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Gualtieri ora può fare il sindaco di Roma: l'ex ministro è il "nome forte" che cercava il Pd

Il nome dell'ex ministro unisce le correnti. La sua "discesa in campo", secondo quanto si apprende, non escluderebbe le primarie. C'è il nodo Italia Viva: forte è infatti la tentazione di mettere i renziani alla porta del progetto romano

Alla lettura ufficiale della lista dei ministri del nuovo governo Draghi tra i dem della Capitale c'è stato un sospiro di sollievo. Già, perché dall'avvio della crisi era maturata una certezza: Roberto Gualtieri sarebbe l'uomo ideale per fare il sindaco di Roma. Più di Conte che ipotesi concreta non è stato mai. L'ex ministro dell'economia rappresenta quell'alto profilo, quel nome forte, da tempo ricercato dalla segreteria Zingaretti. Da un anno si susseguono nomi e rifiuti, Enrico Letta e David Sassoli su tutti. Quello di Gualtieri era spuntato un anno fa, ma a tutti era sembrata più una sparata che un'ipotesi concreta. Ora però il 55enne è "solo" un deputato e non è più solo una suggestione, ma una pista assai praticabile per le prossime comunali.

Il telefono squilla

Le persone a lui vicine, interpellate da RomaToday, dispensano silenzi, accompagnati da sorrisi che raccontano l'ineluttabilità del momento. Lui, a differenza dell'ex Premier, non parla, ma il suo telefono squilla a ripetizione, come conferma chi quotidianamente lo affianca e le telefonate hanno tutte lo stesso argomento: "Per Roma saresti perfetto".

Le correnti del Pd

Attorno a lui sembra coagularsi il consenso di tutte le anime del partito romano, solitamente più diviso che a livello nazionale. Uomo vicino a Claudio Mancini, espressione di una delle correnti romane di maggior peso, Roberto Gualtieri raccoglie il gradimento tanto degli zingarettiani quanto di area dem di Franceschini, ovvero di coloro che reggono la segreteria nazionale. A livello locale rinforzo importante è dato appunto dalla corrente di Mancini, per un blocco forte che tiene oggi il partito romano sotto la guida di Andrea Casu. E anche i gruppi al momento meno rappresentativi sembrano pronti a convergere sul nome di Gualtieri. 

Le primarie 

Un nome forte che si andrebbe ad affiancare a quelli già in campo e pronti per le primarie. Monica Cirinnà, Giovanni Caudo, Amedeo Ciaccheri, Tobia Zevi, Paolo Ciani, da tempo sono in corsa con le rispettive proposte politiche. Con loro anche Carlo Calenda, mai però davvero convinto delle consultazioni primarie. Cosa accadrà se Gualtieri scendesse davvero in campo? Chi è vicino all'ex ministro sostiene che lui vorrebbe comunque un passaggio dalle primarie, per ottenere quella benedizione della base senza la quale verrebbe visto e raccontato come uomo calato dall'alto.

Primarie importanti anche per dare un perimetro alla coalizione e per andare poi a sintetizzare le idee che comporranno il programma. Primarie viste infine come necessarie per iniziare a ricucire con le periferie, considerate oggi come il maggior ostacolo per la riconquista del Campidoglio. Se infatti nei municipi più centrali (I, II, XII, III, VIII, ndr) Gualtieri ha già dimostrato di saper intercettare consensi (vedi le suppletive dello scorso anno alla camera), in periferia la questione si fa più difficile. Necessario è quindi aprirsi il più possibile, non escludere nessuno e aggregare tutte le forze che possono contribuire al nuovo progetto. E le primarie, anche laddove fossero virtuali, vengono considerate in tal senso un passaggio importante. 

Italia Viva

C'è, parlando di coalizione, un tema che più di un dem sta lentamente iniziando a porre. Cosa fare con Italia Viva? A Roma il partito di Renzi non ha mai affrontato una tornata elettorale e non si sa quindi che peso possa avere. I sondaggi lo danno tra il 2 e il 3% e anche per questo nel partito democratico è forte la tentazione di chiudere le porte della coalizione ai renziani. Da questo punto di vista è emblematico quanto sta avvenendo nel III municipio dove il Pd ha "suggerito", neanche troppo velatamente, a Caudo un rimpasto di giunta, con la cacciata della Leoncini di Italia Viva, partito giudicato inaffidabile.

Un messaggio, quello partito da Montesacro, che vuole arrivare a tutti i renziani di Roma e che suona più o meno così: "Possiamo fare a meno di voi". A tenere dentro quelli di Italia Viva c'è però la spinta di alcuni ex renziani rimasti nel Pd e di una parte di areadem, correnti più centriste che si oppongono ad un eccessivo spostamento a sinistra della coalizione e che soprattutto non vogliono lasciare troppe candidature per le presidenze di municipio a zingarettiani e manciniani.

Il M5s

C'è poi il tema M5s. Il Pd a Roma non appoggerà mai Virginia Raggi. Il concetto è stato ribadito da più esponenti dem in modi che vanno dal gentile al brusco. Con l'attuale prima cittadina che non sembra intenzionata a fare un passo indietro, nonostante le evidenti divisioni sul suo nome nel suo partito, la strada per l'alleanza giallorossa è quella di una divisione al primo turno per poi convergere insieme al secondo contro il candidato di centrodestra. Il nome di Gualtieri in questo senso potrebbe spingere molti grillini con il mal di pancia verso Raggi a votare per l'ala rossa del governo contiano, attuando un voto disgiunto che annullerebbe quasi del tutto le chances di Virginia Raggi. 
 

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