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Elezioni regionali, a Monterotondo fischia (ancora) il vento

La città eretina è l'unica, dei centri con più di 15mila abitanti, dove Rocca non ha vinto

C’è una città nel Lazio che si è fermata politicamente al dopoguerra. Monterotondo, centro della Sabina alle porte di Roma, è l’unico comune sopra i 15 mila abitanti dove Francesco Rocca non ha vinto alle ultime elezioni regionali. Un centro magico del centrosinistra laziale, dove il Pd è primo partito al 33% e una coalizione con il Movimento 5 Stelle assicurerebbe, stando agli ultimi risultati elettorali, più del 55% delle preferenze. Mentre l’ex presidente della Croce Rossa faceva man bassa di voti anche nei comuni limitrofi, Monterotondo “resisteva” come fatto, del resto, negli ultimi 80 anni.

Alla guida di Monterotondo si sono alternati sindaci comunisti, democratici e, più, in generale, di centrosinistra. Rimanendo negli anni più recenti, in tanti ricordano Carlo Lucherini, ex senatore e presidente del Consiglio regionale, ribattezzato, nel 1985 al momento della sua prima elezione, il “sindaco coi camperos”. Ai tempi Lucherini militava nel Partito comunista, salvo poi aderire al Pds e poi ai Ds, prima di entrare nel Pd.

Le scuole

Monterotondo deve molto all’ex sindaco comunista Renato Borelli, al quale sono dedicate oggi scuole e vie. Il primo cittadino, negli anni ’80, gettò le basi per avere tutte quelle scuole che oggi rappresentano un fiore all’occhiello della città eretina. A Monterotondo sono presenti, infatti il liceo classico, lo scientifico oltre a licei linguistici o istituti tecnici e professionali. Una caratteristica che ha fatto diventare il centro sabino un punto di riferimento anche per gli abitanti dei comuni dell’hinterland del nord est, visto che ancora oggi, ogni giorno, migliaia di studenti si recano in città per studio. Per non parlare, poi, della stazione lungo la quale passa la linea FL1 Orte – Fiumicino, un’infrastruttura che ha consentito di vivere alla città un vero e proprio boom demografico.

protesta contro renata polverini 2010

Gli anni 2000

Dopo Lucherini arrivò a Palazzo Orsini, sede dell’amministrazione comunale, il “margheritiano” Antonino Lupi. Democristiano di sinistra, oggi tra i promotori di Demos, ha appoggiato la candidatura alle regionali di Matteo Garofoli, attuale assessore alla scuola di Monterotondo, ed Ilaria Calabrese, ex grillina. Lupi ha governato per dieci anni, vivendo anche momenti delicati come quando, nel 2008, venne coinvolto nel processo per la morte della signora Bruna Carrara.

Alessandri sindaco 2009

Lupi è stato anche il “mentore” di Mauro Alessandri per lungo tempo, lanciandolo in vista delle elezioni comunali, poi vinte (ovviamente), nel 2009. L’ex assessore ai lavori pubblici della Regione Lazio, primo dei non eletti nel PD al consiglio regionale, ha governato Monterotondo per due mandati, fino al marzo del 2018, quando decise di lasciare la carica di sindaco per diventare assessore nella Giunta Zingaretti alla Pisana.

Le elezioni del 2019

Nel 2019 in molti si aspettavano il cambio di governo. La Lega veleggiava con numeri altissimi tanto che, qualche tempo prima delle elezioni comunali, l’allora segretario del Pd cittadino, Mirko De Dominicis, decise di passare nelle fila del carroccio. Il candidato del centrosinistra, Riccardo Varone, riuscì comunque a vincere le elezioni battendo Simone Di Ventura, altro ex militante dei dem.

riccardo varone

Le elezioni regionali 2023

A Monterotondo Francesco Rocca si è fermato al 41,02% delle preferenze, con Alessio D’Amato al 45,76%. Fratelli d’Italia è arrivato al 29,93%: un risultato sorprendente per i meloniani che, però, non sono riusciti a strappare al Pd il ruolo di primo partito della città (33%). Mauro Alessandri, che in tutto ha collezionato 6683 preferenze, nella sua città è stato votato 2544 volte, più di un terzo dei voti presi in tutta la circoscrizione.

Fischia ancora il vento

A Monterotondo, tra le città decorate con la medaglia d'argento al Valor Militare, per l'eroica resistenza della sua popolazione durante la Seconda Guerra Mondiale, fischia ancora il vento di sinistra. Una comunità che politologi ed analisti dovrebbero, quanto meno, studiare. C’è chi parla di un “centro di potere” impossibile da scardinare, talmente radicato che cambiare indirizzo di governo risulta praticamente impossibile. Si dicevano, però, le stesse cose anche per altre “roccaforti rosse” nel Lazio e in Italia che, però, sono “cadute” una dopo l’altra. Inoltre, nel corso degli ultimi decenni la città ha praticamente raddoppiato la popolazione residente e i risultati elettorali, dati alla mano, non sono mai cambiati. Il prossimo anno, nel 2024, Monterotondo tornerà alle urne per eleggere il nuovo sindaco. All’attuale primo cittadino, Riccardo Varone, toccherà il compito di salvaguardare questa tradizione.

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