VI Municipio, Palmieri di nuovo in campo: "Un diritto dei cittadini giudicare il mandato"

Voglia di occuparsi del territorio e di portare a compimento i progetti ancora in corso. Queste le motivazioni che lo hanno spinto a correre una seconda volta. Sulla crisi interna alla maggioranza: "Se vincerò sarò io a fare la giunta"

Si prepara alla nuova corsa, dopo gli ostacoli 'in casa' e un rapporto col Campidoglio definito 'disastroso'. Il presidente del VI Municipio, Giammarco Palmieri (Pd), è tra coloro che hanno presentato oggi le firme per le primarie del 7 aprile. E le aveva pronte da dicembre. Se dovesse vincere governerà un territorio molto più ampio che comprenderà anche l'attuale VII, come decretato dalle riforma dei municipi. Un'occasione "sprecata", per il minisindaco uscente, quella dell'accorpamento perché poco incisiva su un reale ampiamento di poteri delle ex circoscrizioni. Le ragioni di una nuova corsa? "Dare la possibilità agli elettori di esprimere un giudizio sul lavoro svolto e portare a termine quegli obiettivi che prefissati nel 2008". Forti dell'idea che, con un Campidoglio rinnovato, il quadro cambierebbe non di poco.


Presidente, la sua ricandidatura con il Pd è ufficiale. Cosa l'ha spinta a un secondo mandato?

La voglia di occuparmi del territorio, di continuare a lavorare per dare al municipio uno sviluppo adeguato improntato sulla qualità ambientale, e non sul cemento. Detto questo trovo doveroso alla fine di un mandato dare ai cittadini elettori la possibilità di giudicare il lavoro svolto.

A proposito di lavoro svolto, i maggiori ostacoli incontrati?

Un rapporto disastroso con il Campidoglio. Abbiamo avuto a che fare con una giunta che ha deciso di baipassare, per non dire di affossare, il ruolo dell'istituzione municipale. Oltre ai ritardi sul fronte bilancio e all'intervento di assessorati che hanno superato spesso i limiti delle competenze specifiche, ho potuto registrare dal 2008 una totale mancanza di collaborazione.

Anche all'interno del municipio però ci sono stati dei problemi. Lo scorso aprile una mozione di sfiducia appoggiata anche da tre assessori Idv che l'ha costretta alle dimissioni, poi ritirate. Come valuta e come spiega gli ostacoli posti dalla sua stessa maggioranza?

Il livello di dibattito è stato effettivamente sopra le righe. Ma questo ha una parziale spiegazione: nel 2008 i membri della giunta e ogni singolo ruolo è stato deciso dai tavoli centrali, dai piani alti dei partiti. Questo ha causato un equilibrio fragile. Una cosa è certa infatti, se dovessi vincere la giunta, questa volta, la faccio io.

Se dovesse vincere appunto governerà un territorio che comprenderà anche l'attuale VII Municipio. Come giudica la riforma?

Era un'occasione ghiotta ma sprecata di dare un assetto veramente diverso al territorio. Era necessario trasformare i municipi in veri e propri comuni urbani dando consistenza reali ai poteri dell'istituzione. E' vero che avremo più poteri sul fronte della gestione del verde del quartiere ma serve di più. Mancano totalmente poteri di gestione e controllo sui contratti di servizio. Di conseguenza non possiamo intervenire ad esempio sulla gestione dei rifiuti, nè sulle modalità di impiego delle forze dell'ordine per garantire la sicurezza nei quartieri.

Successi  che ritiene di potersi attribuire?

La riapertura del presidio sanitario di Santa Caterina della Rosa. Il distretto (a pochi passi da Largo Preneste riaperto nel 2009 dopo anni di abbandono, ndr) rispecchia esattamente il modello sanitario a cui l'intera città dovrebbe fare riferimento. Poi ci sono gli asili, ne abbiamo aperto uno e tre sono in via di completamento ma già finanziati. In questo modo siamo andati quasi ad azzerare le liste di attesa sul territorio. Anche sul fronte della manutenzione stradale siamo riusciti in una buona programmazione degli interventi svolti, di concerto con Italgas e Acea. Siamo anche intervenuti laddove non eravamo direttamente competenti, vedi i giardini di quartiere e il lavoro svolto per creare nuovi spazi di aggregazione. Da Parco Almagià a Largo Perestrello a Largo delle Terme Gordiani.

Domande del territorio alla quale non è riuscito a dare una risposta?

La sicurezza nel quartiere Pigneto. Il livello di degrado della zona non è migliorato. Microcriminalità e spaccio persistono. Il progetto di riqualificazione dell'isola pedonale, in corso di valutazione, mira proprio ad affrontare il problema tramite una diversa sistemazione e occupazione degli spazi. Il tutto però deve essere affiancato da un intervento di prevenzione repressione da parte delle forze dell'ordine che sia adeguato. E sul quale però non abbiamo potere.

Un obiettivo da perseguire per un eventuale secondo mandato?

La costituzione dell'Ecomuseo (piano già approvato in consiglio municipale) nell'area del Comprensorio Casilino dove, tra l'altro, abbiamo operato in questi anni per scongiurare il progetto di cementificazione programmato dal Comune.  

Guardando al Campidoglio, chi vorrebbe come candidato sindaco del centrosinistra?

Sono tutte personalità in grado di apportare importanti cambiamenti. Tutte persone valide e capaci. Certo, sul fronte primarie poteva essere fatto un lavoro più politico. Ma l'importante adesso è che il candidato sindaco, chiunque sia, persegua una politica incentrata sul no alla cementificazione e su una campagna di riconversione e riqualifica delle strutture urbane esistenti.

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