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Comunali Roma 2021, Gualtieri piace più di Conte: l'ex Premier non infiamma la base dem

L'ex ministro è un'idea concreta, l'avvocato di Volturara Appula la suggestione che sta diventando ipotesi. Dem e M5s potrebbero trovare l'accordo sulla figura del Premier soluzione che però non fa impazzire la base Pd

Gualtieri o Conte. L'idea concreta o la suggestione che piano piano diventa ipotesi. La scelta del candidato sindaco del centrosinistra ha ricevuto nuova linfa dalla crisi di governo, cancellando mesi di toto nomi, di discese in campo e di richieste di primarie. Ad esempio Carlo Calenda, il nome forte degli scorsi mesi, da giorni sui social sembra aver dimenticato di essere candidato sindaco di Roma: parla solo di Draghi e del nuovo governo. Chi ha dato disponibilità per le primarie appare eclissato, nonostante si stia lavorando ai "gazebo on line" con un software ad hoc. 

Il nome gradito alla base dem

Tra i dem un nome circola più gradito di altri: Roberto Gualtieri. L'ex ministro dell'Economia difficilmente rientrerà nella squadra di Mario Draghi ed appare così un nome spendibile per la conquista del Campidoglio. Il profilo è infatti di quelli importanti, così come richiesto dalla segreteria nazionale. Si tratta di un romano doc vicino a Claudio Mancini. E' un europeista, profondo conoscitore delle dinamiche europee e della possibilità di intercettarne fondi e opportunità. Internazionale ma locale, Gualtieri è soprattutto - secondo quanto RomaToday ha potuto verificare con diverse fonti - gradito alla base.

L'ex Premier infatti viene visto come troppo grillino, troppo poco dem e troppo poco di rottura rispetto all'esperienza penstatellata di Virginia Raggi, giudicata disastrosa. Conte insomma per la base più che un sogno è un incubo. Non è però così per i vertici che vedono nello sbarco dell'avvocato di Volturara Appula  in Campidoglio la soluzione a tanti problemi. 

Conte candidato a Roma, la soluzione ai problemi ... di Pd e M5s

Il primo tra tutti è quello relativo al ruolo da assegnare a Conte dopo la sua uscita da Palazzo Chigi. Se non sarà ministro nel governo Draghi, l'ex Premier potrebbe infatti rappresentare una figura ingombrante tanto per il M5s quanto per il Pd. I primi si ritroverebbero in casa un aspirante leader, pronto a mettere in discussione elementi storici come Di Maio e Di Battista. Per molti Dem Conte e la possibilità della nascita di un suo partito rappresenta un possibile drenaggio di consensi. L'idea è quindi di tenerlo impegnato, affidandogli, con la più politica delle prossime battaglie, il compito di federatore dell'alleanza giallorossa. 

Roma madre di tutte le battaglie

Con la nascita del governo Draghi e con la spoliticizzazione dell'iniziativa governativa, la corsa per le amministrative romane si trasformerà nella più importante battaglia per segnare le differenze tra destra e sinistra. Un termometro dei consensi, ma anche un laboratorio di geometrie, in cui Zingaretti intende misurare il suo progetto di alleanza con il M5s e il centrodestra punta a mostrare i muscoli. Da qui quindi l'importanza dell'agone romano, con Conte schierato nella madre di tutte le battaglie contro il nemico populista. Roma poi, ricordano in tanti tra i dem che contano, rappresenta un trampolino di lancio per carriere nazionali. Da ultimo la Capitale si ritroverà a gestire quantità di denaro importanti nei prossimi anni. Non si tratterebbe quindi di un parcheggio per Conte, anzi. 

Che fine farà Virginia Raggi

In tutto questo che ne sarà Virginia Raggi? Per la sindaca il destino appare segnato. Nonostante lei continui a raccontarsi come candidata del M5s e i suoi fedelissimi continuino a magnificarne il governo, c'è nei vertici pentastellati la certezza di dover percorrere un piano B. Conte sarebbe l'ideale: una figura altissima che scende nella città più importante d'Italia per continuare il lavoro iniziato dalla sindaca Raggi. A questa narrazione anche Raggi potrebbe accodarsi, appoggiando l'ex Premier con una lista civica. Progetto civico da usare anche in caso di disaccordo o di ripiegamento stellato su Gualtieri. La certezza è che i dem non appoggeranno Raggi il cui regno sul Campidoglio ha sempre più i mesi contati. 

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