INTERVISTA | La sfida di Federico Lobuono e de La Giovane Roma: "Vi racconto la mia Capitale"

È il più giovane candidato sindaco della storia di Roma. Dove vive, come si muove, i suoi luoghi preferiti in città e i primi tre provvedimenti che sogna da sindaco. Il racconto a RomaToday

Federico Lobuono

Poco male se non è la città dove è nato. Quella per Roma è una vera passione. Prende i mezzi pubblici ma preferisce i monopattini, anche perché gli autobus "non stanno messi bene". Il suo luogo del cuore? Il Gianicolo. Ammira Giuseppe Conte "per come ha gestito l'emergenza Covid" e non rinnega il percorso fatto vicino a Matteo Renzi. A Virginia Raggi riconosce un merito: lo sgombero dei Casamonica. Leader de La Giovane Roma, Federico Lobuono parte dalla Capitale e si candida sindaco alle amministrative del 2021. Il più giovane di tutti i tempi. Classe 2000, nato a Lecce ma cresciuto a Bari, trapiantato a Roma e vissuto tra il Pigneto e Monti. Ha già fatto politica prima col Pd poi con Italia Viva ma ora ha scelto un suo percorso che dalla forma partito vorrebbe distanziarsi. Oggi in conferenza stampa presenterà la sua lista civica, che a breve diventerà ufficialmente associazione. 

Lei ha solo 20 anni ed è il primo ufficiale candidato sindaco alle comunali. Come le è venuto in mente?

L'idea non è stata mia a dire il vero. Eravamo in un ristorante in centro, un posto dove andiamo spesso perché si mangia molto a prezzi buoni, parlavamo di referendum, di elezioni regionali. Era inizio agosto. A un certo punto affrontiamo anche la questione amministrative e Simone, un amico e membro del nostro gruppo politico, mi fa: perché non ti candidi tu? Abbiamo cominciato a studiare le cose, come funziona la raccolta firme, la questione candidati, le tematiche di competenza comunale, e siamo partiti. Sono iscritto al secondo anno di università ma non ho mai studiato tanto come in queste settimane. 

Ha già una squadra di candidati?

Siamo partiti da un gruppo di 30 ragazzi e in pochissimo siamo già a 200 candidature tra staff e candidati consiglieri. Ci stanno scrivendo da altre parti d'Italia gruppi di giovani che vogliono imitare il nostro esperimento. Stiamo studiando la possibilità di creare una rete di liste di realtà giovanili in tutta Italia. Intanto a metà ottobre faremo la nostra prima grande assemblea generale degli iscritti. Poi andremo in tutte le scuole della città per organizzare una grande manifestazione. Vogliamo tornare a fare politica nelle piazze, porta a porta, cosa che la politica di oggi ha smesso di fare. 

In questa ipotetica rete di realtà giovanili cosa vi unisce a parte il dato anagrafico?

Anche e soprattutto l'essere aperti al confronto, al dialogo, a mettere in piedi un progetto politico che non sia soltanto nostro, lontani da scatole chiuse quali sono diventati nel tempo i partiti. 

Lei però ha cominciato con i partiti...

Sì è vero, non rinnego il passato assolutamente. Sono stato iscritto al Partito democratico prima e poi a Italia Viva, anche se non ho mai ricoperto nessun incarico, volevo impegnarmi per la cosa pubblica. Me ne sono andato quando ho capito che il partito non ti dà la libertà di coinvolgere altri, di allargare gli orizzonti del confronto. Per fare un esempio: mi piacerebbe incontrare a breve Morassut (il deputato del Pd Roberto Morassut, ndr) e lavorare insieme all'idea di un referendum per i poteri speciali per Roma, il sottosegretario Gianpaolo Manzella per i temi delle start up, o il ministro Spadafora (titolare alle politiche giovanile, ndr), del M5s, Alessandra Todde, sottosegretaria al Mise, non importa se provengano da schieramenti politici diversi. 

Si confronterebbe anche con Matteo Salvini?

Parliamo con tutti, con chiunque rientri tra le forze politiche dell'arco parlamentare quindi allineate ai principi della nostra Costituzione. 

Tre proposte chiave per Roma. 

Teatri e cinema gratis per under 25 e over 60. Riaprire alla cultura specie dopo il periodo di lockdown è fondamentale. Poi pensiamo a un progetto per rendere navigabile il fiume Tevere con un sistema di trasporto su acqua non solo turistico ma anche e soprattutto per i romani. Ancora lo stadio, perché invece di costruirne uno nuovo non pensiamo a riqualificare il Flaminio? Per gli autobus pensiamo, solo per fare un esempio, alla salita anteriore obbligatoria con timbratura del biglietto prima dell'ingresso, con un modello "oyster card" come avviene a Londra, permetterebbe di recuperare in cinque anni circa il 40% dell'evasione tariffaria. 

A proposito di trasporti, prende i mezzi pubblici?

Sì sì, a parte questi mesi di chiusura dell'università per andare alla Sapienza ho sempre preso l'autobus da via Cavour fino alla città universitaria. A volte uso anche la metro, che è meglio degli autobus che troppo spesso hanno problemi. A dire il vero ultimamente preferisco il monopattino sharing. 

Dove vive?

Prima abitavo al Pigneto, ho fatto l'istituto tecnico Giorgio Ambrosoli a Centocelle. Ora invece abito a Monti, con mia madre e il nostro cane. Anche se in questo periodo mi ha lasciato casa libera per potermi organizzare con la nuova sfida politica e la campagna elettorale. 

Proprio a Monti tanti residenti si lamentano della movida notturna. Lei da ventenne cosa ne pensa?

Io la movida la faccio (ride, ndr) e sono contento della domanda perchè non viene mai fatta a chi sta dalla nostra parte. Onestamente credo sia giusto che ci sia un'attività notturna, è un'industria importante, tra le più importanti della città. Certo è fondamentale anche tenere conto delle istanze dei residenti. 

I suoi luoghi del cuore a Roma?

Allora, i primi che ho visitato quando sono arrivato qui. Penso al Gianicolo ma anche al Verano. Poi il bar Vanni di piazza Mazzini, ci vado sempre con i miei amici. 

Una cosa buona che ha fatto Virginia Raggi.

Lo sgombero dei Casamonica, ammetto che quelle immagini mi hanno emozionato. Raggi ha avuto il coraggio di fare una cosa che prima di lei tanti altri non hanno fatto. Un gesto grandissimo, un vero schiaffo alla criminalità organizzata. 

Il suo politico "modello" di riferimento, passato e/o presente?

Aldo Moro, perché è stato in grado di unire. Matteo Renzi, perché non rinnego il passato, e poi vorrei complimentarmi con Giuseppe Conte, ha gestito l'emergenza Covid e la richiesta di aiuti all'Europa in maniera davvero esemplare. 

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