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Nicola Zingaretti, immagine d'archivio

Nicola Zingaretti, immagine d'archivio

Comunali 2021, sul candidato è stallo totale a sinistra. Calenda: "Pd mi chiede di lasciare Azione? Non se ne parla"

Mentre a destra la coalizione sembra convergere su Bertolaso, e Virginia Raggi è ormai in campo da mesi, a sinistra si naviga nel buio

"Non se ne parla, con l'emergenza coronavirus la questione è passata in secondo piano". È la frase che rimbalza di bocca in bocca tra gli esponenti Pd della Capitale. Dopo l'ipotesi circolata qualche ora e subito smentita che a candidarsi sindaco fosse proprio Nicola Zingaretti, la coalizione ripiomba nello stallo più totale. Per le comunali 2021 il partito sembra navigare nel buio. E mentre il M5s va avanti (per adesso) in sostegno di Virginia Raggi e il centrodestra si mostra compatto e pronto a convergere sul nome di Guido Bertolaso, il vuoto è tutto tra i democratici. 

Unico a parlare è l'ex ministro Carlo Calenda, da più di un mese in campo come candidato sindaco ma in maniera autonoma, senza il sostegno a oggi del centrosinistra. Commenta i fatti romani, attacca i Cinque Stelle, porta avanti la campagna elettorale girando la città e ogni tre per due sollecita il Pd a prendere una decisione: appoggiarlo oppure no. "Non possono pretendere che abbandoni Azione, è una cosa che non avverrà mai" ha dichiarato ieri in risposta a un'indiscrezione circolata tra gli addetti ai lavori. I vertici del Nazareno avrebbero infatti posto come condizione a Calenda che lasci il ruolo di guida del partito se vuole essere il candidato della coalizione. Il senso è: da candidato finirebbe per spingere troppo il suo gruppo politico a discapito del Pd. Una richiesta rispedita al mittente e che comunque non ha sbloccato niente. 

Nulla si sa nemmeno dal tavolo del centrosinistra romano, indetto proprio per discutere e confrontarsi sul futuro di Roma e su come arrivare alla scelta del candidato. Anche le elezioni primarie, da fare on line data l'emergenza sanitaria in corso, sembrano sparite dall'agenda. "Stiamo perdendo tempo prezioso, Raggi è in campagna elettorale da mesi e la destra sta per scendere in campo con un suo amico" commentano dall'interno del partito romano. C'è chi è convinto che questo tempo in realtà serva per tentare il famoso accordo con il Movimento Cinque Stelle su un nome che scalzi Raggi e permetta un'alleanza modello palazzo Chigi. 

E qui i nomi che circolano sono sempre gli stessi. Uno su tutti quello di David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, ex volto storico del Tg2. Piace ai pentastellati e non è un mistero che i vertici del Partito democratico gli abbiano fatto (gli facciano, ancora?) la corte per mesi. Lui ufficialmente ha escluso di scendere in campo, ma forse se l'emergenza coronavirus costringesse a rimandare le urne a settembre, il mandato europeo scadrebbe giusto in tempo. Altro nome, più suggestivo che altro, quello del viceministro alla Salute Paolo Sileri, quota M5s. Che ha però smentito i rumors: "Non ne so nulla, smentisco, sto facendo questo lavoro da viceministro e voglio portarlo a termine" ha detto a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora. Per poi confermare il suo endorsement a Virginia Raggi: "So quello che sta facendo a Roma e non ho dubbi nel votarla".

Insomma, si naviga a vista continuando a sostenere che ora le attenzioni sono tutte per il covid-19. Gli avversari però già corrono o sono ai nastri di partenza. E in tanti cominciano a temere: "Rischiamo di non recuperare il vantaggio". 

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