realizzarla. Vorrei che nel 2050 la città fosse completamente digitalizzata e vista come una capitale dell'innovazione. Una città che torni ad essere capitale della cultura, della scienza dell'arte, una città sostenibile. E poi una città verde, molto verde che includa tutti e che riduca le distanze, senza ragionare su cittadini di serie A e serie B.

Idee ambiziose

Certamente. Ma Roma ha di fronte, anche grazie alle risorse dell'Europa, la possibilità di trasformarsi. Penso che siamo di fronte all'ultimo treno per cambiare Roma e dobbiamo fare di tutto per non perderlo. 

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