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INTERVISTA | Alessandro Bianchi (Roma Ecologista): "Roma torni ad avere vocazione globale e ristabilisca un equilibrio ambientale"

Il capolista di Roma Ecologista stila un "promemoria per Roma Capitale" per delineare ciò che la Sindaca Raggi ha fatto e ciò di cui Roma ha bisogno nei prossimi anni

Cinque sono, secondo la sindaca Virginia Raggi, gli anni che la aiuterebbero a ultimare ciò che ha iniziato durante il suo mandato su Roma. La riflessione sostenibile di Alessandro Bianchi, secondo ministro del governo Prodi e capolista oggi di Roma Ecologista, ne merita però almeno 10. 

Laureato in Ingegneria Civile all’università la Sapienza di Roma, dove ha insegnato Pianificazione del territorio, per Alessandro Bianchi la Capitale ha bisogno di nuove progettualità, fondate sui principi della sostenibilità e del rispetto per l'ambiente, ma soprattutto della trasparenza, per cui ha scelto di candidarsi con la lista eco-digital a supporto della Sindaca Raggi.

Non è la prima volta che si presenta a Roma. Dopo essersi proposto come sindaco nel 2013, contro Ignazio Marino, si avvicina ora alla sindaca Cinque Stelle per aiutarla a concretizzare un programma che incarni i valori di responsabilizzazione, razionalizzazione, trasparenza e tracciabilità che Virginia Raggi ha annunciato solo pochi giorni fa sul verde. Il come lo ha spiegato Alessandro Bianchi a Roma Today.

Come vorrebbe Roma da qui a 10 anni?

“Dei cinque requisiti che speriamo possano diventare realtà da qui a 10 anni, quello che ci caratterizza maggiormente è il profilo ecologista. Ecologia è avere consapevolezza del rapporto che intercorre tra uomo e ambiente in cui viviamo, soprattutto in un'era in cui c’è uno scollamento mondiale".

Come riallacciare questo rapporto allora Prof. Bianchi, soprattutto su Roma e con la lista di cui lei è portavoce?

"Draghi lo ha detto più volte: bisogna ricomporre questo equilibrio. Roma, come tutte le città del mondo, deve avere consapevolezza della nozione di 'globalità' e attrezzarsi per l’abbattimento dell’inquinamento, per le emissioni di anidride carbonica delle automobili, per ridurre il surriscaldamento. Noi siamo abituati a lamentarci dei cassonetti sotto casa, ma c’è un inquinamento smodato che proviene dall’utilizzo dei contenitori di plastica. Basti pensare che nel Pacifico c’è un’isola di plastica grande come tutto il Mar Mediterraneo".

La lotte alle plastiche ha una risonanza mondiale, ma tornando su Roma, non mi vorrà ridimensionare il problema rifiuti.... Secondo lei come bisognerebbe intervenire? Da esperto di sostenibilità e a supporto della Sindaca.

"A Roma il problema dei rifiuti è uno dei temi a cui l’amministrazione Raggi deve dedicarsi intensamente, una sfida che in questi anni non sono riusciti a gestire. Va affrontato con due approcci diversi: prima di tutto, la raccolta è compito del Comune per quanto riguarda la città. Lo smaltimento invece è compito della Regione. Oggi in tutta la Regione ci sono solo due impianti di smaltimento, tenga presente che nella Regione Lombardia ce ne sono 10. Il secondo punto è che la strada maestra per Roma sulla questione rifiuti è già tracciata in realtà".

E da dove parte?

"È indicata nella delibera 2014 della giunta Marino, dove è specificato un percorso molto chiaro per la raccolta differenziata che, a detta di esperti come Angelo Consoli, se perseguito porterebbe a dei risultati eccellenti per Roma. Accanto a questi problemi, c’è poi la scarsa educazione dei cittadini romani sullo smaltimento: per correggerli si potrebbero mettere allora dei punti di osservazione nelle aree di raccolta, oppure educarli a ridurre i consumi. Vede, per me la sostenibilità apre molti altri scenari: non possiamo più rimandare sul fatto che una città come Roma non riesca far fronte per esempio a problemi di costruzione, toccando ettari di agri romani"

Come frenare l'erosione del suolo a Roma allora?

"Bisogna dare nuova vita a caserme, edifici abbandonati con la rigenerazione urbana, spazi all’interno dei quali potremmo ubicare le funzioni di cui Roma ha più bisogno. Un esempio eclatante è a via Guido Reni, dove c’è il Maxxi: l’intero edificio del museo è nato dentro uno di questi complessi in disuso, l’ex caserma Montello. Dall’altra parte della strada invece c’è un complesso di 26 edifici, l'ex caserma Guido Reni, che crea problemi di inquinamento e problemi alla città”

Nel suo Libello, una sorta di memorandum sugli obiettivi di Roma Ecologista per le elezioni amministrative, ha citato l'“allontanamento dal Comune dei comitati d’affari”? Chi sono oggi i nemici di Roma e di Virginia Raggi?

