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I movimenti protestano in Campidoglio contro la delibera di Tronca (Immagine di repertorio)

I movimenti protestano in Campidoglio contro la delibera di Tronca (Immagine di repertorio)

Emergenza casa, #aromaserve: "Utilizzare quanto è già stato costruito"

Applicare correttamente la delibera regionale. "Basta soluzioni tampone". Stop a sfratti e sgomberi. Cosa può fare il prossimo sindaco in tema di emergenza abitativa e occupazioni? Romatoday ha intervistato Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani

Un taglio netto con le politiche di Tronca applicando correttamente la delibera regionale sull'emergenza abitativa in tema di occupazioni. “Basta soluzioni tampone ed emergenziali”. Nel frattempo, stop a sfratti e sgomberi. E ancora. Rigenerazione urbana e più “atti di coraggio” come una tassazione più elevata per le abitazioni private che restano vuote. Cosa può fare il prossimo sindaco in tema di emergenza abitativa e occupazioni? Romatoday ne ha parlato con Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani. 

Partiamo dalla delibera regionale sull'emergenza abitativa che ha visto i movimenti protagonisti negli ultimi mesi. Le modalità con cui è stata recepita dal Comune amministrato dal commissario Tronca ha sollevato le vostre proteste. Finirà nelle mani della prossima amministrazione.

La delibera regionale concede al Comune l'individuazione di criteri per il censimento dell'emergenza abitativa per quanti vivono nelle occupazioni, per stabilire i requisiti del diritto di accesso agli alloggi popolari. Non c'è stata però alcuna forma di verifica all'interno delle occupazioni. Tronca inoltre ha ridotto il numero delle assegnazioni per due categorie che nel documento regionale venivano considerate prioritarie: quella degli occupanti e quella degli abitanti dei residence. Ha privilegiato i nuclei familiari in graduatoria per una casa popolare mettendo le altre emergenze in un angolo. Questi saranno i primi nodi che dovrà affrontare il prossimo sindaco in merito a questo percorso. Ma non sono gli unici. 

A cosa si riferisce?

Nella delibera regionale era previsto anche lo svuotamento di alcune occupazioni e la restituzione degli immobili ai proprietari. Abbassando il numero di assegnazioni previste per gli occupanti questo meccanismo salta alzando il rischio di ulteriori tensioni sociali. I proprietari torneranno a fare pressione. Al prossimo sindaco chiediamo di scrivere una nuova delibera che recepisca correttamene quella regionale mettendo nero su bianco che l'emergenza abitativa che si riscontra nelle occupazioni non deve essere risolta in termini di ordine pubblico ma con soluzioni alloggiative. Nella delibera inoltre sono stati inseriti anche alcuni stabili pubblici. Il prossimo sindaco rispetterà l'impegno di utilizzarli in questo modo?

Gli stabili occupati sono uno spazio della città che il prossimo sindaco si troverà ad amministrare. Quali questioni ponete?  

Al di là del palese problema di emergenza abitativa, le occupazioni pongono alla città la questione della rigenerazione urbana. Si è costruito oltre il necessario e non si è ancora finito di farlo. Noi pensiamo invece che si sia realizzato a sufficienza, ora è il momento di pensare a come utilizzare quanto è già stato edificato. Recuperando stabili abbandonati e trasformandoli in abitazioni, le occupazioni mettono in evidenza quante centinaia di alloggi si possano realizzare all'interno degli spazi disabitati e dei relitti urbani. L'attenzione poi dovrebbe cadere anche a chi ha costruito tante case che sono rimaste invendute.  

Cosa potrebbe fare, in merito, il prossimo sindaco?

Prima di tutto far diventare una priorità assoluta la questione della rigenerazione urbana e dello stop al consumo di suolo. Poi lavorare alla soluzione del problema abitativo con quanto è già stato costruito. Per esempio, pensando di acquistare l'invenduto, al di fuori di meccanismi speculativi, per destinare le case all'emergenza abitativa. 

