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INTERVISTA | Calenda: "Dico basta alle ideologie. A Roma servono buoni amministratori"

Parla il candidato sindaco di Azione. Il suo progetto civico, la voglia di cambiare Roma e la classe dirigente costruita in questi sei mesi: "Il tema non è solo quello di vincere, ma di vincere con una classe dirigente che poi consenta di cambiare la città"

"Mi scusi, sono ad Acilia adesso. Ci possiamo risentire tra poco?". Carlo Calenda è per strada. Una strada diversa rispetto a quella scelta dal centrosinistra, impegnato da ieri nella composizione della coalizione e nell'organizzazione delle primarie. Da sei mesi l'ex ministro invece, quando lo si contatta, è facile trovarlo in qualche quartiere romano. Studia e non solo sui libri. Ascolta e mette insieme. Informazioni e persone ed è così che sta costruendo il suo progetto per Roma. Del PD, del centrosinistra non vuol parlare, "perché le strade ormai sono divise". Così, quando riusciamo a parlarci, l'idea è quella di capire se fa davvero sul serio, se davvero crede di poter diventare sindaco di Roma senza un partito o una coalizione alle spalle. E come pensa di cambiare Roma.

Calenda, lei e la coalizione di centrosinistra avete preso due strade diverse. Dove dobbiamo collocare il suo progetto politico?

Il mio è un progetto civico che deve portare ad un rinnovamento della classe dirigente. Questo non significa che tutta la classe dirigente del Pd sia da buttare. E' però evidente che se Roma continua ad essere governata dai soliti Mancini, Astorre e Bettini e la Capitale non cambia. Se deve essere così, preferisco rischiare di non diventare sindaco ed per questo che io ai romani mi proporrò con un progetto totalmente civico. 

Quindi questo potrebbe significare pescare voti anche a destra?

Qui il tema sulle città non è ideologico, ma di amministrazione, di cose concrete. Bisogna affrontare la politica per quella che è, ovvero pragmastismo e arte di governo. Questo vale ancora di più a Roma dove si è perso il controllo dell'amministrazione. Io parlo con tutti, a destra, a sinistra, al centro. E parlo con loro delle cose che voglio fare e non del fatto che sono a destra di Tizio o a sinistra di Caio. In questo modo, con discorsi di questo tipo, in questi anni i romani sono stati presi in giro, con l'aggiunta di quelli che gridavano onestà onesta e poi abbiamo scoperto essere incapaci. 

Italia Viva ha scelto di sostenerla. Ha già incontrato il partito di Renzi per condividere il suo progetto per Roma?

Incontrerò tutte le forze politiche e civiche che vogliono partecipare al progetto, condividendo con loro il programma e la squadra che stiamo mettendo in campo. 

Ecco, a tal proposito ha detto di non voler solo diventare sindaco di Roma, ma di voler cambiare Roma. Questo, sempre secondo lei, è impossibile con la classe dirigente del PD romano attuale. Ci può parlare della classe dirigente con cui intende cambiare Roma?

Presenterò una lista civica seria con persone che hanno già amministrato o in municipi o all'interno di società. Saranno professionalità che verranno dal mondo dell'amministrazione della città. Questa classe dirigente, da quando sono in campo, sta lavorando municipio per municipio. Da sei mesi, mentre altri parlano d'altro, stiamo mettendo insieme queste persone e professionalità di alto profilo. Quattrocento persone: architetti, urbanisti, esperti del digitale e dell'innovazione. Tutti insieme stanno lavorando alla stesura dei programmi che stiamo presentando in queste settimane. Questi contributi sento di poter dire che hanno creato classe dirigente. Una spinta dal basso, dai municipi, dai territori, dall'amministrazione della città, da chi tocca con mano i problemi della città. 

Si tratta di giovani?

Azione è il partito che, secondo tutte le rilevazioni, suscita più fascino verso i giovani. Anche al nostro interno abbiamo un sacco di giovani. Io però non ne faccio una questione d'età perché penso che per governare situazioni complesse serva anche l'esperienza, quella che i romani chiamavano cursus honorum. E' ovvio che dipende anche di cosa ci si occupa: per il digitale l'età media si abbassa, sull'urbanistica abbiamo professori universitari nella squadra anche in là con gli anni. 

Tanti dicono: "Calenda non ha i voti". "In Puglia ha preso il 2%". I sondaggi la danno dietro Raggi, al candidato di centrosinistra e a quello di centrodestra. Come immagina di poter sovvertire il quadro?

Riportiamo innanzitutto la verità dei fatti. In Puglia non c'era il simbolo di Azione: quindi questa che viene messa in giro è una fake news. Ho dato indicazione di voto per Scalfarotto ed ha vinto Emiliano. La realtà dice che la Puglia sui vaccini è la regione messa peggio. Sui sondaggi, quello del Pd diffuso da Repubblica, mi dava in svantaggio ma comunque al 17%. L'unico sondaggio indipendente portato avanti dal professor D'Alimonte sul Sole 24 ore, dice che sono l'esponente politico verso cui i romani mostrano una maggior propensione di voto. Sempre nel sondaggio, io, Zingaretti e Bertolaso siamo a livello reputazionale al livello più alto.  

