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foto: Agenzia DIRE

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Elezioni Roma, Letta e Conte dialogano ma il nodo resta Raggi: ora la sindaca teme lo sgambetto dei suoi

L'ex premier: "Pd interlocutore privilegiato, chi va da solo meno efficiente". Con i numeri in Aula che traballano solo la debacle totale potrebbe far fare a Raggi un passo di lato. Da scardinare la resistenza delle basi dem e grilline

La prima pietra è stata posata. L’incontro tra Enrico Letta e Giuseppe Conte ha aperto la strada all’asse Pd-M5s in vista delle elezioni amministrative 2021. "Un primo faccia a faccia, molto positivo, tra due ex che si sono entrambi buttati, quasi in contemporanea, in una nuova affascinante avventura" - ha scritto su Twitter il nuovo segretario del Partito Democratico, Enrico Letta. Diretto al punto il neo capo politico 'in pectore' del M5s: "Si apre un cantiere, il Pd sarà un interlocutore privilegiato per il nuovo Movimento Cinque Stelle, ci sarà un dialogo costante per creare una giusta sinergia perchè - ha sottolineato Conte - chi va da solo rischia di essere meno efficiente". 

Tra pochi mesi si vota e “l’alleanza” va consolidata: i due leader devono scardinare le resistenze all’interno dei rispettivi partiti e appianare gli attriti. Ci sono poi la base Dem e, soprattutto, quella degli attivisti da consultare. Rousseau resta un’incognita. 

Letta e Conte dialogano, ma il "nodo" resta Virginia Raggi

C’è poi il “nodo” Virginia Raggi da sciogliere prima di dichiarare spianata la strada al patto elettorale: sì, perchè se Letta e Conte dialogano cordialmente, "Zingaretti a Roma massacra Virginia Raggi e per noi Raggi è irrinunciabile" - ha sottolineato il sottosegretario parlamentare M5s Gabriele Lanzi, facilitatore regionale agli Affari interni, da tempo impegnato sul tema delle amministrative. Se si appiana questa divergenza con il Pd, "da cosa può nascere cosa". "Non so dire se sarà alleanza a tutti i costi con il Pd, la direzione pare quella ma Conte dovrà spiegarci. Certo è - ne è sicuro il parlamentare ai microfoni della Dire - che se si sistema a Roma la questione Raggi, molto si sblocca". 

All’ombra di Palazzo Senatorio è tutto in fase di stallo. Tranne la Sindaca. Raggi si è autoproclamata candidato sindaco del M5s già nell’agosto scorso: da sette mesi, tra cantieri aperti e annunci, omissioni su quel che non va a partire da Ama appesa ad un filo, porta avanti la sua campagna elettorale e non sembra affatto voler fare un passo di lato.

La Sindaca teme lo sgambetto dei suoi

Il cruccio per Conte è enorme: l’ex premier non avrebbe problemi a mettere da parte Raggi, ma farlo significherebbe inimicarsi parte del Movimento proprio all’alba della sua leadership. I numeri della Sindaca in Assemblea Capitolina traballano, tra fronde interne ed esodi: solo una debacle totale potrebbe costringerla a lasciare la scena. E forse anche il simbolo del M5s. L’ala dei “dissidenti” non ha mai fatto mistero di voler approdare ad un’alleanza sul modello del Conte II: così adesso la Sindaca teme lo sgambetto dei “suoi”. 

Elezioni Roma, l'attesa del Pd: Gualtieri e la suggestione Zingaretti

Intanto il Pd attende: la carta è quella della candidatura di Roberto Gualtieri, l’ex ministro che piace a parte dei grillini. Con Raggi ipoteticamente fuori dai giochi anche la candidatura a sindaco di Nicola Zingaretti, con il Pd che di conseguenza appoggerebbe un candidato 5s in Regione, non è più solo suggestione. L’ex segretario del Pd ripartirebbe dall’annuncio di Piazza San Cosimato, era il 2012. Ma l’alleanza giallorossa su Roma è ancora lontana, in fase di “cantiere”. E chissà se lo scenario futuro sarà quello di una stretta di mano come taglio del nastro o se rimarrà l’ennesima “opera” incompiuta di questa città. 

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