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Elezioni Comunali Roma 2021

INTERVISTA | Andrea Bernaudo, il liberista candidato sindaco: "Con me Roma volta pagina"

Un programma di sei punti su rifiuti, campi rom parchi e trasporti: dentro i termovalorizzatori sul modello Copenaghen e il Tevere Navigabile. “Basta con il Comune imprenditore monopolista”

“Dichiarare apertamente il fallimento della logica del comune-imprenditore” e togliere a Roma la nomea di “capitale del degrado”. Il tutto in modo indipendente. Nasce da questi due obiettivi la candidatura a sindaco di Andrea Bernaudo: presidente dei Liberisti Italiani, candidato no tax e pro partite Iva. “Liberiamo Roma” - lo slogan scelto per la campagna elettorale. Dai rifiuti ai campi rom, passando per parchi, urbanistica e trasporti: sono sei i punti del programma di Andrea Bernaudo e dei Liberisti Italiani per Roma. “Una ricetta che rivoluziona il paradigma amministrativo della gestione dei servizi pubblici a Roma; una ricetta, peraltro, estendibile a tutta la nazione: basta con il Comune imprenditore, per di più monopolista!”. RomaToday ha incontrato Andrea Bernaudo per saperne di più e per conoscere ambizioni, programmi e visione della città. 

Come è nata l’idea di candidarsi sindaco di Roma? C’è stata la volontà di portare in Campidoglio un progetto politico in prima persona o non avete trovato spazio e dialogo per entrare nella coalizione di centrodestra e fare così una proposta unitaria?

A fine settembre 2020 la direzione allargata del nostro movimento mi ha chiesto di presentare la lista di Liberisti Italiani e la mia candidatura a Sindaco di Roma con un programma di rottura rispetto al passato, basato sull’uscita della politica, dei partiti e delle forzature dei sindacati dalla gestione dei servizi pubblici. E di farlo in modo indipendente.  Il nostro obiettivo è dichiarare apertamente il fallimento della logica dello Stato imprenditore e qui a Roma del comune-imprenditore. Una logica balorda e antieconomica che ha fatto diventare l’Italia uno dei paesi più tartassati ed indebitati del mondo, e la sua Capitale la capitale del degrado. Con gravissimi danni alla nostra immagine internazionale, al tessuto economico, alle proprietà immobiliari, agli italiani e ai romani in particolare. Roma è l’emblema del fallimento dello statalismo, quindi per noi il campo di battaglia ideale. Il centrodestra ha scelto la linea della continuità statalista e del mantenimento dell’attuale assetto amministrativo basato sulle società municipalizzate di Roma Capitale. 

La candidatura di Michetti è arrivata sul fil di lana, il programma appena due settimane prima del voto quando quello dei competitor era già a disposizione dei romani e quindi degli elettori. Pensa che il centrodestra si sia perso in dinamiche interne alla coalizione e possa pagare alle urne questo ritardo? 

Ogni programma che ha più di 10/20 pagine è ovviamente una fregatura, roba che non legge mai nessuno. Noi abbiamo un programma in 6 punti, vogliamo chiudere i contratti di servizio con ATAC, come deciso dai romani col referendum, con AMA e fare le gare ad evidenza pubblica per l’assegnazione dei servizi. Tagliare con le tronchesi tutti i centri di costo di Roma Capitale e la sua miriade di società inutili, molte delle quali in dissesto finanziario. Un programma rivoluzionario, e per realizzarlo a pieno servono almeno 2 consigliature. Michetti ha detto che a Roma serve la banca pubblica, 6000 bigliettai da assumere in Atac, e che le municipalizzate non si toccano.  A noi questo è bastato, e credo basti anche ai romani, per comprendere che non è questa la destra che serve in Italia, ad avere in testa quelle idee bastano il PD ed i 5 stelle. 

Nel suo programma c’è un punto dedicato ad una delle grandi tematiche di Roma: quella dei rifiuti. La proposta è la costruzione di 4 termovalorizzatori nei quattro punti cardinali della città. È dunque d’accordo sul fatto che Roma debba chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno del proprio territorio senza pesare oltreconfini?

Ma certo! A furia di andare appresso alle chimere bacate green degli ambientalisti di casa nostra, dei grillini e della sinistra ci ritroviamo senza energia, col salasso nelle bollette, senza termovalorizzatori, con i cinghiali e la mondezza nelle strade.  Hanno sbagliato tutti a Roma, nessuno può ergersi a paladino di nulla.  A Copenaghen esiste un termovalorizzatore 4.0 ad impatto zero, che non emana alcun odore, che non inquina. Amico dei cittadini, un’attrazione turistica.  Fa risparmiare energia e soldi ai contribuenti.  Noi guardiamo a quel modello. Si devono chiudere i rapporti con Ama, organizzare cinque bandi per la raccolta con l’obbligo di interrare i cassonetti in isole ecologiche, e installare 4 termovalorizzatori sul modello di CopenHill. 

