Il "Daje!" di Piazza Farnese dà forza a Marino: "Possiamo liberare questa città"

Il candidato del centrosinistra ha chiuso la campagna elettorale a due passi da Campo de Fiori. Con lui sul palco Zedda, Serracchiani, Piasapia e Zingaretti

Ha scelto l'immagine della concretezza di chi si misura sul campo, Ignazio Marino per chiudere la campagna elettorale prima del ballottaggio di domenica e lunedì. A dare man forte alla sua candidatura sul palco di Piazza Farnese, a pochi passi da Campo de Fiori, una squadra di “amministratori che hanno cambiato il modo di fare politica” per usare le parole con cui sono stati chiamati a salire sul palco gli 'invitati'. Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, Debora Serracchiani, neo presidente della regione autonoma del Friuli Venezia Giulia, Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, e Nicola Zingaretti, presidente dal febbraio di quest'anno della regione Lazio. Il centrosinistra riparte dai territori e la sensazione è che “Roma non può veramente mancare”. La politica dei 'big' e del governissimo, nonostante non abbia mancato di far sentire il suo deciso sostegno, non si è mostrata a una piazza piena e coinvolta. Una piazza che, di fronte alla sfida finale, ha saputo far propria la scritta che dal palco dominava la folla: “Liberiamo Roma”. 

Pur nelle diversità di prospettive e di lavoro il 'filo rosso' come lo ha definito Pisapia che ha unito i discorsi e le parole di incoraggiamento degli amministratori presenti è stata proprio la dimostrazone di “saper fare buona politica”. Un 'saper fare' che per Massimo Zedda, primo cittadino di Cagliari, è passato per dei consigli pratici a Marino come “ridurre gli assessori, le auto blu, promuovere la mobilità sostenibile, tagliare le spese folli”. Anche Debora Serracchiani, che per essere a Roma ha “rinunciato alle ferie”, ha parlato di “saper fare bene” e di “buona amministrazione” di un centrosinistra che, anche in un governo “che non mi piace ma rispetto in quanto l'unico possibile, deve saper marcare la sua differenza”. 

E la differenza per il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, sta proprio nel fatto che i sindaci di centrosinistra “sono quelli che sono più capaci di stare vicino ai territori e di ascoltarli”. La speranza sembra essere stata delegata ai territori. La prospettiva quella di creare un asse tra le città “per cambiare il Paese”. Se vince Marino basta divisioni: “Roma e Milano avranno due sindaci che parleranno lo stesso linguaggio e che avranno le stesse idee”. 

Zingaretti viene accolto con una vera e propria ovazione. “Non facciamoci distrarre da una campagna elettorale portata avanti con la macchina del fango” ha esortato non senza attaccare: “Questo dimostra che non hanno nessun motivo per convincere la gente ad andare a votare Alemanno”. Poi ha aggiunto: “Torniamo a parlare delle questioni che interessano alle persone”. La linea di demarcazione tra Alemanno e Marino è politica ma soprattutto pratica: “In cinque anni in questa città è peggiorato tutto mentre noi siamo convinti che a Roma si può vivere meglio”. 

Quando sale Marino la piazza lo saluta con un “Daje!” unitario. Marino parla dei problemi della città attraverso i nomi e le storie delle persone che ha incontrato durante la sua campagna elettorale. La “buona politica” di cui hanno parlato gli amministratori che lo hanno preceduto passa per la manutenzione stradale, per il taglio degli stipendi ai manager delle municipalizzate “che devono prendere lo stipendio in relazione a quanto producono”, per le assunzioni di “autisti all'Atac e non di amici e cubiste”, per la “segnaletica sonora per i romani non vedenti che devono attraversare la strada”. 

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Marino descrive la città che vuole creare ma non si dimentica di tracciare un ponte con il passato della stagione del “riformismo romano” per usare le parole di Zingaretti. E il tracciato è il Ponte della Musica che porta dritti a “quel piazzale Flaminio che prima era pieno di siringhe e preservativi e oggi ospita l'Auditorium di Renzo Piano”. Al termine del discorso l'invito è quello “a convincere tutti ad andare a votare”. Il tempo di una foto di famiglia con il cartello “Daje” in mano e poi la scelta di salutare gli elettori direttamente dalla piazza. Per Marino la campagna elettorale si è chiusa con un bagno di gente seguito a fatica dalle telecamere e dai flash dei fotografi. 

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