Comunali 2021, il partito romano contro Calenda ma l'ex ministro cerca il dialogo: "Troveremo una quadra"

Sulla possibilità di partecipare alle primarie: "Ne parlerò con Zingaretti, ho intenzione di chiedergli un appuntamento nelle prossime ore" 

Carlo Calenda (foto Ansa)

"Con il Pd penso che troveremo una quadra". Prova ad ammorbidire i toni Carlo Calenda e in un'intervista a Francesca Schianchi su La Stampa sembra tendere una mano a Nicola Zingaretti: "Nelle prossime ore ho intenzione di incontrarlo". Neanche un giorno dall'ufficializzazione della candidatura a sindaco di Roma che l'ex ministro dello Sviluppo Economico, anche ex Pd oggi leader e fondatore di Azione, si ritrova a parare i colpi dei democratici romani a cui aveva appena chiesto un appoggio. 

"Di Marchese del Grillo Roma ne ha già avuto uno", "con l'1% ha più ospitate a La7 che voti", "così divide il Pd e la destra brinda". Sono di questo tenore i commenti degli esponenti locali, dal segretario romano Andrea Casu al capogruppo capitolino Giulio Pelonzi al consigliere comunale Marco Palumbo, seguiti all'annuncio dell'ex ministro. Insieme a dichiarazioni dai toni forse più istituzionali ma sempre ostili arrivati dalla senatrice Monica Cirinnà, dal vicesegretario del partito del Lazio Enzo Foschi, e dalla stessa segreteria nazionale. 

L'editoriale - "No, non è l'arroganza di Calenda a sabotare le primarie"

Perché per quanto una parte di centrosinistra si sia espresso a suo favore, da "base riformista", ex ulivisti e oppositori interni alla linea Zingaretti dentro il Pd, ai renziani di Italia Viva e i Radicali fuori dal partito, il nodo (almeno all'apparenza) sembrano essere le elezioni primarie. Allo strumento di partecipazione popolare simbolo sulla carta della presenza di una democrazia interna al partito, sembra che nella Capitale nessuno sia ora disposto a rinunciare, seppur non sempre sia stato utilizzato nella storia delle elezioni romane e non solo. Il partito, Zingaretti compreso, invita Calenda a parteciparvi.

Lui è restio e non ne ha mai fatto mistero. Ma, assicura, "non per questioni di principio". Lo ha spiegato ancora una volta ieri sera in una diretta Facebook, al termine di una dura giornata passata a schivare i colpi di chi guarda alla sua autoinvestitura con il fumo negli occhi. "Non sono contrario alle primarie purché sia garantita una partecipazione ampia. Questo non credo che possa essere garantito in un contesto di emergenza sanitaria come quello attuale. È il Pd stesso che aveva detto di non volerle per Roma così come non le vuole per Napoli dove effettivamente non si faranno. Ora invece scopre di non poterne fare a meno"

Quindi per Calenda da una parte le primarie non si possono fare per ragioni legate al coronavirus (anche se c'è chi le ha proposte on line, vedi la senatrice Monica Cirinnà), dall'altra posticiparle a dopo l'inverno significa perdere mesi importanti. "Credo sia evidente che le primarie non potranno svolgersi ora. E arrivare fino a marzo dovendomi difendere dagli attacchi del Partito democratico non è auspicabile". Comunque, sempre su La Stampa, non esclude il compromesso: "Ne parlerò con Zingaretti, ho intenzione di chiedergli un appuntamento nelle prossime ore". 


 

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