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Elezioni Roma, Calenda lancia programma per i rifiuti: “Impianti per evitare emergenze”

Dallo spazzamento delle strade alla lotta agli evasori della Tari e alle inefficienze di Ama. Nell'immediato tritovagliatori e impianti di prossimità, poi siti moderni "senza più discariche"

La campagna elettorale entra nel vivo. Dopo l’aut aut imposto al Pd, “scelga me o Raggi”, Carlo Calenda lancia ufficialmente la prima parte del suo programma per il rilancio di Roma e parte da un tema che per la Capitale è sempre caldo: quello dei rifiuti.

Il programma di Calenda sui rifiuti: 4 punti per il rilancio della città

Il leader di Azione candidato sindaco alle prossime elezioni mette nero su bianco quattro punti focali: dalla pulizia costante di strade e marciapiedi, alla lotta ai ‘furbetti’ della Tari ossia gli evasori, passando per l’incorporazione di Ama in Acea per arginare l’inefficienza e soprattutto un programma di investimenti per dotare Roma di impianti affinchè raggiunga quell’autosufficienza utile ad evitare cicliche crisi dei rifiuti. Quella all’orizzonte data dalla chiusura della discarica di Roccasecca ne è l’emblema

Il quadro che Calenda fa su pulizia della città e rifiuti è disastroso. “Metà delle strade non sono spazzate a sufficienza. La raccolta differenziata è 15 punti sotto la media nazionale e negli ultimi quattro anni non è cresciuta neanche di un punto. Due terzi delle utenze porta a porta dichiarano che l'immondizia viene raccolta in ritardo. Per questo servizio scadente le imprese, come bar, ristoranti, negozi o alberghi pagano il doppio di Tari rispetto alla media nazionale. Sprechiamo 170 milioni di euro all'anno - sottolinea il candidato sindaco - per mandare i rifiuti fuori Roma perchè a differenza di tutte le altre capitali europee, non abbiamo impianti dove mandarli”. Anche Ama, alle prese con l’incertezza sul piano di risanamento e rilancio non gode di ottima salute: “L'assenteismo dei dipendenti dell'Ama è il doppio della media nazionale del settore. Un disastro gestionale. Non a caso, la pulizia della città è la prima preoccupazione dei romani. Tutti quelli citati sono dati del Comune e sono pubblici" - tuona in video. 

La pulizia di strade e marciapiedi

Il programma del leader di Azione parte dalle basi: pulire strade e marciapiedi, “oggi sporchi e pieni di erbacce”. Lo stesso per le aree intorno ai cassonetti, “praticamente delle piccole discariche urbane”. Da qui il Piano straordinario di pulizia della città da avviare subito e basato su quattro pilastri: spazzamento aree pubbliche, rimozione erbe infestanti, cancellazione delle scritte vandaliche e raccolta foglie per quando arriverà l'autunno. “È un Piano da 12 mesi, una terapia d'urto che costa 40 milioni di euro e si finanzia risparmiando sui tanti sprechi di Ama, che dovrà rendere strutturali queste attività".

Rifiuti, Roma autosufficiente: tutti gli impianti che vuole Calenda

Poi c’è il punto nevralgico relativo agli impianti per il trattamento dei rifiuti, per evitare che la città si ritrovi puntualmente in emergenza. “Per irresponsabilità della politica Roma non ha gli impianti dove mandare i suoi rifiuti e ogni giorno spediamo 163 tir verso 55 impianti in 8 regioni d'Italia per prenderseli”. E’ così che quando per qualsiasi motivo questi impianti smettono di funzionare, l'Ama non sa dove portare gli scarti urbani e si crea l'emergenza. “Per questo - sostiene Calenda - dobbiamo realizzare gli impianti a Roma: una grande città, Capitale europea, non può dipendere ogni giorno dagli altri. Abbiamo un piano in due fasi: renderci autonomi da subito, mettendo in sicurezza la città con soluzioni temporanee: tritovagliatori e impianti di prossimità più efficienti dei nostri, così chiudiamo il Tmb di Rocca Cencia e lo trasformiamo in una moderna struttura per la valorizzazione del secco, senza rifiuto organico e senza quegli odori che rovinano la vita del VI Municipio. In questo modo Roma è al riparo dalle emergenze e nel frattempo costruiamo gli impianti che garantiranno un futuro sostenibile per la nostra città". 

