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Beni confiscati, Comune in ritardo sul Forum con le parti sociali. Don Ciotti in Campidoglio: "Sogno incompiuto"

Libera e la Rete dei numeri pari hanno manifestato sotto le finestre di Palazzo Senatorio perché, a tre anni dall'approvazione del regolamento, l'amministrazione Raggi non ha ancora convocato il Forum per aprire il processo di assegnazione alle realtà sociali

Foto Facebook Rete dei Numeri Pari

A tre anni dall’approvazione in Campidoglio del regolamento per l’assegnazione e l’utilizzo sociale dei beni confiscati, il Forum che avrebbe dovuto aprire l’intero processo alle realtà sociali non è mai stato convocato dall’amministrazione capitolina. Per questo Libera e la Rete dei numeri pari, tra le realtà che più hanno spinto per sbloccare la situazione, ha manifestato sotto le finestre di Palazzo Senatorio chiedendone l’attivazione. 

Presente anche il presidente di Libera, Don Luigi Ciotti, che ha ricordato come "proprio in questo luogo 25 anni fa abbiamo raccolto le prime firme a sostegno della petizione popolare per l'uso sociale dei beni confiscati. E oggi siamo qui per fare in modo che quel sogno diventato realtà non resti incompiuto". Poi, dopo aver ricordato l'importanza della strada effettuata fino ad oggi, ha aggiunto: "La strada è lunga ed è giusto chiedere ciò che è giusto. Il Forum è il segno che la lotta alla mafia ha bisogno di noi e noi come cittadini vogliamo partecipare a tutto questo".

I numeri dei beni testimoniano la presenza delle organizzazioni criminali in città. A Roma sono infatti 288 gli immobili confiscati e già destinati, e ben 656 quelli in gestione all’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. Ancora di più, fa sapere Libera, quelli sottoposti a sequestro e gestiti dal Tribunale di Roma, che da anni ha sviluppato un protocollo per immaginare fin dalla fase di sequestro un possibile utilizzo sociale dei beni. Un patrimonio importantissimo per una città sempre più povera e disgregata, in cui i beni sottratti alle mafie possono rappresentare una risposta importante ai bisogni di tutte e tutti.

Il regolamento sui beni confiscati di Roma Capitale è approvato con voto bipartisan nel giugno 2018. Al testo ci aveva lavorato Valentina Vivarelli, al tempo presidente della commissione Patrimonio e Politiche abitative e oggi assessora per le stesse deleghe. “È stato il frutto di un percorso di confronto che ha visto protagoniste le associazioni, i sindacati, i presidi antimafia, i comitati, le cooperative sociali, le parrocchie, i movimenti per il diritto all’abitare, il coordinamento docenti e le case delle donne della realtà della Rete dei Numeri Pari”, spiegano da Libera. “Al suo interno il regolamento prevedeva l’attivazione di un luogo di confronto fondamentale – il forum beni confiscati – e ne disponeva la sua attivazione entro sei mesi”. Sono passati due anni e nove mesi e del forum ancora non c’è traccia. 

A raccogliere la richiesta avanzata dal presidio alcuni consiglieri comunali. L’ex pentastellata Agnese Catini, oggi esponente di Revoluzione civica, ha annunciato che presenterà una mozione per chiedere alla sindaca l’apertura immediata del Forum. Il documento è stato sottoscritto dal consigliere di Sinistra per Roma, Stefano Fassina, e dal capogruppo del Pd capitolino, Giulio Pelonzi, entrambi presenti in piazza.  

“Il Forum rappresenterebbe un luogo di confronto fondamentale per la valorizzazione delle realtà associative che ogni giorno si impegnano nel contrasto alla povertà e alle disuguaglianze, e deve essere attivato con rapidità”, le parole di Catini. “Dopo quasi tre anni dall'adozione del regolamento per la gestione dei beni sottratti alla criminalità organizzata , è inaccettabile che non si sia mai trovato un giorno per convocare il forum”, commenta il gruppo del Pd con una nota. 

Denuncia ancora Libera: “La partecipazione è un elemento indispensabile per connettere l’amministrazione con quel tessuto sociale che ogni giorno si impegna nel contrasto alle povertà e alle disuguaglianze, e che può esprimere un contributo decisivo per la costruzione di buone pratiche di utilizzo sociale dei beni”. Una funzione che il Forum, “avrebbe potuto assolvere, e che diviene ogni giorno più importante anche a causa delle grandi difficoltà che la città di Roma sta vivendo. In una fase in cui la Giunta ha tagliato i fondi alle politiche sociali e ha contrastato i movimenti che fanno lotta alle mafie invece che riconoscerli, dove gli effetti della pandemia colpiscono in maniera più dura i ceti popolari e i ceti medi, rafforzano le mafie e aumentano la pervasività del welfare mafioso, il ritardo dell’Amministrazione è gravissimo. Il forum permetterebbe di restituire  alle comunità i beni confiscati alle mafie e generare nuovo welfare; fornire spazi per le associazioni che sono quotidianamente impegnate a costruire coesione, coinvolgimento e partecipazione sui territori; costruire una nuova cultura contro le mafie e la zona grigia, guidata dalla giustizia sociale”.

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