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Claudio Mancini, foto dal suo profilo facebook

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INTERVISTA | Claudio Mancini (Pd): "Tifo Gualtieri, ma comprendo i suoi dubbi"

La possibile candidatura dell'ex ministro dell'economia, il ruolo e il lavoro del Pd romano nella scelta del candidato, le sfide che attendono la città di Roma: colloquio a tutto campo con il tesoriere del Pd Roma, Claudio Mancini. "Il candidato sindaco ideale? Una figura nazionale con proiezione internazionale"

Vicino a Roberto Gualtieri, tesoriere ed esponente di spicco del partito democratico romano, l'onorevole Claudio Mancini è soprattutto un grande appassionato di politica e in quanto tale rappresenta la figura perfetta per mettere ordine nel caos dell'ultima settimana. Prima l'elezione di Enrico Letta a segretario, poi la notizia di Gualtieri candidato sindaco di Roma, quindi lo stop alla candidatura con Letta che ha preso in mano il "dossier Roma", rimandando ogni decisione ad aprile.

Mancini, Gualtieri candidato sindaco: la notizia ha creato un clamore difficile da comprendere. Ci aiuta a ricostruire cosa è accaduto?

Partiamo col dire che l'idea di una possibile candidatura di Gualtieri nasce con la caduta del governo Conte. Gli è stato chiesto di impegnarsi e lui ha preso tempo per riflettere. Nel frattempo è successo un po' di tutto: il cambio di data delle elezioni, le dimissioni di Zingaretti, l'arrivo di Letta, eventi che hanno cambiato lo scenario, ma che non hanno bloccato il lavoro portato avanti dal Pd romano.

Avete lavorato per candidare Gualtieri?

Il Pd di Roma e del Lazio, i segretari Casu e Astorre, sono stati impegnati a costruire la coalizione e le candidature per le elezioni comunali che, bisogna ricordarlo, erano inizialmente previste per giugno. Si sono tenuti numerosi tavoli per costruire questo percorso che la segreteria nazionale aveva affidato ai livelli locali. D’altra parte la suggestione di avere Gualtieri come candidato era stata spesso avanzata anche prima, quando era Ministro.

Quindi si può dire che quella uscita è una notizia vecchia?

Più che notizia vecchia, è stata rilanciata in sede nazionale una notizia che a Roma era già nota e cioè la riflessione in corso di Gualtieri e l’ottimismo del gruppo dirigente locale sul fatto che si potesse rendere disponibile.

Che ne pensa della reazione di Letta?

Il nuovo segretario ha posto l’accento sulla necessità di allargare la coalizione considerando le amministrative del prossimo autunno una tappa per la costituzione delle alleanze per le future politiche. Ha quindi deciso di posporre le decisioni del Pd ad una verifica con i potenziali alleati. Nessun problema, anche perchè le elezioni, nel frattempo, sono state spostate ad ottobre.

Rimane la fuga di notizie o fuga in avanti. Calenda ad esempio pensa ci sia il Pd romano dietro questo tentativo di forzatura. Che ne pensa?

Il Pd romano ha lavorato e lavora alla luce del sole, nelle modalità che ho spiegato prima. L’impatto della notizia della possibile candidatura di Gualtieri è stato così forte perché è forte l’attesa dell’opinione pubblica democratica romana che si aspetta da noi una figura di primissimo piano all’altezza delle sfide per la Città. I giornalisti hanno fatto il loro lavoro parlando con tante e diverse persone del Pd e non solo.

Lei parla di sfide per la città, quali sono quelle che il nuovo Sindaco si troverà di fronte?

Roma deve affrontare una consiliatura molto importante, di ripartenza dopo la pandemia. Bisognerà tornare ad attrarre turisti. Un consiliatura che abbraccerà il Giubileo. Saranno cinque anni in cui ci saranno risorse del recovery fund. Roma si deve candidare ad essere uno dei grandi soggetti che attrae le linee di investimento e serve in tal senso una stagione nuova di rapporto tra Capitale e Stato. Per tutte queste ragioni pensiamo che serva un sindaco che sia una figura nazionale con proiezione internazionale, che possa svolgere una funzione di rilancio della città, occupandosi sì dei problemi quotidiani, ma con lo sguardo al disegno di una città del futuro.

