Sabato, 24 Luglio 2021
Elezioni Comunali Roma 2021

Primarie del centrosinistra, l’intervista a Tobia Zevi

Colloquio con l’attivista e ricercatore, candidato ai gazebo per la scelta del sindaco: “Chiedo alle tv nazionali di trasmettere un confronto”

Tobia Zevi, 38 anni, indipendente, dal 2015 ha lavorato al Ministero degli Affari Esteri e collabora con l’Istituto di Studi di Politica Internazionale. Cresciuto nella comunità ebraica di Roma, ha un passato da militante nel Partito Democratico. Ha collaborato con giornali e testate fra cui l’Huffington Post e il Moked e oggi è candidato alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco. Lo abbiamo intervistato.

Zevi, come procede la sua campagna?

La campagna molto bene, personalmente giro tantissimo come ho sempre fatto e come sto anche facendo in questa settimana. Prediligo esercizi pubblici come bar, ristoranti, punti vendita legati al food, aziende e mercati; le persone che contatto hanno una reazione positiva, il vero limite è che sanno poco di queste primarie. L'ultima settimana dobbiamo farli appassionare. Penso che sia giusto fare un appello ai media perché trasmettano un dibattito sulle tv nazionali. Chiedo a una televisione come la Rai o Sky, e a tutti i giornali che hanno un ruolo a Roma, ovvero Repubblica, Corriere, Messaggero e Tempo: perché nella prossima settimana non organizzano un dibattito pubblico fra candidati in diretta nazionale? Ci dobbiamo essere dove ci siamo tutti e sette, sarebbe importante.

Crede che il comitato organizzatore dovrebbe investire in comunicazione, anche stampando manifesti?

 Il comitato organizzatore dovrebbe investire su tutto, le primarie fanno del bene alla città e dobbiamo spenderci il più possibile. Io i manifesti li ho fatti per conto mio, e oggi ci ho scritto “Vieni a votare alle primarie” molto più che “Vota Zevi”, che è più piccolo.

Si leggono sui giornali molti casi di “malamovida”; la politica per la night life è qualificante nella sua piattaforma. Ce ne parli.

Io penso che quello che si sta leggendo sui giornali ci faccia capire che la nostra proposta per “il sindaco della notte” sia la soluzione più opportuna. Noi non possiamo interpretare le situazioni solo come un problema di ordine pubblico: i temi dell’economia, della cultura, e dei servizi devono essere coordinati da una figura, da un comitato che si occupi di gestire organicamente tutte le sfide notturne. Questo ci consentirebbe di aumentare l'indotto romano di svariate centinaia di milioni di euro. Fermo restando che sicurezza e la tranquillità dei cittadini vanno garantite.

Appunto, nel breve periodo i residenti chiedono però tranquillità. E questo, per la coalizione di centrodestra, è abbastanza per rivendicare la priorità dell’azione delle forze dell’ordine. Hanno torto?

E’ che io non credo che sia una questione solo di sicurezza. Le ragazze e i ragazzi che fanno risse o vediamo avere comportamenti folli sono i nostri figli dopo un anno e mezzo di reclusione forzata. Noi non possiamo a questo punto criminalizzare una generazione, dobbiamo gestire la situazione certamente dal punto di vista della sicurezza evitando episodi inquietanti e drammatici, dall'altro però bisogna porsi il tema di favorire un rientro nella vita sociale, culturale e creativa dei giovani romani. Dobbiamo evitare che l’energia compressa di questi giovani diventi una bomba.

Non ha aiutato la chiusura sistematica di molti spazi sociali, mi viene in mente il Rialto in una zona a lei molto cara, o l’Angelo Mai, o il Circolo degli artisti, e si potrebbe continuare.

Il tema è importante e riguardo gli spazi pubblici e le occupazioni si deve fare un ragionamento su tre livelli. C'è un enorme bisogno di questi luoghi ed è assurdo che questa città non favorisca la creatività avendo a disposizione uno sterminato patrimonio. Occorre prima di tutto la mappatura del patrimonio pubblico disponibile e indisponibile: se il comune di Roma non sa di cosa dispone, non può fare scelte intelligenti. Se tu procedi per iniziative singole ed estemporanee, in alcuni casi tragicamente sbagliate, non saprai fare mai un progetto organico. Riguardo alle occupazioni sento poi troppa demagogia. Se esiste una occupazione di uno spazio pubblico che esprime un interesse sociale, il pubblico può decidere di regolarizzare quella posizione; se c'è un'occupazione di uno stabile privato, io credo che il diritto del privato alla sua proprietà vada tutelato. Il pubblico può a quel punto pagare l'affitto o trovare un altro spazio per gli occupanti. Non è possibile però che per sopperire a carenze della pubblica amministrazione ci rimetta un privato.

A proposito di privati, immobiliare e di valori, nel centro qualcosa si inizia a intravedere. Apre il nuovo Apple store, ad esempio. Cosa accade?

Io penso che in questi anni, siccome Roma è stata male amministrata, la città si è deprezzata. Ce lo dicono le ricerche. Questo ha delle conseguenze sociali drammatiche. Mentre Milano è satura, altre città europee sono sature, noi siamo felici di avere immobili disponibili a basso valore; ma il movente per cui si innescano fenomeni di sviluppo non va bene, il dispositivo reale dovrebbe essere che Roma sa offrire cose che altri non offrono. Come sempre, se compri sottocosto, avrai un servizio sottocosto. Io credo invece che Roma possa essere, per una serie di circostanze, un grande polo di attrazione: abbiamo proposto tre numeri. +20% di pil in cinque anni, + 10% di occupazione giovanile + 5% di occupazione generale in cinque anni. Faremo questo puntando su tre grandi capitoli: la creatività, ovvero l’economia della conoscenza; il green e l’ecosostenibilità, e l'inclusione, ovvero i diritti e la cultura dell'accoglienza. Se attiviamo questi tre pilastri i grandi gruppi economici torneranno a investire.

Può avere un ruolo anche il sindaco. Ricordo che Ignazio Marino andava in giro per il mondo a trovare sponsor per i grandi restauri dei monumenti e veniva assai criticato.

Ovviamente sì, questo può funzionare, ma io la vedo un po' diversamente. Un sindaco bravo cerca mecenati e in questo non c'è niente di male, però qui il meccanismo che va attivato è un po' più ambizioso. Si devono attivare degli interessi economici in un sistema produttivo non trovando soggetti di buon cuore ma perché si dimostra che è la cosa più conveniente da fare. Il mecenatismo deve essere un di più ma non può essere la soluzione strutturale. Roma ha un pil di 100 miliardi di euro l'anno, è superiore al Pil dell'Ungheria. Parliamo di miliardi di euro di investimenti che possono entrare in un circolo virtuoso con progetti di edilizia verde, sostenibilità, rigenerazione urbana, conoscenza.

Questa è la sua particolare attenzione alla parola d’ordine di "Roma, città globale". Cosa si intende?

Roma come città globale significa valorizzare il potenziale della nostra città, che è capitale mondiale della cultura, del cattolicesimo ed è dunque una capitale spirituale, è poi al centro del mediterraneo. Ha accademie, università, ricchezza diffusa. Negli ultimi anni invece abbiamo abbandonato questi poli di valore alla sciatteria.   
 

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