“È un termine che ho preso in prestito da Giulio Carlo Argan, durante la sua sindacatura negli anni '70. Parlo di imprenditori, professionisti, proprietari terrieri, tutti quei soggetti che dopo la proclamazione di Roma Capitale hanno condizionato la natura urbanistica e l'edilizia di Roma per andare incontro ai loro affari. Una tradizione arrivata fino ai giorni nostri, con persone che trafficavano nei corridoi comunali. Tutta l’urbanistica romana si regge su questi soggetti che orbitano nei comitati civici, soggetti che la Sindaca Raggi in questi anni si è battuta per allontanare”

Ha citato i comitati, che spesso sono uno strumento fondamentale per le istanze dei cittadini, soprattutto nelle periferie. Visto che figura tra gli obiettivi di Roma Ecologista, come ricollegare centro e periferie secondo il principio di "compattezza urbana" di cui parlate?

“Si deve innanzitutto garantire la massima fruibilità dei collegamenti a tutti i cittadini, in modo più agevole, con una mobilità dolce più frequente. Puntiamo poi al raggiungimento della città di prossimità, termine che abbiamo preso dall’Università della Sorbona, di grande successo perché la sindaca di Parigi l’ha adottata in diverse zone della città. Il principio è che una certa unità urbana possa avere accesso ai servizi intermedi entro 15 minuti".

Ed è un modello congeniale per Roma?

"Io sostengo due aggiustamenti rispetto al piano originale: gli spostamenti non dovrebbero avvenire solo a piedi o in bicicletta, perché molte persone non possono permetterselo a Roma. Vorremmo applicare questo modello nei vari Municipi, considerando che ciascuno contra tra i 130 e 180mila abitanti ognuno, come fossero grandi cittadine. Per iniziare, proporremo perciò alla prossima amministrazione di prendere uno o due Municipi per dei progetti pilota, come il XII o il VII”.

Per quale motivo pensa che gli spostamenti a Roma non possano avvenire in bicicletta? Che valore hanno le piste ciclabili nel vostro programma?

“Le piste ciclabili e i percorsi pedonali sono interventi importanti, ma non i più importanti. Quando si parla di mobilità dolce, la mobilità non deve essere soffocata dal traffico. Bisogna partire dal pressupposto che a Roma circolano troppo auto private. Su 10 romani, si stimano complessivamente 6 autovetture. Per 10 cittadini londinesi, se ne contano in media 4. I pargini? Su 10, solo due hanno le autovetture. Nel giro di 10 anni bisognerà togliere allora circa 700-800mila autovetture private dalle strade di Roma, incentivando i servizi pubblici. Per fare questo, non c’è che una strada: creare una gigantesca rete tranviaria".

Perché il tram e non la metropolitana, le cui linee sono già esistenti?

"Le metropolitana costano tantissimo, si impiega tantissimo tempo per farle. A Roma fino al 1960 si circolava ancora in tram: oggi ci sono 6 linee tram, l’amministrazione ne ha messe in campo altre 7, per cui potremmo avere fino a 12 linee di tram per un totale di 50 km. Con Roma Ecologista puntiamo al raggiungimento di 100 km per realizzare una rete interconnessa, per spostarsi dentro la città, tramite la rete tranviaria appunto, che è la più ecologica e la meno costosa. E lo dimostrano i numeri: con il costo di 10km di metro si fanno 100 km di tram”.

Lei ha più volte espresso il suo endorsement per la Sindaca Raggi. Chiaro che sostenga le sue battaglie, ma come si concilia l'anima di Roma Ecologista con l'operato di Virginia Raggi fino a ora?

“In mezzo a enormi difficoltà, Virginia Raggi ha amministrato bene, in questi anni è stata letteralmente aggredita dal mondo degli affari che spesso le ha gravitato intorno, tra assessori cambiati e tranelli lanciati a sua insaputa. Ha subito un’aggressione dal mondo affaristico romano, soprattutto dopo aver deciso di non candidare Roma alle Olimpiadi".

Quindi per lei le Olimpiadi non potevano essere una risorsa per la città?

"No, perché Roma avrebbe avuto una colata di cemento nella logica di sempre: nel costruire dove non si deve, nel non aver interesse per la rigenerazione urbana. Le città che ospitarono le Olimpiadi ci hanno sempre rimesso soldi a palate, mentre Roma deve avere un altro modo di attrarre i turisti, con poli artistici, culturali, come sede del cattolicesimo. Oggi abbiamo tante opportunità da sfruttare per il Giubileo, per cui esiste anche una copertura finanziaria ed è per questo che la Raggi sta sostenendo che a giorni avremmo il placet per l’Expo 2030".

Per cui, se Virginia Raggi ottenesse un secondo mandato, per voi le occasioni per una "Rigenerazione della Capitale" ci sono tutte al suo fianco.....

"La Raggi ha governato bene in mezzo alle difficoltà di questi anni, riuscendo a mettere comunque 2-3 caposaldi, in primis il risanamento del bilancio del Comune di Roma. Nessuno meglio della Raggi può continuare a fare questo lavoro e a ricostruire questa città”

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