Giovedì, 29 Luglio 2021
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INTERVISTA - Andrea Santoro lancia una proposta di riforma della Capitale

L'ex presidente del Municipio IX ha lanciato un evento per il 14 ottobre. Santoro: "Bisogna cambiare le regole. In queste condizioni, chiunque governerà la Capitale, andrà a sbattere contro un muro"

A due anni dall'ultima uscita pubblica, l'ex Minisindaco Andrea Santoro ha deciso di tornare a parlare di politica. Lo ha fatto ricorrendo ad un appello. "Te la senti?" ha chiesto, quasi provocatoriamente, lanciando un appello alla società civile. Una richiesta,, una sorta di appello che muove da una premessa: per governare Roma bisogna cambiare le regole. Altrimenti, per dirla con le sue parole, "si va a sbattere contro un muro".

Santoro, lei è stato consigliere, assessore, presidente di Municipio. Vent’anni di esperienza da amministratore locale che poi, ad un certo punto, ha deciso d’interrompere. Dimettendosi. Perchè?

Perchè banalamente volevo seguire i primi anni di vita di mio figlio. E poi perchè, pur essendo stato un loro avversario, nutrivo una certa speranza nel M5s e ritenevo giusto che potessero esprimersi senza troppi condizionamenti. Ma ho percipto che la mia figura, tra i banchi dell'opposizione del Municipio IX, era ingombrante. E quindi ho fatto un passo indietro.

Pentito?

Diciamo che a distanza di tre anni quella fiducia si è rivelata mal riposta. I problemi sono rimasti gli stessi e spesso si sono anzi acuiti. Diciamo che si sono persi quattro anni.

Lei già in passato aveva provato a rilanciare la partecipazione. Ricordo che nel 2018, ricorrendo ai social, aveva posto il tema della rigenerazione politica….perchè oggi ci riprova?

All’epoca il mio era stato più un pungolo per i cittadini che avevo visto partecipare sempre meno alla gestione della cosa pubblica. Io vengo da un territorio, il Municipio IX, che è caratterizzato dalla presenza di tanti comitati ed associazioni che, in passato, hanno saputo porre  questioni importanti. Da qualche anno però vedo che c’è un silenzio assordante della nostra comunità. Qualcosa che è successo per l'approccio che ha avuto con loro il M5s. E probabilmente anche perchè l’opposizione ha un po'  perso di vista il proprio ruolo. Il risultato è che poi ci rimettono i cittadini.

Ma non c’è solo il tema della partecipazione dietro a questa nuova iniziativa che ha lanciato…

Esatto. Serve per  rimettere in moto delle soluzioni che possono essere fatte per uscire dal conflitto tra tifosi, per entrare nel merito delle proposte. Solo un pazzo può pensare di governare Roma in queste condizioni. Semplicemente fallirebbe, come hanno fallito tutti coloro che hanno governato la città ed i territori.

Quindi magari serve qualcosa di diverso per governare la Capitale. Cosa ne pensa della proposta d’instituire un sottosegretariato ad hoc?

Roma riceve 263 euro pro capite dallo Stato. E’ la terza città, dopo Napoli e Catania. Direi che già in questo c’è qualcosa che non va. Si può nominare anche un Sottosegretario ma in queste condizioni non cambierebbe nulla. Roma non deve elemosinare risorse, le risorse deve pretenderle, ma anche meritare.

Ed oggi le merita?

Oggi non c’è una classe politica preparata, a livello municipale come a livello cittadino. E lo stesso vale anche per chi lavora nella macchina amministrativa poichè non gli viene concessala possibilità di restare aggiornata. Direi che questo, della classe dirigente da formare, è un punto su cui ripartire. Anche guardando ad una nuova generazione di amministratori. Dopodichè non basta, serve anche altro.

Ad esempio? Lei anni fa accennava alla necessità di articolare la città in distretti, superando la suddivisione dei municipi. Ne è ancora convito?

Certo. Se oggi, come ieri, si chiede al presidente del municipio se conosce tutti i problemi che attanagliano il  proprio territorio, ti risponderà di no. Perchè parliamo di città di 180 km quadrati, con oltre 200mila abitanti. Sono grandi come delle province. Allora quest'organizzazione poteva andare bene 20 anni fa. Ma oggi abbiamo il dovere di costruire un’organizzazione in distretti più piccoli, gestiti e controllati meglio. Non vuol dire moltiplicare le poltrone. Ma riorganizzare una città. Prendiamo il caso di Fonte Meravigliosa ,un quartiere che potrebbe rappresentare il classico esempio del distretto che ho in mente. Lì i cittadini hanno trovato la formula per mantenere il loro verde e chi la visita ha la sensazione di entrare in un giardino di Londra. 

Ci spieghi meglio

A Fonte Meravigliosa i cittadini utilizzano uno strumento che a Roma nessuno ha voluto utilizzare. Hanno cioè fatto ricorso agli amministratori di condominio, figure che potrebbero essere utili nel riorganizzare la manutenzione della città.  I cittadini spendono delle risorse per una puntuale gestione del verde e poi, quello che spendono durante l’anno,  gli viene detratto dalle tasse comunali. Io penso a soluzioni di questo genere. Se Roma si ri-organizzasse in questo modo poi avrebbe anche più titolo a chiedere maggiori risorse al Governo.

Lei pensa che andrebbe rivisto anche il rapporto pubblico privato?

Da amministratore ho visto che ci sono tante imprese pronte a dare una mano al territorio. Spesso però hanno trovato un muro di gomma che le ha fatto desistere dalle proprie intenzioni. Una buona amministrazione deve mettere insieme la disponibilità dei cittadini e quella delle imprese. A quel punto i municipi avrebbero il compito di coordinare queste attività.

Sembrano riforme importanti

Forse più che un’assemblea capitolina servirebbe un’assemblea costituente. Battute a parte, se non si affronta la campagna elettorale con questo spirito non si va da nessuna parte. Rischiamo di bruciare un altro sindaco e degli altri presidenti di municipio.

Ma 14 ottobre chi dovrebbe partecipare all’iniziativa che ha lanciato?

Inviteremo i parlamentari ed i rappresentanti istituzionali di centro destra e centrosinistra che hanno avuto esperienze nell’amministrazione di questa città.

Inviterete anche i pentastellati ed i loro fuoriusciti?

Li inviteremo di sicuro perché sono l’esempio lampante del fatto che, pur candidandosi con le miglior intenzioni, ed io credo che loro le avessero, se non si cambiano le regole poi si finisce sempre ad ottenere lo stesso epilogo. Si va cioè a sbattere contro un muro. Come loro stessi hanno fatto e credo che, con onestà intellettuale, ora dovrebbero anche provare a riconoscere.


 

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