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Il presidente del Parlamento Europeo, Davide Sassoli,con Nicola Zingaretti  Foto Ansa

Il presidente del Parlamento Europeo, Davide Sassoli,con Nicola Zingaretti Foto Ansa

Comunali Roma 2021, lo psicodramma del centrosinistra: i quattro scenari per scegliere il candidato sindaco

Nome forte, Calenda, primarie, accordo con i grillini: a che punto è la scelta dello sfidante di Virginia Raggi per le amministrative della prossima primavera?

Superato, con successo, il traguardo delle regionali di fine estate, il segretario del Pd Nicola Zingaretti è chiamato alla partita della vita: vincere nella città dove è nato e dove è più forte. Il piano iniziale però è già saltato e davanti ora si aprono quattro strade, quattro scenari, quattro piani, quattro alternative per scegliere il candidato per le comunali di Roma 2021

Le puntate precedenti

Nel luglio scrivevamo come ci fosse un lavoro sotterraneo per arrivare al nome unico. Il nome del candidato su Roma sarebbe arrivato in autunno e in caso di successo del Pd sarebbe stato il segretario a dare le carte, scegliendo, in asse con l'altra corrente forte al momento nel partito, quella di Franceschini, il possibile futuro sindaco. Il nome c'era ed era quello di David Sassoli. Trapelava ottimismo, anche sul fatto che sarebbe piaciuto ai grillini. Meno ottimismo c'era invece sul successo elettorale di settembre e quindi c'era già il piano B: le primarie. 

Il quadro si è complicato

Le cose, come sappiamo, sono andate esattamente all'opposto. Il Pd è uscito bene dalla tornata elettorale, ma Sassoli ha detto "no, grazie, ho da fare in Europa". Nel frattempo Virginia Raggi si è autocandidata con il M5s e Carlo Calenda, con la sua proposta politica, sta di fatto spaccando il Pd. Lo scenario, insomma, si è complicato. Torna buono qui il partito romano, guidato da Andrea Casu (area Franceschini) che, fiutata la tempesta, ha convocato il tavolo di coalizione che nella liturgia della politica è un po' come dire: "Prendiamo tempo". 

Il nome forte che non c'è

Sul tavolo della segreteria la questione ha scalato le priorità ed oggi ci sono quattro alternative. Rimane il piano di Zingaretti (che poi è anche quello di Franceschini e di Bettini) di trovare un nome forte. Nonostante il no di Sassoli, si sta continuando il pressing. Il motivo è semplice: sul nome del presidente del parlamento europeo ci sarebbe l'apertura del M5s. I nomi usciti come alternative, Enrico Letta e Roberto Gualtieri, per motivi diversi non sono disponibili. Nicola Zingaretti, che qualcuno vorrebbe in campo, ha declinato l'invito già in estate. Di altri nomi forti al momento non ne circolano ed è qui, in questo vuoto, che si è inserito Carlo Calenda.

Carlo Calenda, il nome forte che divide

Osservando i diversi no, l'ex ministro ha infatti rotto gli indugi e si è di fatto reso disponibile a scendere in campo. Che sia un nome forte e che generi suggestioni è un dato di fatto: gli è bastato farsi avanti per avere endorsment interni ai dem, ma anche fuori. Che sia un nome che viene preso in considerazione dalla segreteria lo raccontano le ansie di alcuni zingarettiani del Pd Roma con cui RomaToday ha potuto parlare: "Speriamo alla fine non scelgano Calenda", "Certo che ritrovarci a sostenere Calenda non sarebbe il massimo". Che sia un nome divisivo lo racconta la sua storia. Ha lasciato il Pd, è ipercritico nei confronti dei grillini ed appare un uomo poco disponibile al dialogo interno alla coalizione. La soluzione perfetta sarebbe una sua legittimazione attraverso le primarie. 

Le primarie, soluzione sempre buona

Primarie a cui Calenda non ha detto no, ma di cui non sembra molto entusiasta. Il motivo è nelle dinamiche che da sempre caratterizzano il centrosinistra romano, dove le primarie vengono indirizzate dalle correnti, le cosiddette "truppe cammellate". Ad oggi i nomi in campo non sembrano avere connotazioni di correnti, ma le cose potrebbero cambiare. C'è Monica Cirinnà che pur essendo, come da lei stesso rivendicato nell'intervista resa a RomaToday a Ginevra Nozzoli, un'irregolare nel partito, potrebbe godere del sostegno degli ex veltroniani e di Roberto Morassut. C'è Giovanni Caudo su cui si riversano tutti i voti dei marziani, sostenitori di Ignazio Marino (di oggi l'endorsement dell'ex sindaco cacciato dal notaio). C'è Amedeo Ciaccheri che raccoglierebbe i voti di un'area più a sinistra della coalizione. Ci sono candidati minori come Tobia Zevi o Stefano Fassina o Paolo Ciani da tempo in campo. A sostegno di Calenda potrebbero esserci oltre ad Azione, anche Italia viva e base riformista" del Pd. Ad oggi le correnti principali del partito (zingarettiani, areadem di Franceschini, manciniani ed ex giovani turchi di Orfini) non sono schierate, ma la sensazione è che potrebbero scegliere tra Cirinnà e Calenda stesso, sempre che non venga proposto un nome civico da legittimare ai gazebo. 

Un nome per i Cinque Stelle

Un nome da scegliere in una rosa gradita ai cinque stelle che magari al primo turno accontenterebbero Virginia Raggi, appoggiandola (e magari sottotraccia invocando il voto disgiunto) e scegliendo il candidato dem al secondo turno. Calenda, pur avendo il pedigree per vincere, è inviso al Movimento Cinque Stelle per i numerosi attacchi dell'ex ministro. Un nome difficile da far votare e da digerire. Il lavoro attuale nella segreteria è proprio quello di individuare possibili votabili al secondo turno. Tra gli esponenti dem avanza il nome di Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, sul quale si potrebbe trovare la quadra con un passaggio dalle primarie che potrebbe spaccare a sua volta il fronte liquido che sostiene Carlo Calenda. 

Sondaggio - Centrosinistra, i nomi usciti allo scoperto: quale ti convince di più?

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