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INTERVISTA - Fassina: "Con Raggi quattro anni inconcludenti, faccia un passo indietro per favorire il dialogo"

Fassina lancia la Festa per il programma di RomaVentuno: "Alla Città dell’Altra Economia per riscrivere le regole di governo della Capitale"

Dall’11 al 13 settembre, alla città dell’Altra Economia, si svolge la “Primavera Romana”. Si tratta della “festa per il programma di RomaVentuno”. Tre giorni di musica spettacoli ma soprattutto di proposte in vista delle prossime elezioni comunali. Un evento che ha tra i principali promotori Stefano Fassina, capogruppo di Sinistra per Roma in Campidoglio.

Nella festa lei partecipa ad un dibattito, a cui sono stati indivitati tutti i capigruppo del Comune, sui “poteri e le risorse per Roma Capitale”. Ritiene che quella sia una questione centrale per amministrar meglio la città? 
 
Roma ha bisogno, e non da oggi, di una fase costituente. Per farlo è necessario un ampio coinvolgimento, perchè dobbiamo riscrivere le regole su cui poi andranno a misurarsi tutti i soggetti politici. Vanno riscritte le regole che determinano tre cose: l’assetto istituzionale di Roma, le risorse ed i poteri da attribuirle.
 
E dove si comincia?

Le cose da fare sono di difficoltà crescente. La più semplice riguarda l’applicazione dello Statuto della Città Metropolitana che prevede l’elezione diretta del relativo Sindaco e della sua Assemblea. Nello stesso Statuto è previsto anche la trasformazione dei municipi in comuni metropolitani. Poi occorre un intervento normativo, anche di tipo costituzionale, che consenta di attribuire alla Capitale poteri e risorse in linea con le altre grandi Capitali.

E questi ultiimi interventi sono già più difficili da ralizzare. Invece cosa pensa della proposta di istituire la figura di un Sottosegretario dedicato alla Capitale?
 
E’ una proposta che non mi trova d'accordo. Roma ha bisogno di una classe dirigente che sia espressa dal territorio, dal Campidoglio e  dai municipi. E deve avere la qualità e l’autrovolezza per interloquire direttamente con il presidente del Consiglio e con il Parlamento.

Posto che occorrono  maggiori risorse ed anche una classe dirigente autorevole, non crede che servirebbe anche un nome di richiamo? Comincia ad esempio a circolare con una certa insistenza il nome di Monica Cirinnà. Potrebbe piacere anche a Sinistra per Roma?
 
Di nomi ne sono circolati tanti, in alcuni casi come tentativi di autopromozione. L’elenco è lungo. Per quanto mi riguarda ritengo che quello sia il modo più sbagliato di procedere. Trovo che la discussione sui nomi, se prima non si condivide un’analisi e non s’individua una prospettiva per Roma, non solo sia fuorviante. Ma è soprattutto un’iniziativa che parte col piede sbagliato. 
 
Quindi cosa converrebbe fare?

Per quanto mi riguarda la nostra festa ha l’obiettivo di affrontare i nodi principali su Roma.  Sarà utile per avviare un ragionamento sul futuro programma e per confrontarsi congli interlocutori sociali. Il quadro dei partiti è davvero asfittico e totalmente inadeguato, mentre servirebbe una svolta. Allo stato attuale credo che non ci siano le precondizinoi per discutere dei nomi. Serve una classe dirigente che vada al di là delle nomine.
 
Posto quindi che bisogna ripartire dal confronto, anche con le realtà sociali, poi servirà una sintesi per individuare il candidato sindaco. Da questo punto di vista può tornare utile lo strumento delle primarie di coalizione? 
 
Le primarie possono essere utili a condizione che giungano al termine di un percorso partecipato in cui si vanno anche a verificare le eventuali convergenze. Non possono e non devono sostituire questo processo, come sembra invece che si cerchi di fare adesso. Oggi somigliano ad una puntata di X Factor e questo, chiaramente, non può andare bene.
 
Come valuta questi quattro anni di gestione pentastellata della Capitale?
 
Sono stati 4 anni inconcludenti. Io non sono di quelli che crede che i problemi siano stati creati dalla sindaca e dai cinque stelle. Penso invece che abbiano ereditato problemi profondi, strutturali, annosi e però non sono riusciti neanche ad impostare delle soluzioni. Mi sembra un dato purtroppo inequivocabile. L’inconcludenza è la cifra che segna il mandato della Sindaca Raggi.
 
Tra le critiche rivolte al M5s c’è quella della mancata condivisione....lei ritiene sia una critica fondata?

E’ evidente che il dialogo con la città non c'è stato. Non solo non è stato dato seguito alle promesse elettorali ma sono venuti meno anche i canali tradizionali di rapporto con la città. Penso alla difficoltà incontrate dai sindacati ed alle associazioni datoriali.  Penso alla chiusura della Sindaca e di tanti municipi governati dal M5s ai rapporti con le associazioni del terzo settore che pure a Roma sono un punto di riferimento imprescindibile.Questo barricarsi in Campidoglio è una delle ragioni fondamentali che ha impedito alla giunta di avere la capacità di iniziativa necessaria.

L'assenza di confronto è stata segnalata anche all'interno del M5s da chi, poi, ha deciso di lasciarlo. Penso al caso della Presidente Lozzi che avete invitato anche alla festa. La sua figura è guardata con interesse a sinistra, nonostante la dichiarata vicinanza a Paragone?

Al di là delle uscite che ci sono state, tra cui quella della presidente lozzi è a Roma tra le più rilevanti a Roma, ritengo che il M5s debba essere il nostro interlocutore. Noi dobbiamo costruire le condizioni affinché a Roma ci possa essere un dialogo, una convergenza tra le forze che oggi compongono la maggioranza di Conte. Per me è un punto fondamentale. C'è una classe dirigente del M5s, collocata dentro o fuori dal movimento, che rappresenta un interlocutore a mio avviso imprescindibile, per una proposta di svolta a Roma.

Però la Sindaca ha già annunciato la sua ricandidatura...

La sua scelta di ricandidarsi non funziona. Raggi dovrebbe invece capire qual è la posta in gioco e, di conseguenza, fare un passo indietro per favorire un dialogo tra le forze che già governano il Paese. C'è bisogno di un atto di responsabilità di tutti, a partire dalla Sincaca.

 
 

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