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I "Draghi ribelli", lettera alla città di Roma: "Occupiamo tutto"

Il gruppo di contestatori si da appuntamento oggi pomeriggio alle 15 nei pressi del ministero dell'Economia per manifestare contro la crisi economica

Il movimento dei "Draghi ribelli", nato un mese fa per protestare contro l'ex governatore della Banca d'Italia Mario Draghi (oggi al vertice della Bce), manifesterà oggi pomeriggio alle 15 davanti al ministero dell'Economia. Il loro intento è quello di "occupare il Tesoro" e per farlo sfideranno la questura e il divieto di manifestare imposto dal sindaco Alemanno. Questo il testo integrale della lettera diffusa dai "Draghi" sulla loro pagina Facebook:

"Lettera alla città di Roma

Occupiamo il tesoro, occupiamo Roma, occupiamo tutto


Facciamo appello al 99% di Roma, a quei milioni di persone che stanno soffrendo e pagando la crisi. Perché Roma non è solo la città dei palazzi, delle vetrine, del potere, ma è fatta di strade e piazze, di carne e ossa. Una città sempre più ingiusta e diseguale, sempre più privata ai cittadini e governata dai signori del cemento. Da una parte ci sono i molti che vengono sfruttati e faticano a vivere e dall’altra i pochi che vivono nel lusso. Sappiamo che a Roma c’è un tesoro nascosto, una ricchezza prodotta da molti di noi, che è chiusa nei forzieri delle banche, delle fondazioni, dei ministeri. È ora di dividere la grana! È ora di occupare le strade e le piazze e di bloccare la città per cambiare le cose. È ora di farlo insieme, in molti e diversi.

Il governo Berlusconi dopo aver fallito gli ultimi tentativi di equilibrismo si prepara ad assestare il colpo di coda: il decreto di Stabilità, che si vorrebbe approvato entro la fine della settimana. Un decreto scellerato, che più che la stabilità, ci consegna un futuro incerto fatto di riduzione della spesa sociale (con l’inserimento della regola aurea del pareggio di bilancio all’interno della costituzione), di licenziamenti facili e di privatizzazioni. Un decreto dunque che va rifiutato con forza. I draghi Ribelli, dopo l’occupazione di Bankitalia del 12 ottobre, riappariranno l’11 novembre. Festeggeranno la caduta del governo Berlusconi, perché è responsabile delle politiche di gestione della crisi che hanno contribuito ad aggravare la situazione del nostro paese. Ma con la consapevolezza che lo scenario del dopo-Berlusconi sarà consegnato a governi tecnici o di larghe intese, che rispetteranno alla lettera i dettami dell’Ue e dell’Fmi. Per questo l’11 novembre invitiamo la città di Roma a #occupare insieme il Ministero dell’economia, delle Finanze e del (nostro) Tesoro. Facciamo insieme un’assemblea per raccontare come Roma sta pagando la crisi e come possiamo reagire. Parliamo di tassazione dei grandi patrimoni e delle rendite finanziarie, di come redistribuire la ricchezza e di come costruire un welfare dei beni comuni.

Perché il tempo che viviamo richiede la conquista di uno spazio di parola differente sulla crisi. In questi mesi abbiamo conosciuto da vicino la crisi economica, e abbiamo imparato sulla nostra pelle che questa crisi è anche una crisi di democrazia. Se nel mondo assistiamo ad un attacco frontale da parte dei grandi potentati finanziari alla democrazia, qui a Roma in maniera diversa c’è chi vorrebbe togliere spazio ad ogni forma di dissenso contro le politiche economiche di austerity. Il 3 Novembre il sindaco, la questura e il ministero degli interni hanno impedito agli studenti di manifestare. In un momento di crisi, disoccupazione e precarietà, non si può vietare il dissenso. Il protocollo del sindaco Alemanno ha permesso alla polizia di intimidire gli studenti di fronte le scuole, di richiedere i registri ai presidi, di identificare a tappeto chiunque avesse deciso di manifestare. È un protocollo che ha lasciato mano libera alla polizia di caricare ripetutamente gli studenti, impedendogli di raggiungere come avrebbero voluto il loro obiettivo: il Ministero dell’Economia, lo stesso dell’11/11. Anche per questo i Draghi Ribelli hanno deciso di occuparlo, il Ministero, per andare a chiarire di chi sono le responsabilità della crisi, cioè dei governi liberisti, delle istituzioni globali, degli istituti finanziari e delle multinazionali. Perché l’FMI e la BCE non possono decidere sulle nostre vite. Perché sull’economia, sulla finanza, sul lavoro vogliamo decidere noi. Perché siamo parte di quel movimento globale che sta occupando Wall Street, che a Londra sta occupando lo Stock Exchange, che a Oakland ha dato vita ad un grandissimo sciopero generale e che in tutto il mondo sta urlando insieme:  Resist austerity! Reclaim Economy! Recreate democracy! Ce lo hanno insegnato le migliaia di cittadini che stanno animando le piazze del mondo: “Siamo il 99%, abbiamo un mondo da reinventare”. Non provate a fermarci, non abbiamo tempo da perdere".

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