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Giovedì, 29 Settembre 2022
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"Un museo unico per la Roma Antica": il mondo della cultura stronca l'idea di Carlo Calenda

Il candidato sindaco presenta la proposta sui social. Dure le critiche: "Neanche al master per curatori più farlocco del globo lancerebbero una simile idea"

Spostare gli uffici del comune dal Campidoglio per creare un unico spazio espositivo dove concentrare le collezioni che permettono di ricostruire la Storia di Roma, oggi frammentate in più musei sparsi e poco visitati. Un grande museo della storia di Roma che riunisca collezioni oggi conservate in varie strutture (Museo Nazionale Romano, Museo di Roma, Museo della Civiltà Romana, Centrale Montemartini). E' l'idea di Carlo Calenda che ieri l'ha esposta con dei video su youtube e facebook. "Con la disponibilità dell’intero complesso", si legge sul suo programma, "il Campidoglio potrebbe diventare il più grande Museo di Roma, superando i musei Vaticani e avvicinandosi notevolmente alle dimensioni di altri grandi musei internazionali come il Louvre di Parigi".

Inoltre Calenda vuole "creare una vera sinergia tra il Museo di Roma e l’Area Archeologica dei Fori Imperiali, rendendo tutto il Campidoglio un’unica grande area museale che presenti una narrazione continua e suggestiva della storia della Città. Il progetto è quello di far emergere il fil rouge che collega queste splendide testimonianze del passato e di renderle un proseguimento naturale del Museo della Città in quanto parte essenziale della sua storia antica, in un’alternanza tra struttura museale coperta e spazio espositivo a cielo aperto unica al mondo".

In poche ore sui social e sui siti di settore si è scatenata la polemica e la proposta è finita sonoramente bocciata. Secondo Federico Giannini, direttore di Finestre Arte, il progetto dell'ex ministro, "che vorrebbe spostare a piacimento le collezioni di mezza Roma da un museo all'altro, è del tutto irrealizzabile". Tutte le collezioni di antichità romane dentro ai Musei Capitolini "non ci stanno", aggiunge. "E i Musei Capitolini non sono 'di concezione vecchia', come dice Calenda, ma anzi sono una sorta di miracolo museologico. Nessuno storico dell'arte, archeologo, museologo, professionista della cultura serio avallerebbe tale progetto". 

La storica dell'arte Rita Borioni sostiene che "creare a tavolino un Grande Museo non ha senso, a meno di non pensare di razziare opere da altri musei. La ragione per cui i Musei Capitolini non posso avere lo stesso appeal dei musei Vaticani, non dipende dalle loro dimensioni, ma dal fatto che non ci sono la Sistina di Michelangelo, le Stanze di Raffaello, il Lacoonte", spiega. Inoltre "immaginiamo i Musei Capitolini con 6,5 milioni di visitatori (quanti quelli dei Vaticani nel 2018): è chiaro a tutti che produrrebbero file interminabili in piazza del Campidoglio fino almeno a piazza Venezia e agli ingressi dei Fori". 

Tomaso Montanari, anche lui storico dell'arte e intellettuale, su Twitter attacca il candidato di Azione: "Mi ero perso questa perla. Vuol accorpare i musei, cancellando la storia e il primo museo pubblico del mondo. Come mettere i vetri e il tetto al Colosseo, perché così è vecchio, rotto e scomodo. Forse non abbiamo mai avuto una classe dirigente così abissalmente ignorante". 

Ilaria Miarelli Mariani, docente dell'Università di Chieti-Pescara, boccia senza appello la proposta del candidato sindaco di Roma, Carlo Calenda. "È importante conoscere la storia e in particolare la storia museale di Roma. Il progetto vago e fumoso di trasformare i palazzi del Campidoglio in un grande museo della 'romanità' è follia", sottolinea Mariani. "Spostare opere definite 'affastellate', ma che in realtà seguono un criterio antico ancora preziosamente conservato, per preparare i visitatori alla visita al foro romano non ha senso alcuno. Come l'idea di spostare i quadri della Pinacoteca Capitolina a Palazzo Barberini. Calenda parla di opere e allestimenti storici come se stesse parlando di un emporio. Intanto tutto ciò è illegale, ma soprattutto, antistorico e demagogico". 

Interviene nel dibattito anche Flaminia Gennari Santori, la direttrice di Palazzo Barberini: "E' una cosa insensata, talmente assurda che fa un po' ridere", taglia corto. "Neanche al master per curatori più farlocco del globo lancerebbero una simile idea", conclude.

Calenda dal canto suo ha risposto ieri sera su facebook: "Mi aspettavo queste polemiche. E penso sia interessante sentire altri punti di vista", spiega. "Ilaria Miarelli Mariani facciamo un incontro anche virtuale, aperto, per comprendere cosa trovate così oltraggioso e ignorante questo progetto. Aspetto anche la dottoressa Flaminia Gennari Santori. Grazie mille della disponibilità". E poi aggiunge: "Il Museo di Palazzo Barberini fa un decimo, un decimo, del Kunsthistorisches Museum Vienna. I musei capitolini circa un quarto. Il Museo Nazionale Romano ancora meno. Se ritenete questa situazione degna di Roma la pensate diversamente da noi".

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