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Elezioni comunali, Pratelli (Roma Futura): "Raggi ha fatto la guerra alle associazioni femministe. Beni comuni, urge regolamento urbano"

L'assessora uscente del III Municipio è candidata alle amministrative del 3 e 4 ottobre: "Più posti nei nidi comunali e graduale gratuità". Su Marino: "Sbaglia lettura, centrosinistra è l'unico spazio in cui si può stare"

Quarant'anni, un trascorso nell'attivismo sindacale, senese di nascita ma romana d'azione grazie agli studi di Sociologia e alla militanza politica che per un periodo l'ha portata nella segreteria di Sinistra Italiana. Dal giugno 2018 Claudia Pratelli è assessora alla Scuola e alle Pari Opportunità del III Municipio, zona Montesacro, nominata da Giovanni Caudo, insieme al quale corre alle imminenti elezioni amministrative per un posto in assemblea capitolina nelle fila di Roma Futura. 

Questa campagna elettorale l'ha vissuta mettendo al centro le donne, sposando in pieno i principi scritti bianco su fucsia all'interno del simbolo: femminismo, ecologismo, egualitarismo. "Siamo particolarmente orgogliosi di avere un simbolo del genere - spiega a RomaToday - perché è un tratto distintivo della nostra identità politica".

Pratelli, partiamo proprio da qui. Qual è la sua idea di città per le donne che vorrebbe portare in Aula Giulio Cesare?

"Spesso su certi temi, come quello del femminismo, si è pensato di poter esercitare una sorta di libertà di coscienza. Invece il femminismo è un modo per orientare le politiche pubbliche per la città e sulla città. Questa parola assume una posizione inquivocabile: in questi ultimi 5 anni ci siamo resi conto che non è affatto sufficiente essere donna, bisogna essere femministe. Virginia Raggi, prima sindaca donna di Roma, ha ingaggiato una guerra feroce contro la Casa Internazionale delle donne e quella di Lucha y Siesta, due esperienze invece fondamentali che hanno vinto una battaglia durissima. Per salvare queste due realtà sono dovuti intervenire lo Stato e la Regione, perché fosse stato per il Comune sarebbero state entrambe cacciate. Un'amministrazione che guarda con serietà alle donne deve innanzitutto dotarsi di un protocollo interistituzionale che metta insieme scuole, ospedali, centri antiviolenza, associazioni e forze dell'ordine affinché chi subisce violenza venga presa in carico da qualsiasi sia il punto d'accesso a cui si rivolge e riceva assistenza per iniziare un percorso di uscita dall'ambiente da cui fugge e trovare una sua indipendenza economica. A Roma questo non c'è, lo abbiamo fatto solo nel III Municipio. Abbiamo 12 centri antiviolenza, secondo la Convenzione di Istanbul ce ne vorrebbero 280. Ci sono due case rifugio, ce ne vorrebbe una ogni 50.000 abitanti (quindi 56 totali). In seconda istanza c'è bisogno di investire sull'educazione delle bambine e dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi in tutte le scuole, con l'istituzione di un programma di educazione all'affettività. Il Comune ha una leva importante da usare che è quella delle scuole pubbliche gestire direttamente e vorremmo fare un accordo anche con l'ufficio scolastico regionale per gli istituti statali. Infine è fondamentale ampliare la disponibilità di posti nei nidi comunali a gestione diretta e indiretta, attualmente rappresentano il 34% della richiesta per la fascia da 0 a 3 anni. Devono gradualmente diventare gratuiti e vanno costruiti in quei quartieri di Roma dove ad oggi mancano i servizi. Così facendo si riequilibra il peso della cura che al momento grava tutto sulle spalle delle madri uno dei risultati più portentosi è che si favorisce 'occupazione femminile: le donne con figli lavorano meno e poco, quelle che ne hanno da tre in su non lo fanno proprio o solo part time. In questo contesto si inserisce perfettamente anche la proposta di aprire le scuole il pomeriggio, in ogni quartiere, fornendo servizi gratuiti alle famiglie e creando luoghi di aggregazione culturale". 

A proposito di lavoro, questo è un tema che le sta particolarmente a cuore dati i suoi trascorsi sindacali. Cosa dovrebbe fare Roma Capitale per rilanciare l'occupazione?

