Elezioni Comunali Roma 2021

INTERVISTA | Labbucci (SI): "LEU nella Capitale? Prima il percorso e poi il nome. Ecco cosa chiedo a Liberare Roma"

Apertura ma senza trionfalismi all’ipotesi di replicare nella capitale la lista di Liberi e Uguali che in passato ha anche “deluso”. E il Pd ha fatto alla Raggi “un’opposizione preconcetta”.

Non bisogna fare un feticcio né dello strumento delle primarie né del nome della lista, nonostante le aperture che importanti esponenti dell'area a sinistra del PD possano aver fatto. La priorità, ci ha spiegato Adriano Labbucci, segretario di Sinistra Italiana Roma, è quella di non disperdere le forze e battere la destra al ballottaggio. E sul suo partito, che negli ultimi anni a Roma si è indebolito ci dice che l'opposizione al governo Draghi sta marcando il punto di svolta. L'abbiamo intervistato per Roma Today. 

Segretario Labbucci, sia Piero Latino per Articolo1 che Stefano Fassina hanno detto: a Roma si riparte da Liberi e Uguali. La posizione di Sinistra Italiana su questo?

Io penso che il discorso delle forze progressiste che stiamo provando a costruire debba ruotare intorno a un'unica lista di sinistra, diversamente da quello che è successo alle ultime regionali in giro per l'Italia dove anche quando si stava in coalizione insieme c’erano più liste, il che rendeva tutto poco credibile, sia come influenza che come risultati. Il messaggio che vorremmo mandare da Roma è quello di una sola lista di sinistra all’interno della coalizione e per fare questo bisogna fare un processo politico con associazioni, comitati, tutti coloro i quali si ritengono di sinistra: la questione del nome viene alla fine, non viene all'inizio.  Non è che noi oggi possiamo dire: “Facciamo una lista di Leu”. Oggi noi di Sinistra Italiana diciamo: lavoriamo a un'unica grande lista di sinistra, come si chiamerà la decideremo tutti insieme; non è che qualcuno può decidere in anticipo che si fa la lista, che si chiama così e che gli altri dovrebbero venire in una lista con nome e simbolo già deciso. Così si rischia di dividere, non di unire.

Liberare Roma ha annunciato che sarà in campo con una sua lista. Crede che in questo modo si disperdano le forze?

Noi stiamo lavorando per una lista ampia che tenga dentro Articolo 1, Liberare Roma, Roma 2021, il Partito Socialista, altre forze come associazioni, comitati, percorsi sui territori. Se altri faranno scelte di autosufficienza ne prenderemo atto, mi auguro ovviamente di no. A Roma c'è un potenziale di una sinistra diffusa che non va sprecato.

Il campo di forze a cui riferirsi secondo lei è quello che sostenne il governo Conte 2, e dunque include un dialogo con il Movimento Cinque Stelle?

Io penso che noi dobbiamo saper interpretare il quadro che abbiamo davanti. All’ultima iniziativa che abbiamo lanciato come SI Roma erano presenti tutti gli esponenti delle forze del centrosinistra, movimenti di base, l’ex assessore Luca Bergamo e il consigliere Enrico Stefano. Abbiamo sempre affermato che bisogna costruire ponti non muri. C'è una parte dei 5 Stelle che guarda esplicitamente alla costruzione di un campo progressista e al di là della collocazione al primo turno vorrei far presente a tutti che l'avversario da battere a Roma è la destra.

Questo vuol dire che davanti a un candidato di destra a Roma potreste sostenere anche Virginia Raggi al ballottaggio?

Non mi sembra che siamo davanti a questo scenario. Le politiche che ha impostato la giunta Raggi sono andate ben oltre l’inesperienza che all’inizio della loro parentesi amministrativa il Movimento Cinque Stelle poteva rivendicare, se non altro come scusa. Oggi sappiamo che la giunta di Virginia Raggi ha fatto la sua parte nel favorire il declino della città: il problema, mi associo ai tanti che l’hanno sottolineato, è stata la totale mancanza di una visione strategica del ruolo di Roma.

Bisogna però ammettere che allo stesso tempo Sinistra Italiana ha perso parte della sua forza e del suo radicamento sui territori. Cosa vi è accaduto?

Ci sono stati indubbiamente dei problemi. Non sono molti i partiti che possono vantare di essersi scissi al momento del congresso fondativo; abbiamo poi investito sull’esperienza di Liberi e Uguali che ha avuto percentuali deludenti. Poi l'esperienza fallimentare della lista alle europee. Pur in questo quadro di difficoltà siamo la federazione con più iscritti in Italia. Oggi ci ripresentiamo rinforzati, con una nuova organizzazione, giovani che stanno entrando; il tesseramento sta premiando la scelta di non sostenere il governo di Mario Draghi. Sinistra Italiana c’è.

Sarete dunque presenti alle primarie, se si terranno, con vostri candidati sui territori?

Noi non mitizziamo le primarie, sono uno strumento e bisogna vedere se serve. Abbiamo partecipato volentieri al tavolo della coalizione, finché si è tenuto; poi l’abbiamo visto arenarsi essenzialmente per una responsabilità del Partito Democratico.

Un suo giudizio, a questo proposito, sulla qualità dell’opposizione a Virginia Raggi.

Nel voto che ha portato il Movimento Cinque Stelle al Campidoglio c’era molto e molta contraddittorietà; c’era anche molta sinistra e lo dimostra il fatto che i cosiddetti “ribelli” dei Cinque Stelle, quando escono dalla maggioranza, non vanno automaticamente a destra. Di questo bisognava e bisogna tenere conto. Quel voto andava interpretato e con Stefano Fassina in questi anni abbiamo cercato di incalzare i Cinque Stelle sempre nel merito, facendone saltare le contraddizioni sui temi specifici. Mi è dispiaciuto invece vedere da parte del Partito Democratico, soprattutto in una prima fase, una opposizione fatta di preconcetto, come se al PD fosse stata sottratta una città di cui si riteneva inevitabile depositario. Sono atteggiamenti, questi, che si pagano. 

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