Domenica, 25 Luglio 2021
Elezioni Roma 2016

Atac, è scontro Raggi-Giachetti sull'ipotesi privatizzazione

La candidata grillina: "Atac è fiore all'occhiello di Roma, deve restare ai romani". Giachetti: "Non escludiamo una privatizzazione, ma se prima procediamo al risanamento vale dieci volte tanto"

Atac ai privati? Sul destino della municipalizzata romana, in pessime condizioni finanziarie e con evidenti ripercussioni su un servizio pubblico scadente, si consuma l'ultimo scontro di idee tra Cinque Stelle e Pd. Se per la candidata grillina Virginia Raggi l'azienda è e "deve restare pubblica", Giachetti non esclude manovre di privatizzazione, una volta risanata. 

"Giachetti rivela esattamente il disegno del Pd sulle nostre risorse e sui servizi essenziali: vogliono privatizzare. Lo stanno facendo con la scuola, con la sanità e ora lo faranno anche con i mezzi pubblici". E' la risposta di Raggi a chi le chiede un commento sulle dichiarazioni del suo sfidante, che in occasione di un confronto con il partito dei Radicali guidato da Riccardo Magi (che lo appoggia con una lista civica) si è detto "favorevole alla privatizzazione di Farmacap e Assicurazioni di Roma", aprendo anche alla possibilità di vendita della municipalizzata dei trasporti: "La privatizzazione di Atac, in questo momento, equivarrebbe ad una svendita. Io non ho nessun furore ideologico ma se risanata vale 10 volte tanto".

Opposta la visione di Raggi. Anzi, per l'avvocato Cinque Stelle "Atac è un fiore all'occhiello di Roma". E come tale "deve tornare ad essere dei romani". Parole su cui ironizza il presidente Magi. "Se Atac è un fiore è al massimo un crisantemo sulla tomba del trasporto pubblico cittadino". Già, perché "come può essere un vanto un'azienda fallita, dopo essere stata per anni una mucca da mungere per i partiti e le loro clientele, e che quotidianamente infligge ai cittadini disservizi ed enormi disagi?". E ancora: "Posizioni come quella espressa da Virginia Raggi rispecchiano perfettamente le ragioni dello sfascio a cui la capitale è stata condotta da una classe dirigente che per decenni ha governato solo cercando il consenso di 60 mila dipendenti comunali e delle aziende municipalizzate, senza guardare agli interessi e ai diritti di tutti i cittadini"

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