Il piano di Azione al governo di Roma prevede: tre impianti capaci di produrre biometano dal trattamento delle frazioni organiche; tre piattaforme per valorizzare plastiche e vetro. Un impianto dedicato al riciclo della carta e del cartone e una grande officina del riciclo per i rifiuti ingombranti. Una bioraffineria d'avanguardia, capace di produrre idrogeno e biocombustibili dai rifiuti urbani, “senza dover più ricorrere a discariche e senza emettere CO2 nell'aria, innescando un vero processo di economia circolare”. Infine, dice Calenda, “costruire o riqualificare due Tmb”. 

“E' un piano di sviluppo all'avanguardia, degno di una Capitale europea. Costa circa 800 milioni di euro, cioè - fa i conti l’ex Ministro dello Sviluppo Economico - quanto abbiamo speso in 5 anni con l'attuale follia di mandare tir in giro per tutta Italia. Questo piano renderà Roma finalmente autonoma sui rifiuti. L'importante - dice nel video postato sulla propria pagina Facebook - è smettere di chiacchierare e iniziare a fare, pensate che negli ultimi cinque anni non si è costruito neanche mezzo impianto”. Ancora ai nastri di partenza i siti per il compostaggio previsti a Casal Selce e Cesano con le autorizzazioni firmate dalla dirigente della Regione Lazio finita ai domiciliari, Flaminia Tosini, che rischiano di rallentare ancora la procedura. Allo stesso modo lontana la realizzazione delle isole ecologiche: 17 le aree idonee indicate dal Comune, ci vorrà tempo per portare a termine l'iter. “Vogliamo poi completare la procedura di copertura e ripristino ambientale dell'area di Malagrotta, dove sorge la più grande discarica d'Europa. Altra cosa annunciata e mai fatta".

Raccolta differenziata ferma al 45%: "E' inaccettabile"

Un lavoro sui rifiuti che passa necessariamente dall’incremento della raccolta differenziata, a Roma al 45% circa. Sfumato ormai da tempo quel 70% di raccolta differenziata "entro il 2021" promesso con il piano "per la gestione dei materiali post-consumo 2017-2021", dall'allora assessora Pinuccia Montanari. Per l’amminstrazione Raggi troppo magra la consolazione dell’aumento della raccolta differenziata di poco più di due punti percentuali dall’insediamento del 2016, quando era al 43%. 

“Siamo 15 punti sotto la media nazionale. Non è accettabile” - dice Calenda. “Per arrivare al 65% di differenziata bisogna estendere il sistema di raccolta porta a porta all'80% delle utenze non domestiche, aumentare le isole ecologiche dove portare i rifiuti ingombranti e le apparecchiature elettroniche obsolete e realizzare una rete di compostaggi moderni vicino a ogni grande centro di produzione dell'organico: caserme, scuole, mercati rionali". 

C’è poi la promozione della cultura della prevenzione e della riduzione dei rifiuti e il contrasto agli evasori della Tari, che fanno ricadere il peso sul resto dei cittadini. “Questo si può fare facilmente, incrociando sei banche dati che abbiamo identificato per portare alla luce chi produce rifiuti ma non ne paga il costo". 

"Ama incorporata in Acea, basta inefficienza"

Ma quale il futuro per Ama? La Municipalizzata ha in gestione fino al 2029 il servizio di pulizia della città, ma per Calenda “pensare di andare avanti fino a quella data con i livelli di inefficienza che conosciamo è impensabile”. L’idea è quella di incorporare Ama in Acea, “una società sempre a controllo pubblico, ma con un'organizzazione aziendale più solida ed efficiente, per costruire una grande multiutility come nelle migliori pratiche italiane". 

Nel complesso, conclude il candidato sindaco della Capitale, "con questi interventi rendiamo Roma più pulita nell'immediato, autonoma ed efficiente come dev'essere una grande capitale europea e all'avanguardia dal punto di vista ambientale. Tutto questo - dice Calenda lanciato nella corsa al Campidoglio - abbassando il costo per i cittadini". 
 

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