Regionali, le pagelle del confronto tv: vincono Barillari e Zingaretti

Storace prova ad attaccare ma Zingaretti non cede alle provocazioni come fa invece la Bongiorno. Il"5 Stelle" vola "da cittadino". Bene Rossodivita il "duro e puro"

Un Barillari in splendida forma che ha preso fiducia e vola sulle ali dell'entusiamo grillino. Uno Zingaretti che sa di essere in netto vantaggio sugli sfidanti e che pertanto evita ogni forma di polemica con uno Storace che, all'angolo, si limita a continui attacchi.
Una Bongiorno che appare convinta solo a metà del ruolo di candidata presidente. In tutto ciò, i due outsider chiamati a far quasi da contorno allo scontro 'a 4' per la Regione Lazio si sono sdoppiati: bene Rossodivita, forte del suo essere consigliere uscente 'duro e puro'; assolutamente impalpabile Di Stefano, con vaghe proposte portate alla ribalta mediatico-politica.

BARILLARI: VOTO 9
Il grillino c'è. E' candidato vero e in queste settimane di campagna elettorale ha evidentemente preso coraggio e fiducia. Non va mai oltre le righe, tiene i tempi del conduttore e chiude le risposte – nette e lapidarie – sempre prima della fine del tempo a disposizione. E' lui l'unico vero candidato nuovo di questa competizione, viene dalla società civile, guadagna 1500 euro al mese con un lavoro normale e questo, in una situazione come quella attuale di 'odio' verso la classe politica pesa eccome. Ma lui non la fa pesare. Parla da politico quando serve e al momento giusto tira sferzate contro tutto e tutti. Il suo messaggio finale, al motto di “Que se vayan todos”, suona di convinzione di potercela fare. O almeno di giocarsela fino alla fine. Convincono soprattutto due risposte. La prima è quella sui rifiuti: sono i 'grillini' i depositari sul piano nazionale delle “tre erre”, riduzione, riuso e riciclo. E quando serve lo fa notare a tutti. La fortuna, in questo caso, è anche dalla sua parte. Sulla domanda sui rifiuti ha il vantaggio di essere l'ultimo chiamato a rispondere. E lo fa attaccando. La seconda risposta “che funziona” è quella sulla casa. Perché domanda sulla “casa” propriamente non era: si chiedeva di cemento e di verde. Di riflesso, di abitare. E in pochi secondi ha colpito laddove sa di essere forte. Più verde. Zero cemento. Riuso del costruito. Ed ha portato un esempio concreto: no al raddoppio dell'aeroporto di Fiumicino, “speculazione sotto tutti i punti di vista”. E' stato l'unico a sentirsela di andare in maniera decisa contro i poteri forti che governano i processi economici della Regione.

ZINGARETTI: VOTO 8
E' politico navigato e sa che, essendo a favore di sondaggio, può permettersi il lusso di non rispondere a chi attacca. Più volte Storace prova a stuzzicarlo ma non cede alle provocazioni. E quando è chiamato a rispondere su temi concreti, la localizzazione della “nuova” Malagrotta, l'acquisto del palazzo della Provincia e i costi dell'amministrazione, Zingaretti ha letteralmente “incenerito” Storace. La localizzazione del sito per la nuova discarica “è un problema del Comune di Roma e non della Provincia che può solo indicare i luoghi idonei”. Vero. “Accorpare tutte le sedi sparse per la provincia in un'unica sede consente di risparmiare milioni di euro ogni anno”. Vero: il palazzo di Parnasi è stato acquistato facendo confluire tutte le altre sedi in un fondo immobiliare, operazione tecnicamente a costo zero. “La Provincia di Roma ha ridotto di 300 milioni di euro la sua esposizione debitoria”. Vero. Resta solo un dubbio – insoluto – che non ci fa propendere per il 9 in pagella: perché andare a correre per la Regione Lazio e non per il Comune di Roma, lanciandosi così in una sfida più appassionante contro Alemanno e in una vetrina sicuramente più importante?