L'emergenza abitativa è scomparsa dalla campagna elettorale. In merito, quali punti dovrebbero mettere i candidati a sindaco nel proprio programma?
 
Prima di tutto dovrebbero analizzare in modo approfondito i numeri dell'emergenza abitativa cittadina che sono stratosferici. Il disagio abitativo romano è un mondo che va analizzato bene. Dovrà inoltre ragionare su come arrivare ad una moratoria degli sfratti. Non si può lavorare ad alcuna ipotesi di soluzione con una pistola puntata alla testa come quella degli sfratti e degli sgomberi. Poi procedere con l'applicazione della delibera regionale e su questa linea avviare un processo programmatico che porti la città fuori dall'emergenza. Fino ad oggi si è ragionato solo in termini di interventi emergenziali, penso ai residence o al buono casa. Per questo è necessario però lavorare anche con il Governo per ottenere nuove risorse. Speriamo che il prossimo assessorato alla Casa non sia una poltrona all'Emergenza abitativa ma alla Rigenerazione urbana e al Diritto all'abitare. Il prossimo sindaco inoltre potrebbe anche immaginare atti di coraggio.

Per esempio?

Perché non pensare a una tassazione progressiva delle abitazioni private lasciate vuote? In cambio si potrebbero anche mettere a disposizione una serie di alloggi vuoti.  

Il rapporto con il Governo per le amministrazioni locali è centrale. Il 'piano casa' dell'ex ministro Lupi ha sollevato non poche proteste da parte vostra. Come si dovrebbe muovere il prossimo sindaco? 

Le ipotesi contenute nel piano casa dell'ex ministro Lupi sono fallite. Tutti i progetti di rimessa in movimento di denaro per nuove abitazioni, la manutenzione degli alloggi pubblici, la realizzazione di housing sociale per il cosiddetto ceto medio impoverito: è tutto fermo. Solo l'art.5 che attacca in maniera furibonda e ideologica gli occupanti è stato applicato. Temo ci sia in campo l'ipotesi di cancellare l'edilizia residenziale pubblica per come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi. E le prime vittime di questo processo sono proprio le amministrazioni locali. Non mi aspetto però nessun cambio di passo da un Governo che ha derive culturali sempre più a sostegno della proprietà privata e sempre meno attento al welfare, soprattutto quello abitativo. Anche da questo punto di vista servono posizioni coraggiose. Se il prossimo sindaco vuole affermare che la casa è un diritto inizi a parlare diversamente da Renzi.  

Negli ultimi mesi i movimenti hanno protestato più volte dietro lo slogan 'No alla guerra ai poveri'. La povertà in città dovrebbe essere un tema importante per un sindaco.

Chiediamo che la questione della povertà non sia affrontata solo in termini di controllo sociale. Siamo arrivati ad un punto tale che l'unica risposta possibile è diventata questa, quasi una sorta di accusa: sei povero e quindi controllato perché a rischio. A rischio di diventare illegale, a rischio di restare fuori dalla convivenza civile. Una sorta di nemico della città. Il prossimo sindaco dovrà scegliere se considerare i poveri come tali o come dei soggetti su cui intervenire.

Riassumendo. Partendo dall'attualità: applicare correttamente la delibera regionale sull'emergenza abitativa con la richiesta per il prossimo sindaco di stralciare la delibera di Tronca e riscriverne una nuova. E ancora. Smettere di considerare le occupazioni come un problema di ordine pubblico, i poveri come nemici della città, arrivare ad una moratoria degli sfratti, puntare sull'utilizzo e il recupero dell'esistente con processi di rigenerazioni urbana, abbandonare gli interventi emergenziali per politiche più strutturate, pensare ad una tassazione progressiva delle case vuote. Infine una nota politica: il prossimo sindaco, se vuole affermare che la casa è un diritto, dovrà parlare diversamente da Renzi.  

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