Mercoledì, 12 Maggio 2021
Elezioni Comunali Roma 2021

A sinistra del PD c’è spazio per Carlo Calenda?

Posizioni variegate, alcune non pregiudizialmente ostili, altre furiose nei riguardi dell’ex ministro dello Sviluppo Economico. Condizione imprescindibile, la sua partecipazione alle primarie

C'è volontà e possibilità di sostegno, da parte del vasto arcipelago alla sinistra del Partito Democratico, per la figura di Carlo Calenda? La domanda esiste, aleggia fra gli esponenti di area che iniziano a farsi qualche conto in tasca. D'altronde la panchina per la poltrona di sindaco, o sindaca, di Roma, sembra accorciarsi, in area centrosinistra. Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti forse si candiderà. La strada sembra tutt’altro che chiusa – e “ogni volta che Nicola dice di no, vuol dire che è disponibile”, fa presente qualcuno, al telefono e a microfoni spenti – ma d’altronde sono ormai molte, forse troppe le interviste e gli interventi pubblici il cui il governatore ha assicurato di voler continuare a fare il presidente della Regione Lazio. Gira il nome di Roberto Gualtieri: l’ex ministro si è messo a disposizione, ma la sua figura attualmente sembra essere persa nella zona di coloro che sono sospesi.

Rimane il profilo del leader di Azione. Se l'ex ministro dello Sviluppo Economico, magari dopo il passaggio delle primarie, si imponesse come candidato sindaco della coalizione, le forze di orientamento più radicale non potrebbero non considerarlo: e c’è in parte preoccupazione, in parte impazienza, in parte quiete nelle zone che gravitano a sinistra del Partito Democratico. Da un lato la consapevolezza di non avere un candidato di bandiera, unitario per così dire, da difendere e a cui tirare la volata; dall’altro, e forse appunto per questo, si accarezza l’idea che la coalizione debba essere guidata da un nome “di sfondamento”.

Una via utile, secondo quel che alcuni esponenti di primo piano contattati da RomaToday hanno spiegato in maniera informale, a garantire un buon risultato anche all’anima di sinistra del campo progressista. “La realtà è che se Calenda è fuori dal nostro perimetro il centrosinistra rischia di arrivare terzo”, sostiene chi sta monitorando il battito cardiaco della Regione Lazio per capire quali saranno le mosse dell’attuale inquilino della Pisana.

Le opinioni riguardo Calenda, complessivamente, appaiono variegate, fra il possibilista e il brusco. Il parere di Liberare Roma, lista e area che si sorgono in zona Garbatella, è noto: “Io penso che Carlo Calenda se sta dentro la coalizione progressista, di cui anche noi facciamo parte come Liberare Roma, è un valore aggiunto per tutta la coalizione”, ha dichiarato addirittura a novembre Amedeo Ciaccheri, presidente dell’VIII Municipio e portavoce di LR; e cosa significa stare dentro alla coalizione? Appunto, passare per le primarie.

A cui però, secondo alcuni a sinistra del PD non pregiudizialmente ostili al nome di Calenda, si dovrebbe aggiungere un’ulteriore garanzia, ovvero un patto programmatico; perché i nomi vanno bene, ma dipendono da cosa si deve fare: “Non saremmo entusiasti di Calenda”, è il ragionamento che fanno – per intenderci – in zona Bersani, “ma se c’è un patto programmatico che fissa il perimetro della coalizione progressista, le primarie e Calenda che le vince, non potremmo che prenderne atto”. Spostandoci un passo più a sinistra e rimanendo in zona Liberi e Uguali, ad esempio, i giudizi diventano più netti: l’opzione a favore del leader di Azione pare remota e, in sintesi, Carlo Calenda non appare il candidato giusto per rappresentare quell’area; “è andato in Tv a dire che non si fida della sinistra”, spiegano, “perché noi ci dovremmo affidare a lui?”, si chiedono.

Le chiusure più forti arrivano invece dalle forze ambientaliste, che, interrogate ancora in via informale, hanno fatto sapere che l’ex ministro dello Sviluppo Economico è “irricevibile per le sue posizioni, a partire dall’Ilva fino alle aziende municipalizzate e alle privatizzazioni. Se lui fosse il nome, cosa che non crediamo, sarebbe una bella occasione per fare una campagna elettorale alternativa sui nostri temi”. E se Calenda accettasse un patto di programma preventivo? “Ci abbiamo provato sia con Marino che con Giachetti”, spiegano, “e questa strada non è andata mai bene. Gli impegni ambientalisti vengono sempre traditi. Per noi”, chiudono, “basta così”.

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