Regionali, il vertice ad Arcore non scioglie il nodo: il candidato del Lazio dopo quello della Lombardia

In queste ore il responso e l'ufficialità. Il vero intoppo resta Sergio Pirozzi

Sono ore di attesa. Il vertice domenicale ad Arcore non ha aiutato a sciogliere il nodo. Il centrodestra in corsa alle regionali (si vota con le politiche il 4 marzo) è ancora senza candidato. E lo sarà, a quanto appreso, finché non si trovererà la quadra per la Lombardia. Capiamo meglio. 

Dopo settimane di totonomi, dall'incontro tra i leader di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega, ci si aspettava oltre a programmi e collegi per le elezioni nazionali, anche, finalmente, il nome ufficiale per il Lazio. Invece niente. Nessuna comunicazione in merito. E in ballo restano i soliti noti: Maurizio Gasparri spinto da Berlusconi e Gennaro Sangiuliano (vicedirettore del Tg1) per la componente forzista di Antonio Tajani che ha il placet anche di Fratelli d'Italia. Ma una certezza sembra svanita: se fino a ieri, l'ultima parola spettava a Forza Italia (dopo le regionali siciliane e la vittoria di Nello Musumeci sostenuto da FdI), il quadro si rimescola con il passo indietro del leghista Roberto Maroni che, stando alle ultime ore, avrebbe deciso "per motivi personali" di non ricandidarsi in Lombardia. Come si connette con le dinamiche del Lazio?

Il nuovo nome per la regione del nord Italia potrebbe non essere espressione della formazione leghista. Forza Italia vorrebbe l'ex ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, Salvini ha lanciato il nome di Attilio Fontana, ex sindaco di Varese. Ma il Carroccio potrebbe accordare l'ultima parola agli azzurri in cambio della scelta nel Lazio. Riemergerebbe dunque la possibilità Pirozzi. Il sindaco di Amatrice, già in campo da prima di Natale con la sua lista civica "dello scarpone", è la vera spina nel fianco, pronto a "succhiare" voti decisivi all'alleanza siglata ieri ad Arcore. Inviso soprattutto a Forza Italia e a una grossa fetta di esponenti del partito di Meloni, piace invece a Matteo Salvini che fin dall'inizio non ha nascosto il suo endorsement. 

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Considerando che il primo cittadino di Amatrice è già in campagna elettorale da settimane, e che un sondaggio (Ipg Marketing dei primi di dicembre, commissionato dalla sua stessa formazione) lo dà al 20 per cento, il numero uno del Carroccio potrebbe spingere per una convergenza finale sul suo nome. Altra opzione possibile è un accordo per il suo ritiro, su cui molti continuano a scommettere. Lasciare la strada libera al candidato di Forza Italia, in cambio di un posto in parlamento con candidatura nel collegio uninominale di Rieti. In entrambi i casi l'obiettivo è chiarissimo: scongiurare la competizione con Pirozzi, che rischierebbe di mandare all'aria le possibilità di vittoria del centrodestra trasformando le regionali in un bis delle ultime amministrative romane. Da parte sua il sindaco ha sempre escluso il passo indietro rivendicando la completa autonomia del suo "progetto civico": "Solo ricostruzioni giornalistiche per oscurare la nostra rivoluzione". Salvo dichiarazioni dell'ultima ora, tra il serio e il faceto. "L'unica persona per la quale farei un passo indietro volentieri è Giorgia Meloni" ha dichiarato il sindaco allenatore in mattinata all'Adnkronos. E se in ballo ci fosse una candidatura in parlamento? "L'unico posto al quale potrei pensare - torna a scherzare - è quello di commissario tecnico della nazionale". Tra oggi e domani, il responso finale. 

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