DARIO MAVILIA , Candidato di Repubblica Romana all'Assemblea Capitolina e al municipio VIII

Ho 30 anni, laureato in Scienze Politiche e in Relazioni internazionali, gestisco da quattro anni la comunicazione dell’Associazione AltraMente - scuola per tutti.

Ho 30 anni, laureato in Scienze Politiche e in Relazioni internazionali, gestisco da quattro anni la comunicazione dell’Associazione AltraMente - scuola per tutti. Dopo il liceo il magico mondo della precarietà mi ha inghiottito, tra esperienze lavorative più o meno colorate, dall’operatore in un asettico call center al bidello di una buffa scuola elementare, dal co.co.co nell’amministrazione regionale all’arbitro di calcetto. Per 10 anni ho cantato nella band romana delle Carote Sbriciolate.

perchè mi candido:

Precario, ma normale.

Precario, quindi normale.
Guadagno 500 euro al mese, ne spendo 400 di affitto. Normale.

Nella precarietà il futuro è come il parabrezza appannato, all’inizio non vedi una minchia, poi coll’aria calda si apre poco a poco, poi sembra tornata la visibilità ottimale, abbassi un po’ l’aria calda e si riappanna tutto.

Uno dei trucchi è però aprire leggermente il finestrino, far circolare l’aria. Aprire il finestrino e girare per la città. Cogli amici una dozzina d’anni fa di notte, su via di Grotta Perfetta, decidevamo che era l’ora del caffè e tiravamo fuori le teste dai finestrini per urlare al buio, ai lampioni arancioni e forse per squarciare il velo degli anni che avremmo vissuto, avvolti ancora da colorata carta da sogno, di quella che non trovi più manco dai cinesi, a trent’anni.

Adesso apro il finestrino e guardo lamia città. La guardo ormai con naturalezza, come con naturalezza percorro i luoghi della mia vita e mi perdo nelle tortuosità delle scelte e negli anfratti dei dilemmi irrisolti. Mi ci perdo e mi ci ritrovo, ma sempre con naturalezza, col sorriso.

Ho sempre avuto una naturale tendenza a far politica, forse qualche volta l’ho anche fatta, perché la pensavo come cambiamento dello stato di cose. Cambiamento in meglio, spesso radicale, necessariamente radicale perché troppo violenta è la differenza tra le persone che vivono troppo bene e quelle che vivono troppo male.

E alcune cose mi sono sempre sembrate naturali.

Per esempio per me è naturale che una città con 50000 persone senza casa e 150000 case sfitte debba consegnare in qualche modo quei tetti a quei corpi, a quelle lacrime,a quelle vite.

Per me è naturale che se un capannone abbandonato viene riutilizzato da giovani che lo risistemano per fare attività per il quartiere, questo debba essere lasciato a loro, perché senza vita e colori i quartieri si incancreniscono, le persone si incarogniscono, si chiudono in casa e sopravvivono tra egoismi e rincoglionimento televisivo.

Per me è naturale che se il debito di una città è stato pompato dalla giostra finanziaria delle banche non debba essere pagato dal lavoro quotidiano del fruttarolo sotto casa.

Per me è naturale che la cultura debba essere accessibile a tutti, e che per fare in modo che la gente non prenda più la macchina bisogna investire in trasporti pubblici gratuiti e piste ciclabili.

Per me è naturale che quando sarò papà, dovrò avere un asilo dove portare mio figlio. Magari non dalle suore, perché per me è naturale che l’istruzione sia pubblica, è ancor più naturale che i soldi pubblici finanzino l’istruzione pubblica e che i privati si finanzino da soli.

Per me è naturale che se a trent’anni ho voglia di pensare a un futuro possa farlo, senza che ogni programma a lungo termine venga schernito dal traballare dei lavori e delle speranze sopite.

Per me è naturale che il valore, nella vita, non sia solo quello del denaro, ma quello di un sorriso, di una esistenza vissuta meglio, di riuscire a dare alle persone la fiducia per non appassire.

Queste cose, e molte altre, sono naturali per me.

Non sono naturali per questa città, dove sono al contrario naturali la sopraffazione, la diseguaglianza e il grigio mortorio che uccide. Che sfianca, succhia via la vita e uccide. Non si muore di morte, ma consumati.

Per me è naturale non rassegnarmi all’oblio atarassico di questi tempi, è naturale lottare e non rannicchiarmi, è naturale ridere e colorare il mondo. Sono così da quando sono piccolo, spero di essere così sempre.

Quindi mi sono rimboccato le maniche, e la politica mi fa ora attraversare queste elezioni comunali. Non risolveranno certo le sorti della civiltà umana, ma sono la mia testimonianza di voler mordere ansie e frustrazioni.

E queste elezioni le attraverso con un sindaco, Sandro Medici, che non urla, che sa come si governa, ma non è prepotente. Che sa farsi rispettare perché crede in quello che fa e non perché è più feroce degli altri.

C’è bisogno di un sindaco come questo, perché in questa città di palazzinari, corruzione e vaticano, vince sempre chi urla di più, chi ha più soldi, più potere. E invece è scoccata l’ora di cambiare strada, è il momento in cui devono urlare i senza voce, i senza potere, o quelli che urlano forte ma sono troppo distanti per essere ascoltati.

Mi candido con una lista nuova, di cittadine e cittadine colla testa alta e la schiena dritta, che si chiama Repubblica romana.

Mi candido con Sandro Medici e la Repubblica romana perché centrosinistra e centrodestra per vent’anni non hanno dato risposte chiare, e mi sono davvero stancato del meno peggio, come si è stancata Roma di passare di mano in mano senza cambiare direzione. Perchè voglio cambiare la città, ma senza compromessi. Voglio fare politica in un modo per il quale posso tornare a casa la sera stanco sì, ma a testa alta, senza cedere la sovranità del mio pensiero.


Trasporti di superficie gratuiti con implementazione collegamenti periferie-centro

- recupero edifici dismessi da mettere a disposizione per le attività degli abitanti dei quartieri romani

- implementazione dei servizi sociali, in particolare asili nido comunali, consultori e miglioramento dei centri per l'impiego

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