Regionali, Gasparri candidato del centrodestra: lui smentisce, ma l'ufficialità è vicina

Il senatore sarebbe il nome prescelto per guidare la coalizione

Maurizio Gasparri, foto Ansa

Alla fine sarà il Cavaliere a spuntarla. Il candidato presidente del Lazio per la coalizione di centrodestra, salvo cambi di rotta improvvisi, sarà un parlamentare forzista di lungo corso. Maurizio Gasparri, romano, 60 anni, capogruppo del Pdl al Senato, è il nome prescelto per riconquistare il Lazio. La riserva è ancora da sciogliere ma l'ufficialità, assicurano i ben informati, sarebbe dietro l'angolo. Per il momento il diretto interessato ha smentito. La trattativa d'altronde è ancora in corso. 

Per metterci la faccia Gasparri ha chiesto il passo indietro di Sergio Pirozzi, sindaco di Amatrice sceso in campo con la lista civica "dello scarpone", osteggiato da FI e FdI come candidato di coalizione e pronto allora in solitario a drenare voti ai partiti tradizionali, minandone seriamente le possibilità di vittoria. Il diretto interessato ha rispedito al mittente l'ipotesi - "solo ricostruzioni giornalistiche" - annunciando l'apertura del comitato elettorale il 21 dicembre. Ma dietro le quinte si sta muovendo, e c'è chi già da per scontato che accetterà un posto come capolista della Lega al Senato (è il Carroccio ad averlo apertamente sostenuto, insieme ai sovranisti Gianni Alemanno e Francesco Storace), lasciando campo libero al candidato di coalizione. 

Ma non è tutto, sul piatto della bilancia il senatore forzista avrebbe messo anche la sua autonomia decisionale. Il riferimento è alle possibili intromissioni di Antonio Tajani e della sua corrente, senza dubbio la più forte nel Lazio. Il presidente del Parlamento europeo non avrebbe dato il suo assenso, spingeva invece per il numero uno della FIN (Federazione Italiana Nuoto) ed ex senatore azzurro Paolo Barelli, più volte uscito nella rosa di nomi papabili. Insomma, Gasparri vuole le mani libere e nessun concorrente in campo. 

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Mentre in Fratelli d'Italia sono tanti a storcere il naso. Se la quadra sembra essere arrivata nelle stanze degli accordi ufficiali, magari garantendo la vicepresidenza a un eletto del partito di Giorgia Meloni, sotto banco Gasparri non piace. "Pensiamo tutti che non sia il nome giusto, non può vincere" confessano più fonti interne alla formazione di ex An, costretta a cedere dopo aver messo il cappello sul candidato vincente alle regionali siciliane Nello Musumeci. Insomma, il dado è tratto o quasi e il tempo stringe: si vota, con ogni probabilità, il 4 marzo. 

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