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Venerdì, 30 Settembre 2022
Elezioni Comunali Roma 2021

Giuseppe De Marzo (Rete dei Numeri Pari): “Cinque parole chiave per i candidati che vogliono la Roma della giustizia sociale”

Intervista al coordinatore nazionale della Rete dei Numeri Pari, network che mette insieme circa 600 realtà in tutta Italia

Giuseppe De Marzo, economista e scrittore, è uno storico attivista nel mondo della lotta per le disuguaglianze sociali; parte del Genova Social Forum, oggi è responsabile nazionale per le politiche sociali di Libera – Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie. Con don Ciotti è stato protagonista della campagna contro la povertà "Miseria Ladra", lanciata nel 2013, tale iniziativa si è evoluta quattro anni fa nella Rete dei Numeri Pari, che a Roma mette insieme 104 realtà che si occupano di mutualismo, giustizia sociale e ambientale e contrasto alle disuguaglianze ed alle mafie. Recentemente è stato al centro di una piccola querelle: ha parlato all’evento di lancio di Roma Futura, la lista animata dal presidente del III Municipio Giovanni Caudo e fonti della lista hanno riferito a Roma Today che a sostegno del progetto dell'urbanista-minisindaco "la Rete c'è"; in una nota, la Rete dei Numeri Pari ha però fatto presente che a livello di organizzazione, nessun candidato è appoggiato e nessun esponente è candidato.

Giuseppe, partiamo da qui così ci leviamo il dubbio. Quale il senso della sua presenza a Largo Venue?

Il giornalismo inevitabilmente tende alle semplificazioni, sarebbe strano se così non fosse ma si rischia di non garantire una buona informazione. Provo a illustrare un quadro più complesso. Sono andato all’evento di Giovanni Caudo perché sono stato invitato ed è nostra responsabilità andare dove ci chiedono di portare i nostri punti di vista; noi siamo trasparenti, orizzontali e siamo molto contenti quando ci invitano, meno male! Sarei andato, come sono spesso andato, da Sinistra Italiana, dal PD e da altri. L’ufficio stampa della Rete ha correttamente detto che noi non appoggiamo nessun candidato, perché nessuno, a partire dal sottoscritto, può pensare di utilizzare la Rete Numeri Pari per una campagna elettorale. Le dico di più: siamo stati invitati al tavolo di coalizione sulle primarie, dove ci chiesero di partecipare; noi discutemmo internamente e l’assemblea del nodo romano mi mandò lì a dire “grazie, ma non ci interessa, discuteremo eventualmente di temi e proposte con tutti quando ci chiamerete”. Questo è il primo livello; poi con grande onestà devo dire: in quattro anni di solitudine, di attacchi ai diritti sociali, sindacali e delle donne, di difficile lotta alle mafie e di conflittualità, nei quartieri dominati da destre eversive in cui siamo stati lasciati soli mentre alcuni di noi rischiano e di brutto, chi si vedeva per le strade? Abbiamo incontrato solo Stefano Fassina, Giovanni Caudo, Marta Bonafoni, più tardi Antongiulio Pelonzi e Agnese Catini. Con Virginia Raggi abbiamo parlato all’inizio, le abbiamo chiesto tre cose: niente sgomberi, regolamento e forum sui beni confiscati, più fondi e coprogettazione per i servizi e le politiche sociali. Lei ci ha detto: “Come no, ci mancherebbe” e poi è stata deludente su tutti e tre i fronti. Dunque, sono veri i diversi piani: la Rete non esprime candidati, noi andiamo dove veniamo invitati e con Giovanni Caudo c’è un rapporto costruito negli anni. Questo non significa che non ci possano essere candidati che vengano dai nostri mondi, anzi, è probabile e per certi versi auspicabile; ma sono scelte personali che non impegnano 104 realtà e tutta la Rete dei Numeri Pari.

Nel suo intervento ha parlato di “welfare mafioso” che ormai spadroneggerebbe a Roma. Ci spieghi a che punto siamo.

Siamo ormai in tanti a parlare di “welfare sostitutivo mafioso”. L’aumento di disuguaglianze e povertà causato da politiche economiche e sociali sbagliate, bassi investimenti e mancata riforma del nostro sistema di welfare hanno favorito mafie e corruzione. In questo contesto la criminalità organizzata garantisce reddito e sostegno, fornendo un'attenzione alla sicurezza sociale che nessuno di noi è in grado di assicurare. E' un modello anche più articolato di quello tradizionale perché a Roma manca la percezione del potere della criminalità organizzata. Al meridione negli ultimi anni è maturata più consapevolezza e molti anticorpi sociali. Nella Capitale di quanto forte sia diventato il fenomeno mafioso (sono 94 i clan e 100 le piazze dello spaccio) non c'è ancora percezione e la forza vera delle mafie sta fuori dalle cosche: nelle convergenze, nella zona grigia, nel familismo amorale, nel patriarcato che legittima la cultura mafiosa, nel rifiuto delle regole e nella deresponsabilizzazione, nell'abbandono delle istituzioni e nella richiesta dell’uomo forte, nella povertà culturale e relazionale, nell’insofferenza per la democrazia. Un esempio: nella città eterna ci sono 134mila giovani che non lavorano, non sono in formazione e non seguono percorsi professionalizzanti; se io nasco nelle periferie, che per noi sono zone prioritarie di intervento, quale pensate che possa essere il mio futuro? Cosa ne è di quei ragazzi se non interveniamo noi?  Le mafie sono forti quando la politica è debole, Luigi Ciotti lo dice sempre.

