Enrico Stefàno contro la sindaca: "No a un Raggi bis. E basta con il vittimismo, è mancata visione di città"

Il consigliere, del nucleo storico del Movimento romano, si scaglia contro la sindaca, criticandone la ricandidatura in quanto ennesima scelta non condivisa

Il consigliere Enrico Stefàno (foto Ansa)

"Sono contrario a un Raggi bis, ecco perché". Comincia così il lungo post di critiche alla (ri)discesa in campo di Virginia Raggi, alla regola del secondo mandato data per cancellata senza alcun percorso di confronto, e infine anche all'operato della sindaca. Ed è firmato da chi non ti aspetti, dal consigliere, presidente della commissione Trasporti, Enrico Stefàno, del nucleo storico di eletti che erano all'opposizione con Raggi nell'era Marino. 

Non le manda a dire a due giorni dall'annuncio di una ricandidatura della sindaca. Parte dal metodo, dalla famosa regola dei due mandati. "Vogliamo aprire una riflessione su questa regola? Sicuramente ce ne sarebbe bisogno, e io non sono una persona dogmatica ma assolutamente pratica. E sono d’accordo che debba essere rivista. Ma non a dieci mesi dalla tornata elettorale e quando si è coinvolti in prima persona. Sindaci che proposero la stessa cosa qualche anno fa furono cacciati dal MoVimento e accusati di poltronismo, mi chiedo, cosa è cambiato oggi?"

Poi ancora si rivolge a chi all'improvviso ha cambiato rotta e da detrattore di Raggi si è trasformato, in odor di elezioni, in suo fan sfegatato. "Molti di quelli che oggi sono stati folgorati sulla via del Raggi-Bis e fanno un post al giorno in suo sostegno con paragoni improbabili sono personaggi che fino a l’altro ieri remavano contro e chiedevano la sua testa". Qui il riferimento seppur implicito va tra i tanti al consigliere Paolo Ferrara, che ha paragonato Raggi a Michelangelo alle prese con la Cappella Sistina o agli antichi romani. "Mi chiedo quindi che credibilità possono avere queste persone e soprattutto chi si vuole ricandidare supportato (almeno in parte) da queste persone". 

Avrebbe auspicato "una serie riflessione interna e un ampio dibattito" il consigliere Stefàno. Come l'hanno auspicata in tanti nel Movimento romano. "Di errori ne sono stati commessi" eccome, prosegue ancora nello sfogo social. "Tanto per dirne una da oltre due anni siamo senza assessore ai rifiuti". Sempre restando nelle questioni che riguardano il metodo, quel che è mancato è una "sana votazione" sia per i due mandati che per il nome del candidato, da scegliere "attraverso le famose comunarie". "Perché possiamo anche togliere il limite dei due mandati - va avanti Stefàno - ma magari attraverso una selezione e dibattito interno troviamo qualcun altro bravo da valorizzare". Raggi forse non lo è abbastanza. Qui entriamo nel merito e le parole di Stefàno sono di quelle che fanno male. 

"In questi anni è mancata una visione e idea di città, del ruolo al quale vuole aspirare la Capitale di un Paese del G7. Ci (ri)presentiamo ai cittadini con i post "trionfanti” di strade asfaltate, alberi potati, ceppi tagliati, panchine riparate e roba simile? Ovvero l'ordinaria amministrazione?". Una critica che le viene mossa da tempo, ma mai prima era stata esplicitata dall'interno. E ancora, altro passaggio durissimo, "non se ne può più con questa retorica del passato, con questo vittimismo, con le manie di persecuzione". Poi l'attacco finale a Marcello De Vito con il quale si sa non corre buon sangue: "Basta con questo mito dell'onestà mentre il presidente dell'Assemblea capitolina sta a processo per corruzione".

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Ma forse ancor più dura del messaggio è la foto che lo accompagna, uno screenshot del film L'attimo fuggente. La scena tra le più note della pellicola è quella di Robin Williams, nei panni di un insegnante di letteratura, che parla ai suoi ragazzi in piedi sulla cattedra. Li esorta a "guardare le cose da angolazioni diverse" perché così "il mondo appare diverso". "Considerate quello che voi pensate, trovare la vostra voce, ribellatevi". Trasposto in Campidoglio quello di Stefàno è un chiaro invito a non farsi mettere a tacere, continuando a cercare quel dialogo che alla gestione Raggi, è l'accusa di tanti, è mancato, traducendosi nell'abdicazione ai principi cardine del Movimento: confronto e partecipazione.  

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