Sappiamo però che spesso Roma è stata ostaggio dei no e delle proteste dei territori. Come si convincono i cittadini di un quartiere, di un’area o di un quadrante ad accogliere un termovalorizzatore?

È ovvio a Roma siamo abituati ad impianti vetusti che emanavano miasmi insopportabili. Basta mostrare un documentario su queste nuove tecnologie, spiegare che questi impianti di nuova generazione non odorano, sono in grado anche di differenziare maggiormente i rifiuti, alleggerendo il cittadino, e di produrre energia che serve per azzerare la TARI. Vogliamo scommettere che i romani lo capiscono? 

Per quanto riguarda la Mobilità non c’è mai il riferimento a quella alternativa e sostenibile, come le piste ciclabili. Non la ritiene valida? E con la proposta di dotare Roma di parcheggi sotterranei non si rischia che, come per il piano PUP che fu di Alemanno, molti restino incompleti, inutilizzabili e degradati?

Le piste ciclabili sono una bellissima cosa, ma servono larghi marciapiedi, corsie aggiuntive a strade adeguate, un perfetto servizio pubblico del trasporto e una rete di parcheggi per chi si sposta per la città. A Roma prima di fare tutto questo si sono fatte le ciclabili e si è creato il caos in molti quartieri peggiorando, e non migliorando, la qualità della vita dei romani. I parcheggi si possono fare con bandi di gara, chiedendo pochi oneri economici e vincoli burocratici alle imprese private aggiudicatarie, e vincolando queste ultime alla manutenzione ed al decoro dell’area interessata e di quelle perimetrali, in cambio del business che portano avanti grazie ai garage a pagamento. 

Il Tevere navigabile è un progetto affascinante. Pensa sia davvero realizzabile e avete fatto una stima di tempistiche e costi?

Londra, Parigi, e tantissime altre capitali hanno il loro principale fiume navigabile e godibile dai residenti e dai turisti. A Roma si sono fatte solo chiacchiere ed il Tevere è diventato una specie di fogna. Una vergogna insopportabile! Siamo convinti che ci siano innumerevoli imprenditori disponibili ad investire sul nostro progetto, in cambio poi gestiranno il trasporto sul Tevere, gli spazi di ritrovo è tutto l’enorme business che darebbe la navigabilità del Tevere. Il problema non sarà trovare i fondi pubblici, arriveranno quelli delle libere imprese. Il tema vero è la volontà politica di farlo ed un progetto serio di realizzazione, noi lo abbiamo messo nel programma ed è già pronto per essere realizzato. 

I campi rom. Pensa che Raggi abbia fallito sulla questione? Eppure, è sempre stato un cavallo di battaglia oltre che un vanto, soprattutto sui social…Lei ne chiede la chiusura progressiva che però, se ho capito bene, consiste nella trasformazione dei campi in piazzole di sosta attrezzate in cui le famiglie possono stare per un massimo di tre mesi salvo ragioni scolastiche dei bambini. Non si rischia di sostenere i soliti costi esorbitanti senza raggiungere l’obiettivo dell’integrazione delle comunità rom e anzi relegandole sempre di più alla ghettizzazione? 

Assolutamente no. Le popolazioni nomadi per definizione e per cultura non sono e non debbono essere stanziali, se non per brevi periodi. Per cui l’organizzazione di aree tipo camping con acqua, corrente elettrica e servizi igienici sono una soluzione civile al problema che un’amministrazione deve mettere in campo e consentono la chiusura dei campi rom attuali, questi si veri ghetti, e una migliore convivenza con i cittadini romani residenti. 

Le lascio spazio per un appello finale. Perché i romani dovrebbero votare Andrea Bernaudo sindaco di Roma?

Per dare una spallata al “sistema Roma” per togliere la cappa di piombo statalista che ci sta asfissiando, per risvegliare l’orgoglio delle persone libere, che vogliono risolvere davvero alla radice i problemi della nostra Capitale. Noi ci rivolgiamo alle donne e agli uomini liberi, a chi non è impastato e colluso con l’attuale sistema di gestione parastatale dei servizi, che tanto male ha fatto a Roma, ma che ne sono vittime. A chi vuole voltare pagina.  I romani che vogliono un cambiamento con Liberisti Italiani hanno una grande occasione, devono coglierla e diventare protagonisti della rinascita di Roma, che non può essere realizzata da chi l’ha distrutta. 
 

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