Ha anche affermato che “a Roma serve più pubblico”. Che si intende?

Sono economista e faccio presente che non esiste nessuna teoria che dimostri che privatizzare migliori democrazia, output e risultati. Anzi, è provato il contrario. Il problema è che oggi quasi tutte le forze politiche continuano a seguire le ricette del modello economico neoliberista che vede nel privato, nell’impresa e nella crescita economica infinita l’unica strada del cambiamento. Peccato che sia stato proprio il modello liberista a provocare la crisi economica, sociale, ambientale, climatica e sanitaria planetaria. La democrazia funziona quando i diritti sono esigibili, le responsabilità chiare e la partecipazione alla politica condivisa da tanti. A Roma invece sono esplose le disuguaglianze e si sono cristallizzate le rendite, allontanando i cittadini dalla partecipazione. Lasciatemi dire che siamo drammaticamente preoccupati e che serve una visione politica e della città che sappia essere all’altezza della sfida che abbiamo davanti. Oggi ai partiti invece mancano le idee per uscire dalla crisi, latitano proposte e visione d’insieme. Fortunatamente in questo vuoto spesso sono i cittadini, le reti sociali, le associazioni a impegnarsi da soli a difendere il pubblico ed il bene comune. Questa è la strada, anche noi cittadini dobbiamo fare la nostra parte: senza false retoriche e ipocrisie, per sconfiggere disuguaglianze, mafie e ingiustizie ambientali tutti dobbiamo partecipare e impegnarci di più. Nel nostro piccolo, negli ultimi 14 mesi la Rete dei Numeri Pari ha attivato strumenti di mutualismo e cooperazione: mense, laboratori formativi, dentista popolare, sportelli psicologici, accoglienza diffusa, raccolta di tablet e pc, ecc... Per questo siamo la prima realtà europea attenzionata da un progetto di studio triennale del Gran Sasso Science Institute, che studia insieme al Forum Disuguaglianze e Diversità di Fabrizio Barca come sia stato possibile attraverso forme di solidarietà e mutualismo per molte nostre realtà sociali sostenere i diritti di migliaia di persone. E ringrazio voi di Roma Today che avete sempre raccontato le attività che molti di noi portano avanti.

Lei è uno dei principali esperti italiani di ecologia integrale, un tema molto caro anche al Pontefice. Metta insieme alcune parole chiave come Roma Agricola, verde pubblico, mare, fiume, sostenibilità ambientale…

Sono tutti temi chiave. L’unica maniera che abbiamo per sconfiggere la povertà, creare lavoro e garantire la salute e la partecipazione è promuovere giustizia ambientale ed ecologica: se non facciamo giustizia alla Terra non potremo farla agli umani. Anche i processi di alterazione e diffusione delle nuove patologie come il Covid-19 sono conseguenza diretta del collasso climatico e della riduzione della biodiversità. Lo sviluppo lo possiamo fare solo dentro i limiti imposti dal pianeta, rispettando le sue capacità di autorigenerazione e autorganizzazione. Non averlo fatto a causa del modello liberista ha prodotto la crisi di sistema sotto i nostri occhi. Questo significa investire nella riconversione ecologica delle attività produttive e della filiera energetica, prima che sia troppo tardi! Il terzo rapporto sul clima dell’IPCC è devastante; sono sicuro che da entrambe le parti di questa telefonata fa caldissimo, in Italia perdiamo ogni secondo 2 metri quadrati di suolo e la temperatura aumenta il doppio rispetto alla media globale. Ma Roma è il più grande comune agricolo d'Europa: possiamo allora ripensare la nostra urbanistica e i trasporti, riconvertendo le attività produttive per creare lavoro buono e strutturale. Per questo con la Rete stiamo lavorando sui fondi del PNRR su Roma: è l’Europa stessa a dirci che i cittadini hanno il diritto e la responsabilità di sapere come verranno usati. Il Campidoglio deve coprogettare e coprogrammare le azioni con i corpi intermedi ed è la normativa europea a dircelo. Se metteremo al centro dell’agenda politica gli interessi pubblici e li portiamo avanti grazie a forme di democrazia comunitaria, ci orienteremo naturalmente verso l'ecologia integrale, perché solo la cooperazione e la solidarietà massimizzano il risultato per una comunità. Non certo la competizione e l’individualismo.

Tre parole chiave per tutti i candidati alle elezioni di ottobre.

Facciamo cinque: politiche sociali, accoglienza, lavoro, lotta alle mafie e diritto all’abitare. Orientiamo investimenti e sforzi: abbiamo bisogno di una riconversione culturale per attivare la riconversione ecologica, se le nostre azioni non le spieghiamo includendo i cittadini e se la politica si rifiuta di mettere al centro l’impegno e le proposte già presenti delle reti sociali sul territorio, le idee non attecchiranno e sarà difficile metterle in pratica. 

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