Regionali, centrodestra ancora spaccato. Pirozzi: "Dai partiti nessun progetto politico"

Il sindaco di Amatrice candidato alla presidenza della regione Lazio. Sul logo l'orma di uno scarpone che va a destra

Foto Ansa

Scende in campo "per dare voce al territorio", sottolinea più volte la lontananza dai partiti tradizionali - "a FdI non sono più iscritto" - ripete come un mantra la metafora dello "scarpone" (presente anche nel logo) simbolo di chi esce dal 'palazzo', cammina tra la gente, conosce i suoi luoghi. Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice candidato alla presidenza della regione Lazio, si presenta alla stampa nella prima conferenza ufficiale dopo l'annuncio della discesa in campo. Nessuna novità sostanziale legata a programmi e contenuti reali, più che altro un'occasione per ribadire l'autonomia del suo progetto rispetto alla coalizione di centrodestra, ancora nel caos sul nome da spingere per la corsa alla Pisana. 
 
Non si candida "per bramosia di potere""per fare gli interessi di qualcuno". Se sulla candidatura ha cambiato idea rispetto ai netti "no" iniziali, è per "ridare voce ai territori, ai sindaci, al mondo del volontariato, dei professionisti". Un mondo di civici che comporrà la sua lista di candidati. "Chi farà parte della lista Pirozzi ogni mese lascerà 1000 euro che andranno in un fondo destinato alle associazioni". E quanto alla squadra di governo, verrà  presentata "prima delle elezioni". 

A chi lo accusa di abbandonare i suoi cittadini di Amatrice, ancora alle prese con i danni del terremoto a più di un anno di distanza dalla tragedia, risponde: "Abbandoni qualcuno se scappi dai problemi, da presidente della regione potrei avere la possibilità di incidere su tutti i comuni dimenticati, penso che possa valerne la pena". E agli avversari politici che hanno parlato di "sfruttamento del terremoto per visibilità" replica: "Dovremmo dire la stessa cosa di Zingaretti che con la Provincia e di Lombardi con il Parlamento. Io ho una storia di 22 anni sul territorio, metterci la faccia può servire ad aiutare chi è rimasto indietro".

Sarà Pirozzi il volto del centrodestra unito per riprendersi il Lazio? L'orma dello scarpone nel logo elettorale va in quella direzione, e lui non lo esclude continuando a ripetere che un'eventuale convergenza verrà decisa solo ed esclusivamente sulla base di un programma comune. La verità è che la fuga in avanti del sindaco-allenatore ha sparigliato le carte e costretto il centrodestra alle valutazioni finali. 

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Giorgia Meloni ci è sempre andata cauta (una parte del suo partito non lo ritiene sufficientemente strutturato per una macchina complessa come la regione Lazio), esprimendo apprezzamento ma senza sbilanciarsi, mentre Matteo Salvini l'ha preso sotto la sua ala: "Sarebbe un'ottima scelta". Lo zoccolo duro è Forza Italia. Gli azzurri vogliono l'ultima parola, specie dopo la scelta di Nello Musumeci e Monica Picca usciti a entrambi dal cilindro degli ex An. Silvio Berlusconi ha detto di Pirozzi in un'intervista al Messaggero: "Non conosco nè lui nè il suo programma". Nella lista dei preferiti del Cavaliere ci sono invece i due giornalisti Paolo Liguori e Nicola Porro, ma quest'ultimo ha già declinato. Il voto di Ostia farà da spartiacque. Nelle settimane tra il ballottaggio del 19 novembre e le festività natalizie toccherà trovare la quadra. 

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