Sognando Zingaretti, Marino pensa alla sinistra a cinque stelle

Il candidato della coalizione di centrosinistra arriva in vantaggio al secondo turno di ben 12 punti. Verso il ballottaggio, lo sguardo è rivolto ai grillini

Tira un sospiro di sollievo il centrosinistra romano quanto quello nazionale di fronte al risultato portato a casa da Ignazio Marino. La partita al ballottaggio è ancora aperta ma il chirurgo democratico con un 42,6% dei voti contro il 30,27% di Gianni Alemanno si appresta ad affrontare il secondo turno con ben 12 punti di stacco.

Nonostante questo risultato positivo, il bilancio per il Partito Democratico non è quello di un partito in crescita. Il numero dei voti in assoluto, complice l'astensionismo che ha colpito un po' tutti i partiti, rispetto alle regionali di febbraio crolla vertiginosamente. Se poco più di tre mesi fa nella Capitale il Pd alla guida di Zingaretti ha preso 426.234 voti, nelle urne che si sono chiuse ieri hanno votato Pd solo 267.605 elettori. 158.629 romani non hanno più votato il Pd o non hanno votato affatto. Una delle prime analisi che può spiegare quanto accaduto è stata suggerita proprio dal leader di Sel, Nichi Vendola, che ieri ha commentato il risultato elettorale e il dato dell'astensionismo. Per Vendola sono proprio le larghe intese Pd-Pdl ad aver prodotto “larghe astensioni”.

Analizzando i dati della coalizione, cresce il peso della lista civica legata a Marino rispetto a quella del candidato presidente della Regione Lazio Zingaretti. Anche se la seconda ha preso più voti rispetto alla prima, alla lista civica delle comunali va il 7,4% dei voti contro il 5,8% di Zingaretti. Ma nella coalizione cresce soprattutto il peso di Sinistra ecologia e libertà. Aumenta, anche se di poco, il numero degli elettori dai 59.824 delle regionali ai 63.728 delle comunali, sfidando così la 'malattia' dell'astensionismo. Numeri che in percentuale si traducono in un passaggio da 4,53% al 6,25% dell'ultima tornata elettorale. Nella coalizione di Marino aumenta così il peso delle forze più a sinistra. 

Si riconferma vincente quindi il modello della Regione Lazio, quello di un candidato del centrosinistra che guarda a sinistra piuttosto che quello che cerca un apparentamento al centro. E Ignazio Marino, che vanta la sua posizione indipendente e 'civica' rispetto al Pd, ricopre molto bene questo ruolo.

Il disegno è chiaro ma apre un'incognita verso il ballottaggio dove un candidato che guarda al centrosinistra ma occupa uno spazio importante al centro, in primis per il fatto che l'Udc di Alessandro Onorato è confluita proprio nella sua lista, come Alfio Marchini potrebbe essere determinante in ottica ballottaggio. La coalizione di centrosinistra continuerà su questa strada o tenterà un avvicinamento a Marchini abbandonando il modello regionale?

Dalle prime dichiarazioni di Ignazio Marino di ieri al comitato elettorale, il tentativo sembra essere quello di avvicinarsi all'elettorato grillino piuttosto che a quello di Marchini a cui ieri sono stati fatti i complimenti per la campagna elettorale ma non sono state date indicazioni precise di apertura. Parole che invece sono state pronunciate espressamente verso il fronte grillino. L'appello di Marino suona più o meno così: faremo nostre alcune istanze sollevate dal Movimento Cinque Stelle come la trasparenza in bilancio e la riduzione dei costi della politica. La speranza è quella che l'elettorato catalizzato da De Vito converga su di lui. La realtà è che però difficilmente l'elettore a cinque stelle sarà guidato dai leader, sia a livello nazionale che comunale, verso un appoggio al chirurgo democratico.

A confermare la scelta del centrosinistra romano di staccarsi dalla strada nazionale è lo stesso Goffredo Bettini, considerato la 'mente' del modello Roma di Veltroni. Nel corso di un'intervista al Corriere della sera ha affermato che l'esperienza locale apre “una prospettiva virtuosa”. Il riferimento è alla Provincia che era di Zingaretti e, ora, alla Regione, “con una classe dirigente che esprime un sentimento comune, che fa sentire tutti a casa propria. Al contrario della situazione nazionale che, sinceramente, ritengo più arretrata”.

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Bettini quindi rivendica l'alleanza con Sel e sottolinea l'importanza del fatto che Marino si sia caratterizzato fin da subito, di fronte all'elettorato romano, come indipendente rispetto al Pd. “Marino è un irregolare, libero, è la sua forza. Non è stato percepito come esponente di uno schieramento ma come civico: è la sua carta vincente, da unire, ora ancora di più, a una condotta inclusiva'', afferma Bettini. Adesso, aggiunge, ''abbiamo la responsabilità dell'alternativa, dobbiamo rappresentare un elettorato più ampio, quel 70% che vuole il cambiamento”. Lo sguardo è verso il Movimento Cinque Stelle.

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