ROSSODIVITA: VOTO 6
Sceso in campo da outsider, “segato” da Zingaretti e non andato a buon fine l'apparentamento con Storace, il candidato radicale sfrutta bene il vantaggio di essere colui che ha fatto uscire fuori lo scandalo Fiorito e di aver restituito, come gruppo regionale, i soldi in eccedenza ottenuti dalle casse dell'amministrazione. Gioca bene le sue carte in tema di rifiuti e mostra una particolare attenzione a quello che sarà: difficilmente i Radicali entreranno in Regione e al momento di porre la sua domanda a Barillari, non va allo scontro ma tende una mano. “Tagliare i finanziamenti ai partiti e l'anagrafe degli eletti sono due battaglie che ci accomunano: dopo le elezioni possiamo contare su di voi?”. Se non altro, una bella immagine.

BONGIORNO: VOTO 5
Poteva e doveva fare di meglio. Parte bene ma poi si perde nel dibattito con gli altri candidati e dietro le provocazioni da politico navigato quale è di Francesco Storace rimane imbrigliata in una rete dalla quale non sa districarsi: l'essere, per usare le parole del candiato di centrodestra, “testa di Bongiorno ma corpo dell'Udc”. Si limita a un poco deciso “i candidati in lista sono diversi”, poi prende le distanze da Luciano Ciocchetti, numero 2 della regione Lazio al tempo della Polverini (come le ricorda Storace) ma poi corre in difesa del piano casa partorito proprio da Ciocchetti. Le proposte sono sempre le solite: dismettere, privatizzare, chiudere i rubinetti per fermare l'emorragia. La versione laziale di Mario Monti non buca. E poi peserà, e tanto, il suo 740: guadagnare 1,5 – 2 milioni di euro al cospetto dei 1500 di Barillari e dei meno di mille di Di Stefano, in questa Italia “anticasta” può essere un problema.

STORACE: VOTO 4
Il basso voto al candidato del centrodestra è più un riconoscimento a Nicola Zingaretti. Storace ci ha provato. Da ex presidente che ha lasciato le casse regionali con un debito certificato dalla Banca d'Italia, ha attaccato. Provocato. Cercato di far cadere in contraddizione chi si sta accreditando come uomo nuovo della politica regionale anche se uomo nuovo non è. I suoi attacchi cadono nel vuoto. L'unico effetto che ottiene è innervosire Giulia Bongiorno. Magari sarà riuscito a riportare a destra un po' di voti che altrimenti sarebbero andati ai montiani ma era la sua unica occasione per provare lo strappo e rimontare uno Zingaretti saldo in testa. Ha scelto la strada della polemica. Ma non è stato premiato.

DI STEFANO: VOTO 3
Il candidato non c'è: bravo a parlare ma le proposte sono poco argomentate. Quella del mutuo sociale, che potrebbe anche essere accattivante per le persone in emergenza abitativa, come prospettata rasenta l'assurdo: “Costruire due nuovi quartieri di case popolari”. Detta così, significherebbe dar vita a due "banlieu". Due luoghi – inevitabilmente lontani dal tessuto cittadino – in cui far confluire tutte le persone “meno benestanti” che non possono permettersi una casa a prezzi di mercato. E quando Barillari gli offre un assist con la sua domanda -  “dove prenderete i soldi per fare tutto ciò che proponete?” - non riesce a rispondere e si limita a un generico “dagli immobili da far confluire in un fondo e dai partiti”. La domanda era facile: bastava ripetere quello che in teoria si dovrebbe sapere a memoria. Cosa fare e con quali soldi.

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Sin qui i nostri giudizi. SKY ha permesso al pubblico di votare la credibilità e la performance dei candidati. I giudizi sono i seguenti: Barillari 30%, Zingaretti 25%, Di Stefano 23%, Storace 13%, Bongiorno 7%, Rossodivita 2%.

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