Marino: "Non mi candiderò alle primarie. Il Pd? Non presenti il suo simbolo"

L'ex sindaco ha spiegato in una lettera a Repubblica che non parteciperà alla consultazione democratica: "Sono un rottame inutilizzabile". Il dito è puntato contro Renzi: "Ha calpestato la scelta dei cittadini"

Il sindaco Ignazio Marino non parteciperà alle primarie del Partito democratico a Roma. Lo ha spiegato il diretto interessato in una lettera inviata a La Repubblica. "Molti in queste settimane mi hanno chiesto cosa farò io. Posso solo dire cosa non farò, e cioè: non parteciperò alle primarie del Partito Democratico" la conclusione del suo intervento. La pagina delle 'dimissioni forzate' l'ex primo cittadino non l'ha ancora voltata. L'ascia di guerra verso il premier Renzi che ha "costretto tutti i consiglieri comunali del Partito Democratico ad allearsi con la destra e a rimettere in blocco il mandato da un notaio" non è ancora stata sotterrata. Marino non sarà alle primarie. Non esclude però altre discese in campo, magari con una lista civica.

"Le primarie hanno un senso a patto che chi le propone e chi vi partecipa ne rispetti il valore e poi l’esito. Se si calpesta la scelta dei cittadini, com’è successo a Roma, si svuota il significato stesso di quelle consultazioni" scrive Marino. "Per questo ho trovato sconcertante la decisione del segretario del Pd, Matteo Renzi, di indire nonostante tutto le primarie per la candidatura a sindaco di Roma". Il riferimento è alle ultime rocambolesche settimane della sua candidatura: "Mi chiedo come possa Renzi non vedere il danno arrecato al Pd e all’istituto stesso delle primarie dalle sue decisioni e pensare di andare avanti come se niente fosse. Non capisco come ritenga credibile chiedere alle elettrici e agli elettori romani di sacrificare una domenica mattina, mettersi in coda, versare i due euro e indicare il nome del proprio candidato sindaco, dopo che egli ha eliminato con un atto di forza chi quelle primarie aveva vinto l’ultima volta".

Marino punta il dito contro il premier Renzi. "Il Presidente del Consiglio non si rende conto che con la sua interferenza sull’Amministrazione cittadina ha reso le primarie, almeno a Roma, un rottame inutilizzabile". Tra le interferenze citate da Marino la convocazione degli assessore "nella sede del Partito Democratico per imporgli di dimettersi" e l'aver costretto "tutti i consiglieri comunali del Partito Democratico ad allearsi con la destra e a rimettere in blocco il mandato da un notaio". 

Marino non usa mezzi termini, verso Renzi ma anche verso il Pd. Per l'ex primo cittadino le primarie non hanno più alcun valore "perché il loro esito può essere capovolto per ordine del vertice del partito". Poi si spinge oltre: "Il Pd a Roma non dovrebbe nemmeno partecipare con il proprio simbolo alle elezioni amministrative del 2016". Continua: "Almeno a Roma, almeno per questa tornata elettorale, oggi il Pd è ormai diventato il problema e non la soluzione".

Il chirurgo dem non si risparmia nemmeno su Roberto Giachetti, il vicepresidente della Camera dei Deputati, 'scelto' da Renzi per partecipare alle primarie del Pd. "Ha le spalle coperte" ha scritto riferendosi al fatto che, a differenza di quanto fece lui nel 2013, non ha lasciato il suo incarico parlamentare. "Non ci crede nemmeno lui fino in fondo". Per Marino non sorprende "che nessun esponente di spicco del Pd abbia fin'ora accettato la sfida. Candidarsi per ordine di Renzi significherebbe accettare una logica secondo cui, in caso di vittoria, a governare Roma sarà il capo del partito e del governo, mentre il sindaco sarà ridotto a una sorta di commissario esecutore". 

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Una via d'uscita però c'è. E l'ex primo cittadino non si risparmia dal dare al Partito democratico il suo consiglio: "Ha ancora margini per dare un contributo, se avrà il coraggio e l'onestà di ammettere il grave il grave abuso commesso e di compiere un gesto di serietà, umiltà e lungimiranza". 

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