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Carlo Calenda durante 'intervento a Che tempo che fa

Carlo Calenda durante 'intervento a Che tempo che fa

Comunali 2021, Carlo Calenda si candida a sindaco di Roma: "Auspico largo appoggio"

Il leader di Azione da Fazio: "Con il Pd ci unisce il pensiero che la gestione dei cinque stelle sia stata disastrosa". E sulle primarie: "Farle oggi è complicato"

Carlo Calenda si candida a fare il sindaco di Roma. Come da previsioni il leader di Azione ha annunciato la sua discesa in campo per le comunali 2021 nel corso di un'ospitata a Che tempo che fa di Fabio Fazio. Poco meno di 10 minuti per spiegare i perché della sua candidatura e le modalità. 

"Mi candido a sindaco di Roma. Penso che chi ha la possibilità di prendere questa città e riportarla tra le grandi capitali europee deve farlo. E' un dovere e una grande avventura, lo farò", annuncia Calenda rispondendo a Fazio. Chi l'appoggerà è il grande tema. Italia viva e parte del Pd hanno manifestato grande interesse e apertura verso l'ipotesi. C'è però un'altra parte del partito democratico assai scettica sul suo nome. E c'è poi il resto della coalizione che vorrebbe il passaggio dalle primarie. "Io non posso parlare per il Pd, partecipiamo ad un tavolo con tutte le forze del centrosinistra. Auspico largo appoggio perché bisogna rimettere a posto la città e serve un lavoro corale, non solo dei partiti ma di tutte le esperienze civiche della città". 

C'è, nella parte riottosa del Pd, chi sostiene sia stato Calenda a "divorziare" dai dem, abbandonando il carro dopo essere stato eletto al parlamento europeo. Perché ora dovremmo appoggiarlo?, si chiedono in tanti. "Dovrebbero appoggiarmi se pensano che io sia la persona adatta a governare Roma. E' quello che ho fatto quando sono andato a fare campagna elettorale per un mese per sostenere Stefano Bonaccini. La politica è anche mettere le persone giuste al posto giusto".

E sulla sua fuoriuscita dal Pd spiega: "Sono uscito dal Pd perché pensavo che non si dovesse mai andare con i cinque stelle. Io non ho cambiato idea, il partito sì. Questa differenza che ci divide a livello nazionale, ci unisce a Roma. Entrambi infatti pensiamo che la gestione 5 stelle sia stata disastrosa. Raggi non è la causa di tutti i mali della città, che evidentemente vengono da lontano. E' indubbio però che tutti gli indicatori siano peggiorati". 

Sulle primarie che ribadisce di non temere: "Le primarie non sono sempre state la panacea. Farle oggi è però molto complicato per la situazione sanitaria, farle tra qualche mese vuol dire perder tempo a parlare tra di noi per molti mesi invece che ai romani. E poi alle primarie sono stati sconfitti Sassoli e Gentiloni, vinse Marino che poi il Pd rimosse". 

Calenda, che si definisce "un social democratico liberale", dice no "a una politica ridotta a scontro ideologico in cui si sostiene una tribù contro un'altra. Così -avverte- cala la qualità dell'azione amministrativa e la fiducia nello Stato".

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