"Roma è l'ente datore di lavoro che più crea precarietà e povertà. Penso agli operatori educativi per l'autonomia e la comunicazione, un servizio che il Comune ha esternalizzato facendo sì che figure professionali preziosissime nell'assistenza a studenti disabili e nello spettro autistico piombassero nell'insicurezza, spostati da un istituto all'altro a seconda degli appalti, minando fortemente la continuità nei rapporti con gli assistiti. Dobbiamo promuovere la re-internalizzazione dei servizi fondamentali. Penso poi agli appalti per quei servizi che invece devono rimanere esterni: l'amministrazione deve farsi garante del rispetto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Mi è capitato di incontrare operatrici sociali, impiegate all'interno di cooperative, i cui salari si sono progressivamente assottigliati fino ad essere quasi identici a quelli dei loro assistiti, tanto da costringerle a richiedere i pacchi alimentari. Non è accettabile". 

Beni comuni: a Montesacro avete applicato per primi a Roma la legge regionale. Come mai non è stato fatto prima a livello comunale? 

"Roma non ha un regolamento per i beni comuni urbani, viene anzi da una stagione di sgomberi, ingiunzioni di pagamento e sfratti verso numerose realtà protagoniste della nostra città, soprattutto negli ultimi due anni di pandemia in cui questi stessi soggetti tanto ostacolati hanno fatto rete creando un sistema di welfare dal basso che ha assistito migliaia di persone colpite dalle conseguenze economiche del Covid. Quindi prima di tutto dovremo dotarci del regolamento, poi mettere a disposizione delle associazioni l'immenso patrimonio pubblico, cambiando prospettiva: il valore da riconoscere è quello sociale che scaturisce dalle attività svolte, non quello economico rappresentato dall'edificio al cui interno si tengono queste attività. A via Monte Meta al Tufello, da oggi bene comune riconosciuto per legge grazie a una delibera di giunta e al voto del consiglio, da anni vengono tenuti corsi di italiano per stranieri, c'è un doposcuola, uno spazio coworking, un bazar di vestiti usati, una scuola di fumetto. Questo ha un valore immenso, anche perché l'ente pubblico fa fatica ad arrivare ovunque, anche e soprattutto per scarsità di risorse". 

L'ex Ministro Fabrizio Barca, con il Forum Diseguaglianze e Diversità e la rete di Ti Candido, sostiene anche sostanzialmente la sua candidatura. Come nasce questo rapporto?

"Ti Candido è una rete che diversi anni fa ha deciso di individuare, selezionare e supportare candidate e candidati che si facciano portavoce di istanze di giustizia sociale e ambientale. E' uno strumento per supportare coloro che non hanno strutture organizzate alle spalle o grandi finanziatori, come la sottoscritta. Sono onorata di ricevere questo aiuto e l'appoggio di Barca, è molto importante perché siamo in un sistema in cui o sei sostenuto da strutture partitiche o da grossi investitori oppure è difficilissimo emergere". 

Ignazio Marino, accettando le scuse di Raggi dopo i fatti di Mafia Capitale, ha aspramente criticato il Pd per aver ricandiato alcuni dei consiglieri che nel 2015 ne causarono la traumatica caduta. Come ha accolto l'esternazione dell'ex sindaco?

"Mi dispiace dirlo ma Marino fa un errore di lettura rispetto a Roma, alle condizioni attuali e a cosa serve per il futuro. E' stato un interprete importante di una stagione importante, la sua vicenda è una ferita nella storia politica della città, è una vergogna com'è stato trattato e il Pd diede il peggio di sé a livello romano e nazionale, ma in questa tornata elettorale stare nel campo del Centrosinistra è l'unica cosa da fare, perché ci sono competenze, risorse, intelligenze giuste per governare la città. Di certo non si può stare nella coalizione di Raggi che ha dato una pessima prova nell'amministrazione, con ripetuti sgomberi e scelte feroci. Non può certo essere la coalizione di Michetti, che rappresenta la peggiore destra possibile che soffia sul fuoco della crisi. Calenda invece rappresenta una grande truffa, con la sua malintesa idea di decoro. Noi come Roma Futura siamo dentro il Centrosinistra con spirito critico, coraggiosi di scelte radicali e anche scomode, non neghiamo le contraddizioni interne al Pd, ma si può governare insieme anche discutendo e litigando. Sui singoli candidati non mi esprimo, io sto sul programma e sulle cose da fare". 

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