Giovedì, 18 Luglio 2024
Elezioni Comunali 2013

Comunali, Luigi Nieri: “Alle primarie a sinistra del Pd”

Luigi Nieri spiega in questa intervista la sua decisione di partecipare alle primarie del centro sinistra per la corsa a sindaco

“Quello che manca è la cura per questa città”. Luigi Nieri, consigliere regionale uscente di Sinistra ecologia e libertà ed ex assessore al bilancio della giunta del Lazio guidata da Piero Marrazzo spiega così la sua decisione di partecipare alle primarie del centro sinistra per la corsa a sindaco di Roma.

Dopo un’importante esperienza in regione, perché la scelta di spostarsi in Campidoglio?
Dopo cinque anni di Alemanno ho sofferto molto nel vedere Roma umiliata da una politica fatta di sola propaganda. Roma è una città millenaria, con un patrimonio di beni culturali e paesaggistici unici al mondo ma è stata abbandonata a sé stessa. Dalla gestione del verde alla pulizia delle strade fino ad arrivare ai trasporti. Manca la cura per questa città. Queste sono state le motivazioni che mi hanno fatto pensare di affrontare questa sfida. Chiunque fa politica a Roma ha come obiettivo più ambizioso di diventarne il sindaco.

Ieri l’ex assessore al lavoro della Provincia di Zingaretti Massimiliano Smeriglio ha dichiarato che all’interno delle primarie del centrosinistra serviva una candidatura “più a sinistra” come la sua. Quali sono le caratteristiche che rendono la sua una posizione più a sinistra degli altri candidati del Pd?
La mia è una candidatura a sinistra per la mia storia e per quello che ho rappresentato in città. Ma voglio anche affermare la mia idea di sinistra. Un sindaco è di sinistra se ha chiaro che la politica è utile per le persone e se sa risolvere i problemi. A Roma c’è tanto bisogno di questo. Ci vuole coraggio ma anche radicalità.

In che senso?
Alle ultime elezioni il centro sinistra ha perso anche perché si è messo a rincorrere il centro destra sul terreno della sicurezza. Questo è stato un errore fatale. Un sindaco non deve rincorrere la pancia dei cittadini ma governare sapendo di avere un compito strategico. Bisogne governare con un’idea chiara in testa come fu per Nathan o Argan, mentre Alemanno è l’esempio classico di come non si governa una città capitale europea come Roma.

Le ultime elezioni sono state perse dal centro sinistra dopo quindici anni di governo con un’idea forte di città che potremmo sintetizzare nel Modello Roma. Pensa ci sia la necessità di dimostrare discontinuità anche da quella stagione di governo oppure è auspicabile ripartire da lì?
Sarebbe un errore ripartire da lì oltre che significherebbe non essere in grado di leggere la realtà. Il Modello Roma ha avuto luci e ombre ma nella parte finale si era certamente esaurito. E questa è stata una delle ragioni della sconfitta. Inoltre quel modello si basava su presupposti che oggi non ci sono più a causa della profonda crisi economica.

Quali?
L’edilizia. Se guardiamo a quanto costruito c’è di invenduto sarebbe un errore strategico puntare su nuove costruzioni. Il terziario. Ovvero banche e finanza. Infine pubblica amministrazione. Tutti e tre settori colpiti dalla crisi.

Quindi, come guardare al futuro?
Si può pensare allo sviluppo di un turismo che sia in armonia con il resto della città. All’innovazione e alla ricerca. All’economia della conoscenza. E poi alla capacità di convertire la città in termini ecologici. Tutti punti che non solo possono rilanciare la città ma anche creare nuovi posti di lavoro.

In relazione a questi punti quali sono gli errori di Alemanno?
La gestione ridicola dello smaltimento dei rifiuti. Il trasporto pubblico. Alemanno è riuscito a rendere un fallimento anche il prolungamento della metro B. Il punto è che se assumi per fare un favore all’amico le persone non hanno le competenze per la gestione dei servizi essenziali. Altro errore: voler privatizzare Acea e più in generale svendere le altre aziende che sono i veri strumenti con cui si governa.

Come sarà la sua campagna elettorale? Quali i temi?
Sarà tra le persone. Bisogna ridare fiducia ai cittadini e Roma deve tornare ad essere aperta e accogliente. Roma deve arrivare ad avere degli standard di vita delle capitali europee dove si vive bene. Per esempio, ricostituendo un welfare efficiente che aiuti i più deboli. Inoltre bisogna riuscire a dimostrare alle persone che la politica è utile e che può risolvere problemi come i servizi, gli asili, i trasporti. Un uomo di sinistra nel senso che usa la politica per risolvere i problemi e non per individuarli.
 

A sinistra un’altra candidatura forte a Roma è Sandro Medici, presidente del decimo municipio, indipendente nel suo stesso partito, Sel. Medici ha scelto di andare avanti con la sua candidatura fuori dal centro sinistra. Perché non prendere quella strada e partecipare invece alle primarie del centro sinistra?
Il tema è di linea politica. Penso che la sfida sia dare a questo paese un centro sinistra che sappia governare. Una sfida aperta, dove Sel ha un ruolo fondamentale. Penso all’esperienza di Italia bene comune. Penso a Milano, Cagliari, Rieti dove esponenti di Sel dentro al centrosinistra stanno dando prova di ottimo buon governo. Credo che possiamo fare da ponte tra la parte più moderata del centro sinistra e i settori più radicali di questo paese. La crisi che mette in ginocchio tante famiglie rende la radicalità e il conflitto necessari. Ma credo che pensare di giocare una partita sganciata dal resto del centro sinistra non sia quello di cui ha bisogno questa città.

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