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Venerdì, 24 Maggio 2024
Politica Centocelle / Piazza dei Mirti

Le donne in "gabbia" a Roma durante la preghiera per il ramadan

Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli scrive al ministro Matteo Piantedosi chiedendo come sia possibile che, durante la preghiera nelle piazze pubbliche di Roma, le donne "vengano recluse in gabbia a differenza degli uomini"

Tempo fa era il degrado della stazione Tuscolana, oggi le donne che pregano per la fine del Ramadan all'interno di una "rete di pollaio". Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e notabile di Fratelli d'Italia, torna a stuzzicare il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi chiedendo se sia legale una scena del genere. 

La preghiera "incriminata" a Centocelle

Siamo a piazza dei Mirti, Centocelle, nell'area al fianco della stazione della metro C. Mercoledì 10 aprile si interrompe il digiuno per i fedeli dell'Islam e in molte piazze e altri luoghi della Capitale le famiglie si riuniscono per la preghiera conclusiva. Un evento mondiale. Nel caso di Centocelle (ma solo perché è stata fotografata) l'attenzione viene rapita da un fatto: gli uomini si inginocchiano e pregano da una parte, le donne lo fanno da un'altra. In più, sono circondate da una rete divisoria, che le oscura parzialmente. Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e fondatore di Fratelli d'Italia, vede e fotografa, poi scrive su Facebook: "Le donne sono rinchiuse in un recinto e discriminate". 

Rampelli (FdI) scrive al ministro Piantedosi

Rampelli è indignato e chiede se tutto ciò sia legale: "E' un mistero - scrive -. Nel frattempo non si trova una sola donna di sinistra, non dico una femminista, che s'indigni e protesti. Diritti al rovescio". Per il notabile del partito che governa il Paese, non è proprio il caso che in pubblico "sul suolo della Repubblica Italiana" qualcuno "violi le leggi e i suoi precetti costituzionali, rischiando di indurre altri cittadini a comportarsi in modo analogo". Per l'esponente del governo di destra "è una reclusione illegale e incostituzionale della donna", una "menomazione dei suoi diritti primari". E ne chiede conto al ministro Matteo Piantedosi, ex prefetto di Roma subito prima di essere chiamato da Giorgia Meloni a ricoprire il ruolo nella squadra di governo. In poche settimane è la seconda volta che Rampelli si appella a Piantedosi per "stuzzicarlo" e richiamarlo al suo ruolo: "Si deve giocare meno e dare risposte - conclude il post - che tengano insieme il rispetto della nostra civiltà e del suo ordinamento con il diritto dei fedeli musulmani a seguire la loro fede". Per onor di cronaca, al Corriere della Sera un imam (che ha prerito restare anonimo) ha spiegato che "questa regola della separazione tra uomini e donne durante la preghiera esiste da sempre, fin dai tempi antichi, per favorire la concentrazione spirituale sia degli uomini sia delle donne, è una tradizione che prosegue da quattordici secoli e non cambierà".

Perché donne e uomini erano separati

Ed effettivamente le motivazioni si riscontrano in quelli che sono i dettami della religione islamica. In ogni luogo di preghiera, che sia al chiuso o all'aperto in un posto pubblico - come nel caso di piazza dei Miri - alle donne è riservato un posto separato. Anche nelle Moschee. Il Corano, il testo sacro dei musulmani, non vieta esplicitamente che donne e uomini preghino rivolti alla Mecca in maniera mista, ma è evidentemente un'abitudine che va avanti da secoli, come spiegato dall'anonimo imam. Nel 2014, come raccontava "Il Piacenza", durante una preghiera interreligiosa in piazza, ci fu grande polemica per la presenza di donne musulmane insieme agli uomini. Ma col tempo, in diverse parti del mondo, molte Moschee hanno man mano reso meno rigide queste regole, mischiando entrambi i generi, in quanto nel Corano non è scritto esplicitamente che le donne devono pregare separatamente. 

La polemica di marzo sulle stazioni ferroviarie

Come ricordate, a marzo Rampelli si sfogava sulle condizioni di degrado e abbandono delle stazioni ferroviarie romane, in particolare quella di Tuscolana: "E' totalmente fuori controllo - accusava rivolgendosi anche al ministro Pichetto Fratin, oltre che a Piantedosi - con proprietà demaniali, di competenza del gruppo Ferrovie dello Stato, dove manufatti edilizi e baracche fatiscenti, con coperture in eternit mai rimosse, mai bonificate, abitate abusivamente da persone dedite ad attività criminali mettono in pericolo l’incolumità di residenti e operatori economici. Furti in appartamento, furti di auto, scippi, aggressioni, atti di vandalismo sono all'ordine del giorno". Anche in quel caso Rampelli depositò un'interrogazione. Adesso se ne aggiunge una nuova sulla "segregazione" di piazza dei Mirti. Come risponderà Piantedosi? E quale sarà la prossima puntata?

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