Elezioni Comunali Roma 2021

INTERVISTA | Calenda: "Così sto costruendo il mio progetto per Roma. Il Pd? Teme che con me candidato Azione arrivi al 15%"

Il leader di Azione racconta a RomaToday il primo mese da candidato sindaco. Dal tour nei municipi ai grandi macro temi cittadini

Un mese fa annunciò la candidatura a sindaco di Roma spaccando di fatto il Partito democratico, tra chi da una parte vorrebbe sostenerlo come candidato del centrosinistra e chi invece lo ha bocciato fin da subito senza appello. Che i dem lo appoggino o no - il nodo resta da sciogliere - al Campidoglio correrà comunque con una sua lista civica, e in queste settimane ha iniziato un fitto tour nei municipi della città. Carlo Calenda, leader di Azione, va dritto per la sua strada convinto che, in caso di vittoria, il suo partito a Roma potrebbe raggiungere il 15%.

Intanto studia sui territori e prepara un piano articolato da presentare entro Natale contenente i problemi dei singoli municipi e le parallele proposte risolutive. Trasporti, rifiuti, urbanistica, decentramento. Tanti i temi a cui sta mettendo mano con un pool di esperti ma anche con le associazioni dei territori. "Sto facendo un lavoro davvero entusiasmante" racconta a RomaToday. Mentre sembra essersi raffreddato il dialogo con i democratici: "Non c'è nessuna discussione in corso al momento - taglia corto - credo che Zingaretti speri nel posticipo delle elezioni per candidare Sassoli, in accordo con i Cinque Stelle". 


È passato un mese esatto da quando ha annunciato la sua candidatura a Che Tempo fa. Che reazione ha percepito e sta percependo dalla città?

Buona, mi sembra. La mia candidatura ha coinciso con una situazione di pre lockdown quindi la mobilità a mia disposizione è limitata. Quello che sto facendo è lavorare comunque in due direzioni. La prima, affrontare con esperti le grandi questioni trasversali della città: sicurezza, decoro urbano, rifiuti, trasporti. La seconda, andare municipio per municipio e toccare con mano i singoli problemi, specie quelli di natura urbanistica. Devo dire che è un lavoro davvero entusiasmante.  

Proprio ieri ha fatto un tour in diversi quartieri del municipio VIII. Cosa le hanno detto i cittadini che ha incontrato?

Sono andato a vedere alcuni "mostri", come li definisco, situazioni che sono in abbandono, o incompiute o che non stanno funzionando. Nel caso specifico penso agli edifici di piazza dei Navigatori. Entro Natale finirò il tour di tutti i territori, con l'obiettivo di arrivare a presentare un piano articolato, che abbia sia le grandi proposte per i macro temi della città, sia quelle per i singoli problemi che riguardano i municipi. 

Delle tappe fatte finora, c'è una problematica che l'ha colpita più di altre?

Ce ne sono centomila a dire il vero. Una? Nel IX municipio i 45 filobus fermi perché è scaduto il contratto di manutenzione e nessuno lo ha rinnovato. I servizi essenziali di questa città sono un disastro, al collasso. 

Raggi rivendica spesso di aver messo i conti di Roma "in ordine", di quanto questo la distingua dalle amministrazioni precedenti e di come fosse assolutamente necessario per far partire qualunque altra azione politico-amministrativa. Lei che idea si è fatto dello stato dei conti pubblici della Capitale?

Ma non è vero, è una menzogna. Rimettere a posto i conti non è buttare il debito addosso ai cittadini, vuol dire che entrate e uscite sono in equilibrio e a Roma non è così perché il tasso di evasione di Tari e imposta di soggiorno è gigantesco. Tutte le partecipate sono in dissesto finanziario. E manca qualunque prospettiva. Non c'è né presente né futuro dal punto di vista economico. Roma metropolitane è in liquidazione, Ama ha un debito insostenibile, Atac è in concordato. Ma poi la questione è molto più semplice se si vuole valutare l'operato di Raggi. 

Cioè? 

Basta guardare le rilevazioni che fa lo stesso Comune di Roma su miglioramento e peggioramento dei servizi in città. La bocciatura dei romani è su tutti o quasi i servizi essenziali. Che la città sia stata male amministrata non è un'opinione. 

Nelle rilevazioni che lei cita il capitolo rifiuti è tra quelli che hanno i voti peggiori. Sul tema come interverrebbe? 

È fondamentale chiudere il ciclo rifiuti all'interno della Regione. Altrimenti ci ritroveremo sempre in emergenza. Per farlo intanto va raddoppiato il termovalorizzatore di San Vittore. Ma è solo una delle decine di azioni da mettere in campo. Ne parlerò dettagliatamente la prossima settimana in un documento che presenterò sul mio sito e sui miei canali social. 

Altro tasto dolente sono i trasporti. 

Qui i problemi sono due, separati. C'è la questione ferro e metropolitane. In breve tempo, un anno di lavoro, puoi aumentare ad esempio la frequenza della Roma Lido a 7 minuti. In tempi più lunghi, interverrei sul prolungamento della metro C fino a Farnesina, a oggi non c'è niente. Non si è mai nemmeno partiti. Poi ci sono gli autobus quindi il trasporto di superficie su gomma. Qui la sindaca ha commesso un errore. Quando il Governo mise a disposizione fondi per l'acquisto di bus disse che voleva solo mezzi elettrici. Ha perso anni di tempo, poi ha sbloccato la sua resistenza ideologica e adesso i bus stanno arrivando. Stessa cosa successa con la discarica per i rifiuti. Finalmente si è accorta che ne serve una di appoggio. 