Sembra l'identikit di Gualtieri, ma anche di Sassoli...

Gualtieri, Sassoli e perché no anche Zingaretti o Marianna Madia: abbiamo per fortuna una classe dirigente tra le migliori del paese, capace di imporsi e farsi apprezzare anche fuori dai confini nazionali.

Mi pare evidente la sua enorme stima per Gualtieri. Fa il tifo per lui?

La nostra amicizia non è un segreto. Faccio il tifo per Gualtieri ma comprendo i suoi dubbi perché si tratta di una scelta di vita. Nello stesso tempo politicamente Letta ha tutte le ragioni a voler prendere in mano il dossier e dare una sua impronta alla scelta.

Si dice che il segretario stia corteggiando Sassoli. Sembra quasi si voglia calare dall'alto un candidato. Come Pd Roma vi sentite sfiduciati, esautorati?

Assolutamente no. C'è un fase nuova e lavoriamo insieme alla segreteria nazionale. Il Pd romano e la sua dirigenza sono pienamente in grado di governare questo processo di scelta e di supportare Letta al quale abbiamo consegnato un lavoro già avanzato, frutto dei tavoli di coalizione degli scorsi mesi.

Lo dice con orgoglio...

Molto orgoglio. In questi anni abbiamo lavorato intensamente, puntando a risanare un bilancio con scelte, lo dico da tesoriere, difficili ma che hanno portato dei frutti. Abbiamo aperto dei circoli ed abbiamo lanciato un giovane gruppo dirigente, che sarà il nerbo del prossimo consiglio comunale e del governo dei municipi. Descrivere un partito debole e incapace di fare le proprie scelte la ritengo una cosa sbagliata. Con Letta lavoreremo insieme per mettere in campo uno o più candidati all'altezza di un incarico così importante come è il sindaco di Roma in cinque anni difficili come saranno quelli che ci attendono. In tal senso abbiamo tutti chiaro quello che deve essere il profilo.

Dovranno però passare dalle primarie, su questo è d'accordo, giusto?

Assolutamente sì, non sono mai state in dubbio. Lavoriamo per farle svolgere a giugno, sperando che la pandemia ce lo consenta. Le primarie rappresentano un momento importante e fondativo della coalizione, il momento in cui si trova, attraverso uno dei più alti passaggi di democrazia, una sintesi di posizioni diverse. Come Pd dovremo presentarci con un candidato all'altezza.

Uno solamente? In campo ci sono già Monica Cirinnà e Tobia Zevi che fanno parte del partito.

Figure assolutamente valide, ma che come accade potrebbero anche fermarsi durante la corsa. Se restano in corsa daranno il loro contributo al successo delle primarie. E loro, come tutti quelli che sono già in campo e che arriveranno, saranno poi utili, dal momento dopo la proclamazione del candidato sindaco per riconquistare la città.

Che perimetro di coalizione immagina?

Un coalizione ampia e con profili civici di sinistra, ma anche di centro, a farne parte. All'interno della coalizione il Pd, per dimensione e importanza, non può che costituire il partito perno. Spero ne possa far parte anche Calenda, nelle forme che lui e il suo movimento valuteranno più opportune: sarebbe una risorsa importante.

Non cita il Movimento Cinque Stelle. Lo considera fuori?

Siamo stati chiari, da tempo: se c'è in campo Virginia Raggi il Pd non potrà mai sedersi a parlare con il Movimento cinque stelle. E' una questione di serietà verso la nostra gente.

Letta però vuole dialogare e cementare l'alleanza a livello nazionale, partendo dalle prossime amministrative...

Ripeto, su Raggi la nostra posizione è nota. Anche Letta la conosce, ne abbiamo parlato quando ci ha chiesto del dossier Roma, d'altra parte è un nostro iscritto al circolo di Testaccio, dove vive, conosce il giudizio dei nostri elettori sulla Raggi.

E se Conte archiviasse la Raggi si può scegliere un candidato comune?

Io parlo solo delle cose in campo: ad oggi c'è Raggi e il Movimento l'appoggia. Se loro hanno i loro travagli non è giusto entrarci: a noi non deve interessare. Sarà comunque una corsa leale: non vedo i cinque stelle come nemici. Al secondo turno torneremo a parlarci e a trovare un accordo per battere le destre.

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