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Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri (foto Ansa)

Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri (foto Ansa)

Dalla crisi il nome del candidato sindaco giallorosso: Gualtieri o Conte per salvare l'alleanza Pd-M5s

C'è già chi pensa alle elezioni romane per tornare a suggellare l'accordo giallorosso. Così nel totonomi ora spunta anche l'ex premier

Da palazzo Chigi a palazzo Senatorio il passo, chissà, potrebbe essere breve. L'ex premier Giuseppe Conte candidato sindaco di Roma? Poco più di una suggestione circolante tra gli addetti ai lavori, almeno per il momento, ma con la caduta del governo giallorosso certo il suo nome, tanto apprezzato da grillini e democratici, si libera. E si libera anche quello dell'ex ministero dell'Economia Roberto Gualtieri, entrambi adatti non solo a occupare il ruolo di candidato al Campidoglio, promettendo almeno sulla carta un buon consenso elettorale, ma anche a suggellare nuovamente quell'alleanza M5s-Pd naufragata con la fine del Conte bis. Capiamo meglio. 

L'opinione - Conte sindaco di Roma, suggestione o realtà?

Come salvare l'alleanza M5s-Pd

Il tramonto dell'esecutivo guidato da Giuseppe Conte manda i frantumi quel fronte progressista messo faticosamente insieme ad agosto 2019 per fermare la Lega di Matteo Salvini. Tenuto coeso a stento tra scetticismi e difficoltà nel far coincidere le rispettive visioni politiche, specie nel bel mezzo di una pandemia mondiale, si è trasformato nel tempo, almeno nella narrazione di una buona fetta di sinistra, nell'unico baluardo possibile per fermare i sovranisti. E ora in diversi vorrebbero tentare di non dissipare lo sforzo fatto, trovando il modo di ripetere lo schema.  

Primo fra tutti a sostenere l'alleanza, ancora oggi e a gran voce, è l'ideologo del Partito democratico nonché deus ex machina del governo dimissionario, il dirigente romano Goffredo Bettini. In una recente intervista rilasciata a The Post International ha proprio invitato a "non buttare a mare il solo schema politico che può battere la destra". Dello stesso avviso anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti. Già, e dove far resuscitare lo schema morto a palazzo Chigi se non a Roma con Giuseppe Conte candidato sindaco? 

Perché a Conte potrebbe convenire una candidatura a Roma

Nella Capitale si vota a giugno, massimo a ottobre per ragioni eventualmente legate alla pandemia di coronavirus. Certamente, salvo sorprese, prima delle prossime politiche. Il tempo trascorso non avrà fatto dimenticare al Paese il volto del professore di diritto privato prestato alla politica ma nella politica da subito a suo agio. Potrà ancora contare su un certo consenso nella popolazione. Una figura dall'appeal politico certo superiore a quello di tanti esponenti di centrosinistra mediamente conosciuti che si sono fatti avanti in questi mesi proponendosi come candidati a eventuali elezioni primarie. 

Roma poi è di fatto il centro urbano di maggior peso tra quelli chiamati alle urne. Quello che più di altri potrà godere almeno sulla carta dei fondi in arrivo dall'Europa con il recovery plan e di grandi eventi in programma, dal Giubileo 2025 all'Expo 2030. Insomma, potenzialmente una grande vetrina per l'ormai ex premier, che potrebbe così mantenere una posizione centrale sulla scena politica italiana, pronto chissà un giorno a tornare a occupare un posto di rilievo anche a livello nazionale.  

Roberto Gualtieri, altro nome "liberato" dalla fine del Conte bis

L'altro nome papabile e ora libero dai pressanti impegni di palazzo Chigi è poi quello di Roberto Gualtieri. L'ex ministro dell'Economia, professore di Storia, romano, già testato alle elezioni suppletive nel sicuro collegio di Roma Centro, dove trionfò con il 62,2% dei voti, è da sempre nella rosa dei preferiti del segretario Zingaretti. Insieme a quello del presidente del Parlamento europeo David Sassoli, emerge ormai da mesi nel totonomi dei possibili candidati. Senza dimenticare la sua vicinanza alla corrente dem di Claudio Mancini, parlamentare e tesoriere del partito romano, molto influente nella Capitale. 

Entrambi i fuoriusciti da palazzo Chigi risolverebbero finalmente l'empasse che tiene bloccato da mesi il centrosinistra nella scelta di un nome valido per l'appuntamento elettorale. Per mesi i vertici del Nazareno hanno cercato invano di portare a dama una trattativa con il M5s per un accordo su un nome comune. Ma la discesa in campo lo scorso agosto della sindaca Virginia Raggi, pronta al bis, ha di fatto rotto le uova nel paniere. Per il Pd appoggiare Raggi è mediaticamente impossibile dopo cinque anni di opposizione alle sue politiche. Altri nomi, vedi quello del leader di Azione Carlo Calenda, non avrebbero mai trovato l'assenso dei pentastellati. Se invece i volti fossero davvero quelli di Conte o Gualtieri il quadro cambia non poco. E la stessa corsa di Raggi potrebbe facilmente tramontare o essere relegata a candidatura civica o a quel che rimarrà, dopo la crisi, del Movimento Cinque Stelle.

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