Comunali, Croppi scende in campo: "Politica alla frutta, serve autonomia"

L'ex assessore sfida il sindaco in carica. L'intervista a Romatoday: "Serve indipendenza dalla politica che non ha avuto Alemanno"

Da uomo di Alemanno a candidato "indipendente" Umberto Croppi ha sciolto la riserva. Sfiderà il sindaco in carica e lo farà lontano da un sistema di partiti "ridotto ai minimi termini", inadeguato per l'ex assessore a difendere gli interessi della città. Ci tiene a sottolineare la sua "autonomia" dalla politica. Ben vengano i partiti ma solo se appoggiano le proposte dei cittadini. 'Vade retro' dunque a nomenclature e interessi clientelari che tanto avrebbero soggiogato il sindaco in carica, "incapace di smarcarsi dalle pressioni dei gruppi interni alla sua stessa maggioranza" e per questo reo di aver perpetrato "un'azione politica fallimentare". Lunedì l'ex assessore alla cultura ufficializzerà la sua corsa al Campidoglio. Intanto, raggiunto telefonicamente da Romatoday, fa un quadro della situazione. 


Finalmente ha sciolto la riserva, qual è stata la spinta finale?

La situazione di stallo nel panorama politico che si è delineata con l'abbandono di Zingaretti. Da un lato il Pd, bloccato da primarie che ancora non si sa se verranno fatte o meno, con candidati che, per quanto rispettabilissimi, restano comunque espressione di scelte di nomenclatura e, in quanto tali, rispondono a interessi di gruppi precisi. Dall'altro un centro destra ridotto ai minimi termini e incapace di esprimere candidature credibili. 

Ex Pdl poi passato a Fli e lanciato come candidato dal presidente della Camera. La sua idea di Roma, ad oggi, dove si colloca?

Fuori dai partiti. Ci tengo a sottolineare che la mia vuole essere una candidatura "indipendente", lontana da un mondo politico che evidentemente non cura gli interessi della città. A mio sostegno si sta formando un nucleo di persone provenienti da realtà diverse, con diverse competenze, che è realmente interessato d amministrare Roma. Un insieme di proposte concrete per la città che va oltre i nomi di chi le vuole mettere in atto. 

Parla di candidatura "indipendente", quindi antipartiti?

Non necessariamente. Non nego l'opportunità di aprire a partiti che appoggino le nostre proposte. Ma se normalmente sono i partiti a chiedere una 'delega' ai cittadini per governare, l'idea questa volta è che avvenga il contrario. Devono essere i cittadini a delegare la politica. Il punto centrale è che rimanga ferma l'autonomia di chi si candida.

Alemanno non era "autonomo"? 

Assolutamente no.

Mi fa un esempio di scelta in cui il sindaco in carica è stato condizionato a spese delle città?

Basta pensare che nella sua giunta ha cambiato tre assessori al bilancio. Ogni volta che si era a un passo dal votare la creazione della holding delle municipalizzate guarda caso c'è stato un rimpasto. Il perché è evidente: l'interesse congiunto dei gruppi politici a mantenere le sacche clientelari. Questo meccanismo, che è quello che ha portato Alemanno al fallimento, deve cambiare. 

Le prime tre cose che farebbe per Roma?

Come prima cosa in assoluto metterei mano al bilancio e al suo risanamento, partendo dalla creazione di una holding delle municipalizzate e azzerando tutti i cda. Subito dopo penserei a una revisione del tessuto economico della città, dialogando in maniera diversa con le associazioni di categoria magari facilitando e promuovendo l'accesso al credito. Terza cosa la cultura. Dare alla città di Roma una dimensione culturale di ampio respiro, internazionale, che guardi anche alla contemporaneità, e ampliare l'offerta aumentando i profitti. E' quello che avevo cominciato a fare da assessore, vorrei portarlo in fondo.  

Se le faccio il nome di Alfio Marchini?

E' un esempio di come stiano emergendo con ogni evidenza esigenze di candidature fuori dal mondo politico, lontano dal sistema delle nomenclature. Ma non sono in cerca di alleanze per la spartizione finale della torta. La volontà di candidarmi nasce da un nodo centrale dal quale non si può prescindere: raccogliere un forte sostegno nella società civile e, forte di questo e solo di questo, vincere. Sono già stato assessore, non è quello il mio obiettivo. 

Lei dice che partecipa per vincere. Se non dovesse farcela, chi vorrebbe, tra quelli che si sono candidati e quelli che potrebbero farlo, come futuro sindaco?

E' difficile rispondere perché di fatto i candidati non ci sono ancora.

C'è Sandro Medici.

Stimo molto Medici e abbiamo idee convergenti in diversi punti su come amministrare la città. Purtroppo la sua è una candidatura di testimonianza rivolta a una nicchia elettorale e per tanto inefficace. 

L'ex assessore invece vuole arrivare in fondo e vuole farlo raccogliendo il più ampio sostegno possibile dalle liste 'civiche'. "Non si può prescindere dalla presenza di più liste di istanze diverse che appoggino la mia candidatura". Presenza che verrà verificata da qui fino alla loro presentazione. Nel frattempo le idee per Roma ci sono, sono chiare, e ruotano intorno a un saldo pilastro: indipendenza da un mondo politico troppo impegnato a farsi 'tirare per la giacchetta'. E poi c'è il 'nemico' numero uno, su quello sì che non abbiamo dubbio alcuno.

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