Regionali Lazio 2018

Regionali Lazio, Parisi mette in moto il centrodestra. Ma è strappo tra Fdi e Lega

Il leader del movimento Energie per l'Italia guiderà la coalizione alle elezioni nel Lazio. Non mancano però malumori

Stefano Parisi e Matteo Salvii ai tempi della corsa per diventare sindaco di Milano

"Andiamo a prenderci la regione Lazio", "serriamo i ranghi e via compatti fino alla fine", "rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo per i nostri candidati". Il centrodestra ha scelto Stefano Parisi per sfidare Zingaretti, Lombardi e Pirozzi nella corsa alle regionali del Lazio. E i commenti ufficiali dei leader della coalizione incoraggiano a gran voce il frontman che inizia a giocarsi oggi - in forte ritardo sugli avversari - la partita del 4 marzo. Un risiko sfiancante andato avanti settimane, tra lotte intestine, malumori, veti incrociati, nomi lanciati e bruciati in poche ore, e terminato con l'investitura di una personalità che sulla carta mette fine alle diatribe. O almeno, dovrebbe. 

Chi è il candidato del centrodestra

Stefano Parisi, leader del neonato movimento Energie per L'Italia, già candidato della destra alle amministrative milanesi del 2016, battuto per pochi voti dal democratico Giuseppe Sala, è un profilo civico ma con una ricca storia di presenze nella macchina politica. Al netto del passato trascorso negli ambienti del partito socialista, Berlusconi, Salvini e Meloni lo hanno definito "una guida stabile e sicura", riconoscendone comunque i "valori liberali, cristiani, riformatori, della destra democratica". Dagli anni della Prima repubblica con i ruoli ricoperti nella vicepresidenza del Consiglio e nel dipartimento agli Affari economici con Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi, al ruolo di city manager del sindaco di Milano Gabriele Albertini nel '97, alla direzione generale di Confindustria, l'esperienza non manca. E la sua distanza dai partiti tradizionali lo rende "innocuo" nel sempre vacillante equilibrio di poteri interni. 

La trattativa e le posizioni dei partiti

Per i più pragmatici azzurri di Forza Italia, è la migliore candidatura possibile. La trattativa con Arcore era in corso da giorni, e il 62enne romano (milanese d'adozione) ha spuntato tre seggi in parlamento ceduti dai tre partiti della coalizione. Avrebbe preferito che gli venisse garantito il ritiro di Sergio Pirozzi, pronto a sottrarre alla destra un buon 10 per cento di consensi. Lui però, in corsa solitaria con la lista civica "dello scarpone", non molla. Per adesso, tant'è. "Solo pochi giorni fa il Centrodestra, con una decisione incomprensibile, ci ha voluto escludere dall’apparentamento (alle politiche, ndr)" ha commentato il neocandidato Parisi annunciando la candidatura. Ma "abbiamo deciso di accettare perché siamo un partito nuovo". E l'unione, come si dice, fa la forza. 

Nome accettabile anche per Matteo Salvini, al netto dell'endorsement iniziale al sindaco di Amatrice, che tanto piaceva alla base laziale del Carroccio. Scaricato ormai da giorni, il leader della Lega ha dato all'ex candidato sindaco di Milano la sua benedizione."E' il candidato sostenuto dalla coalizione, un buon candidato" gli fa eco Francesco Zicchieri, coordinatore regionale del partito. E si accoda al plauso ufficiale a Parisi anche la formazione di Giorgia Meloni, ma non senza malumori, specie tra gli esponenti romani. 

Se infatti a tirar Parisi fuori dal cilindro è stato proprio Ignazio La Russa, padre nobile di Fratelli d'Italia, e la stessa Meloni lo ha definito "un'ottima candidatura", la proposta è arrivata dopo una serie di niet posti alla corsa di Fabio Rampelli, deus ex machina degli ex An. Nonostante i sondaggi che gli accordavano risultati più che soddisfacenti, la resistenza di Berlusconi ma soprattutto di Matteo Salvini ha bloccato il tutto. Chi preferisce mettere a tacere le polemiche, sostiene che tutto sommato sia lui, Rampelli, il primo a tirare un sospiro di sollievo. Farsi da parte vuol dire non bruciarsi in un match che, sempre sperando in un possibile effetto traino delle politiche, dà alla destra nel Lazio davvero poche chance di vittoria. I militanti comunque non l'hanno presa bene. 

I dissensi in Fratelli d'Italia

Così, nelle sedi di partito dove le energie sono tutte indirizzate alle elezioni nazionali perché "tanto il Lazio è già perso", si registra più di un mal di pancia. Sempre meglio di un Maurizio Gasparri (tra le ipotesi delle scorse settimane) e di Sergio Pirozzi, entrambi poco graditi da FdI, quello di Parisi resta un nome tutto "da digerire". "Lo abbiamo accettato per senso di responsabilità, ma la delusione è tanta" è il pensiero condiviso da diversi iscritti e candidati, specie tra gli ex missini, che parlano di "boccone difficile da mandare giù". L'astio è tutto rivolto al Carroccio, e a quel veto posto su Fabio Rampelli per minimizzare al massimo - sostengono i più arrabbiati - il risultato di FdI, da sempre forte nel Lazio. Insomma, il candidato c'è e il nodo, finalmente, è sciolto. Ma l'aria che tira dietro le note stampa non è delle migliori.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Regionali Lazio, Parisi mette in moto il centrodestra. Ma è strappo tra Fdi e Lega

RomaToday è in caricamento