Elezioni Politiche 2013

Diego Menegon (Fare): "I partiti? Stiano fuori dalle banche"

Diego Menegon è candidato alla Camera dei Deputati con il partito Fare-Fermare il declino di Oscar Giannino. A RomaToday parla delle possibili soluzioni per uscire dalla crisi

Diego Menegon, classe 1983, viene da Montebelluna, la città di cui è stata sindaco Laura Puppato nota per aver sfidato Pierlugi Bersani alle primarie del Centro-sinistra, ed uno dei più attivi militanti del movimento politico Fare per Fermare il declino del giornalista ed economista Oscar Giannino. Diego, con una laurea in tasca in scienze politiche, si è lanciato nell'agone politico ed è candidato nel collegio Lazio 1 per la Camera dei deputati proprio a sostegno della lista Fare che con professionisti, imprenditori ed esperti di economia si propone di far uscire l'Italia da questo torpore economico che dura ormai da anni e di cui sembra non ci sia via d'uscita all'orizzonte.

Diego, Lei è uno dei più giovani candidati con la lista Fare-Fermare il declino, come nasce la sua adesione al movimento di Oscar Giannino?

Non ho mai fatto politica attiva nei partiti, avevo una certa diffidenza e vedendo dove ci hanno portato, direi che avevo ragione! Ho aderito fin dall'inizio a Fare per Fermare il declino perché qui si parte dai contenuti. La vecchia classe politica ha fallito e la crisi che stiamo vivendo è figlia dei suoi errori, di conti pubblici che hanno visto sempre aumentare spesa pubblica, tasse e debito pubblico. I governi di centrodestra, mentre a parole invocavano la rivoluzione liberale, aumentavano spesa pubblica e sprechi, creando un primo problema; i governi di centrosinistra hanno dato la risposta sbagliata, aumentando le tasse e aggravando il problema che avevano ereditato dai governi precedenti.

Alla fine, le mani bucate delle amministrazioni pubbliche ci hanno resi deboli di fronte a una pesante crisi internazionale. Il fisco troppo ingordo ha ammazzato l'economia, il tessuto produttivo, la sua capacità di reagire alla crisi, la capacità di spesa delle famiglie e dei lavoratori. Le forze politiche tradizionali non hanno più credibilità. Basta vedere che cercano di darsi la colpa a vicenda o, peggio, a improbabili complotti internazionali. La verità è che serve conoscere l'origine del problema Italia, e una forte discontinuità con il passato che può dare solo una nuova forza politica, fatta di persone competenti che vengono dalla società civile, che parta dalle idee e abbia un progetto coerente per il futuro.

Tasse e disoccupazione sono tra i temi caldi di questa campagna elettorale. Quali le vostre proposte su questi argomenti?

I due temi sono legati e sono una priorità per Fare per Fermare il declino. Noi proponiamo di ridurre la pressione fiscale di 5 punti percentuali in 5 anni, dando priorità a lavoro e imprese. Il motivo è semplice. In Italia trovare una nuova occupazione e assumere è difficile a causa di una tassazione esagerata. Il cuneo fiscale, la differenza tra quanto il lavoratore costa al suo datore e quanto effettivamente questi percepisce, è superiore di 11-13 punti percentuali alla media Ocse.

Vogliamo abolire l'Irap e ridurre l'IRPEF del 30% portandola a zero per i redditi più bassi. In questo modo si combatte la disoccupazione e si dà più potere d'acquisto ai lavoratori. Dei 2000 euro lordi che un datore paga per un dipendente, al lavoratore, tolte le tasse, restano mediamente 800 euro. Con le misure da noi proposte, il reddito che effettivamente riceverà sarà superiore di 1200 euro, 300 euro in più. Ciò sarà possibile tagliando la spesa pubblica di 6 punti percentuali in 5 anni. Occorre tagliare le spese per i servizi generali, i costi della politica, gli sprechi che ci sono in settori come la difesa e le strutture diplomatiche (si pensi, ad esempio, che abbiamo 50 ambasciate in più degli Stati Uniti). Un'altra voce da tagliare è quella relativa ai sussidi alle imprese che non hanno possibilità di tornare competitive e qui veniamo ad una seconda proposta di Fermare il declino: anziché aiutare imprese gestite da manager incapaci, bisogna sostenere i lavoratori che vi lavorano, aiutarli a riqualificarsi e trovare lavoro in imprese capaci di stare sul mercato.