Quindi possiamo dire che si sente assolutamente in corsa?

Io a Roma i voti li prendo e ne sono certo. Ma il tema non è solo quello di vincere, ma quello di vincere con una classe dirigente che poi consenta di cambiare la città. Una classe dirigente civica, nel senso alto del termine, fatta di buoni amministratori. 

Immaginiamo un suo successo elettorale. Lei da sindaco difficilmente - me lo consetirà - avrà una maggioranza monocolore. Si ritroverà ad avere a che fare con la classe dirigente del vecchio PD per poter formare una giunta e poi per poter governare. Come farà?

La mia non è una condanna di tutta la classe dirigente romana. Io ho fatto anche nomi di personalità che prenderei subito nella mia giunta. Ho fatto i nomi di Estella Marino, Marta Leonori, Sabrina Alfonsi. Non mi interessa se sono del PD. Il punto è riuscire ad avere una forza tale che consenta di non sottostare a quella parte del PD o della destra che ha bloccato Roma. 

Poi però dovrà avere a che fare con un consiglio comunale con eletti del PD di Astorre, Mancini e Bettini. Come farà?

Certo, però è meglio arrivarci con il successo della mia lista che con i voti loro. Se si arriva con i voti loro è la volta buona che bloccano di nuovo tutto. 

Però poi dovrà trattarci per farsi votare gli atti...

Sarò sufficientemente forte per impormi e per far capire quello che serve a Roma. Ci sarà un sindaco che sarà forte del rapporto diretto con la cittadinanza.

Assessori solo tecnici o anche politici?

Servono persone che sappiano amministrare. Nessuna preclusione per i politici, anzi: penso ce ne siano tanti che sono anche buoni amministratori. Un professore universitario può avere enormi competenze, ma se non ha esperienza di amministrazione non si va da nessuna parte. 

Le fa paura la macchina amministrativa del Campidoglio?

Quando sono diventato ministro dello sviluppo economico tutti mi dicevano che la burocrazia mi avrebbe bloccato. Io ho fatto tutto quello che volevo fare. Bene o male è dipeso solo da me. Ci sono riuscito perché gestivo il ministero 14 ore al giorno, dai direttori generali avevo tutti i tutti i follow up. Questa è la parte della politica che più mi piace, gestire, far accadere le cose. I politici che danno la colpa alla burocrazia, quando la burocrazia dipende dai politici, la trovo una delle più grosse ipocrisie italiane. 

Parlando di rifiuti ha parlato di impianti e in qualche caso ha dato anche delle collocazioni. Le fa paura la sindrome nimby e le proteste dei residenti?

Sì ne ho paura. Ed è per quello che la collocazione degli impianti è da noi previstia in aree dove sono già presenti. Abbiamo previsto l'implementabilità degli impianti con due scenari: quello immediato e quello di prospettiva. Questo perché è chiaro che da subito non si va a regime. Inoltre si tratta di impianti che hanno un impatto bassissimo perché basati sull'economia circolare. 

Centro storico colpito dalla pandemia. Come intende rilanciarlo?

I turisti torneranno, ma il vecchio turismo non dà valore aggiunto. Bisogna lavorare lungo due direttrici: portare il turismo congressuale e quello che spende. Per entrambi è decisivo il ruolo del decoro urbano: se i turisti non li si fa vivere bene, difficilmente spenderanno, difficilmente torneranno. Ed è per questo quindi che il lavoro sul decoro è decisivo. 

Non c'è secondo lei anche una necessità di ripopolare il centro della città?

Io vivo a in centro ed è tutto un bed and breakfast. Roma non può diventare tutta un bed and breakfast. Con il governo Gentiloni abbiamo varato una norma che regolamenta le attività economiche che devono essere presenti nei centri storici della città ed è in questa direzione che intendo andare ponendo un limite alla trasformazione degli appartamenti in piccola accoglienza. Bisogna evitare che il centro si spopoli ulteriormente, perché il centro senza romani è un centro spoglio, brutto, senz'anima. 

Tra le persone che corrono per le primarie, chi vorrebbe con lei?

Caudo è una persona assolutamente capace. Tra i candidati mi sembra il più solido. 

Per chiudere, mi faccia fare fantapolitica: se il centrodestra, senza candidato, venisse da lei e le offrisse i proprio voti, lei cosa farebbe?

Mi sembra un'ipotesi improponibile perché conosco bene la classe politica dell'una e dell'altra parte. Quello che accadrà è che i partiti si lasceranno comandare dalle classi politiche locali e saranno loro a scegliere i candidati, con scelte al ribasso. Io quando sui social scrivo e spiego un passaggio del mio programma, spesso mi ritrovo gente che scrive: sono di destra ma condivido quello che dice. Sono di sinistra, ma condivido. Io rispondo sempre dicendo che se si condivide quello che dico non si deve specificare la propria appartenenza politica. La mia missione politica è spezzare questo meccanismo ideologico e far prevalere l'essere in grado di fare le cose. Perché ci si può dire di destra o di sinistra, ma se non si sa governare, amministrare, fare le cose, non serve a nulla. 
 

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