Del concordato preventivo avviato per Atac cosa pensa?

Atac deve trovare un assetto definitivo. Da una parte va ricapitalizzata, dall'altra va ripreso un ragionamento con Ferrovie dello Stato e Cotral. Proprio come Ama dovrebbe costituirsi in un grande gruppo con Acea. Anche su questo presenterò un piano articolato nelle prossime settimane.

Ma veniamo alle questioni elettorali. Come procede il dialogo con Nicola Zingaretti? Sarà o no il candidato del centrosinistra? 

Non c'è nessun dialogo con Zingaretti al momento. Non so cosa farà il Pd, mi pare di capire che vuole far ritirare la Raggi e trovare un candidato comune ai Cinque Stelle. Sembra che la loro speranza sia rimandare le elezioni a settembre (causa emergenza Covid, ndr) e candidare David Sassoli. Nel frattempo la destra presenterà un candidato. Si sta perdendo tempo prezioso, anche perché per fare un buon lavoro su Roma serve molto tempo.

Esclude di poter essere lei a parlare ai Cinque Stelle e magari farsi votare al secondo turno?   

Penso che non esista questa cosa nelle città, l'idea che i partiti prendano blocchi di voti che spostano come vogliono loro. I cittadini votano chi ritengono credibile nella soluzione dei problemi.

Perché pensa di essere così inviso al centrosinistra romano?

Hanno paura che se divento sindaco di Roma Azione arriva al 15%. 

Pare che il centrodestra stia convergendo su Guido Bertolaso. Lei ha già detto che "sarebbe una bella sfida". Anche difficile però, aggiungerei, dal momento che potreste contendervi lo stesso elettorato di centro moderato...  

Sì, penso che ci si debba augurare che il candidato di destra sia Bertolaso. Penso sia molto capace nelle emergenze, come ritengo che sia stato trattato molto male da questo Paese che con lui ha un debito. Credo però anche che sia molto meno esperto nell'amministrazione pubblica che non può essere solo emergenze. Alla Capitale serve un piano di sviluppo. Su questo ho più esperienza. 

In un ipotetico ballottaggio Raggi Bertolaso, lei chi voterebbe? 

Ma si figuri, io penso al ballottaggio Calenda-Bertolaso. 

Ci dice due nomi che vorrebbe in una sua ipotetica giunta?

No, a tempo debito presenterò la squadra e ci sto già lavorando. 

Di questa squadra potrebbero far parte esponenti del centrosinistra già candidati alle primarie?

Ripeto, è un discorso prematuro che dipenderà dall'assetto generale che si andrà a creare. Ci sono persone che stimo tipo Giovanni Caudo (presidente del III municipio, ndr), anche se me ne dice di tutti i colori. Anche Sabrina Alfonsi (presidente del I municipio, ndr) la considero una persona capace. 

Si sottovaluta spesso il ruolo dei municipi a Roma. Lei ricorda sempre che pesano quanto una città. Dal momento che Azione è un partito piccolo che difficilmente potrà piazzare minisindaci sui territori, non teme di dover governare con presidenti lontani dalle sue idee politiche o che comunque non condividono il suo approccio?

Se mi presenterò senza il Partito democratico avrò comunque una lista civica che riunirà i partiti che mi sosterranno oltre che personalità al di fuori della politica. Ovvio che se uno diventa sindaco è plausibile che sia andato molto bene anche nei municipi. Detto questo non avrei nessun problema, soprattutto per una ragione: i presidenti di municipio sono come i sindaci, sono a strettissimo contatto con i problemi del territorio. Il comune denominatore è che sei talmente vicino alle questioni care ai cittadini che il posizionamento di partito credo conti davvero fino a un certo punto. 

Il Movimento in questi anni ha perso un suo punto di forza, il radicamento sul territorio. Per recuperarlo Raggi ha scelto di affidarsi a Federica Angeli. È d'accordo con questa valutazione e pensa che la scelta di Angeli possa essere una mossa vincente?

Penso che la scelta di Raggi sia puramente elettorale. Angeli però è intellettualmente onesta, tra l'altro ricordo che ha salutato con favore la mia candidatura, farà il suo lavoro senza farsi incastrare dalle campagne elettorale. Per Raggi solo questione di maquillage politico sennò lo avrebbe fatto prima. Comunque mi piacerebbe averla in squadra.  

Un anno fa al nostro giornale annunciò una raccolta firme per chiedere al prefetto il commissariamento di Roma. Com'è andata a finire? 

Era molto complicato perché avrei dovuto avere l'assenso del Governo, che ovviamente non me lo avrebbe dato. Penso ancora che Roma avrebbe avuto bisogno di un commissario. Quando ero ministro ho toccato con mano la totale impreparazione di Raggi. Non aveva la più vaga idea del bilancio della città, per dirne una. Spero nel frattempo sia migliorata. 


 

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