Banche e politica, legame forte in questi giorni. Voi che per lo più avete al vostro interno economisti e professionisti che ne pensate?

Noi vogliamo che la politica esca e resti fuori dalle banche. Oggi i partiti, attraverso le fondazioni bancarie, nominano i manager a capo degli istituti bancari. Questi, anziché dar credito a imprese e famiglie, anziché fare gli interessi degli azionisti e dei correntisti, fanno gli interessi dei politici che li hanno nominati. Siamo gli unici a chiedere che le banche siano pienamente indipendenti dalla politica. Gli altri partiti sono troppo interessati a mantenerne il controllo. A quanto pare siamo anche gli unici a esser consapevoli del problema.

Anche un soggetto politico nuovo come il Movimento 5 Stelle, ha ragione a denunciare la cattiva gestione di una banca come MPS, ma poi vuole nazionalizzare le banche o costituire una banca di stato. La classica cura peggiore del male: e a chi la fai gestire una banca di stato? ancora alla politica? no, grazie; abbiamo già visto che i politici non ne sono capaci. Non basta cambiare le persone. Bisogna cambiare il sistema, eliminare alla radice gli insani intrecci tra politica e finanza. Già ci impongono una pressione fiscale effettiva del 55%, lasciandoci gli spiccioli. Vogliono continuare a metter becco anche sui pochi risparmi che mettiamo in banca? Meglio di no. Fuori i partiti dalle banche.

Vi presentate anche per le elezioni regionali dove in questi giorni al centro del dibattito è il tema dei rifiuti: che proposte avete per il ciclo integrato dei rifiuti?

Bisogna garantire che funzioni l'intera filiera, perché siano rispettati i criteri indicati dall'Unione europea in materia: lo smaltimento in discarica va assolutamente e drasticamente ridotto. La raccolta differenziata o la differenziazione a valle della raccolta è un obiettivo da perseguire. Il recupero, anche a fini energetici deve poter intervenire per la parte residua. Ci sono tecnologie che consentono di farlo senza usando centrali elettriche già esistenti anziché realizzando nuovi termovalorizzatori. Valutiamo queste soluzioni. In Italia siamo bravissimi a fissare obiettivi ambiziosi, salvo poi non muovere un passo in questa direzione. In molti casi il riciclaggio, con la raccolta differenziata o la differenziazione a valle, è più conveniente, ma il pubblico non la fa. Il recupero di energia dai rifiuti può essere fatto senza inquinare di più, ma il pubblico non lo fa. Bisogna quindi aprire il settore ai privati, agli operatori della green economy, fare in modo che i cittadini possano rivolgersi a chi offre loro il servizio migliore, i più alti standard ambientali, a costi più bassi per i consumatori.


A maggio ci saranno anche le elezioni amministrative pensate di presentarvi anche in questo caso e magari anche per il Comune di Roma?

Certamente. In ambito comunale sono molti i fronti su cui lavorare per migliorare la vita degli abitanti della Capitale. Coerenti con i nostri principi di trasparenza, merito, società aperta, concorrenza, li declineremo per costruire un programma per Roma. Siamo partiti dalle idee, da un decalogo di proposte chiare, concrete e precise, lanciate la scorsa estate. In pochi mesi decine di migliaia di persone si sono riconosciute in queste idee e si sono dette disposte a portarle avanti fattivamente.

E' un caso molto singolare questo, in un cui il consenso e la voglia di partecipare sono nati da un moto spontaneo, precedendo l'organizzazione. Da un paio di settimane è partita anche la campagna di tesseramento, perché abbiamo l'energia, i numeri, la voglia di continuare un progetto che guarda al futuro. Dopo le elezioni politiche e regionali, l'appuntamento successivo è senz'altro quello delle amministrative e in particolare le comunali a Roma, Solo in provincia si contano circa 5 mila aderenti, per lo più nuovi alla politica. Si sono costituiti decine di comitati in tutte i quartieri. Sono migliaia i "fattivi" che in queste settimane di campagna elettorale ci mettono una passione ed un entusiasmo che nei partiti tradizionali è difficile trovare.

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