Divo Nerone al Palatino, sul kolossal è polemica: "No al palco monstre"

Per La Regina "Un insulto al paesaggio archeologico". Il ministro Franceschini: "Parliamo di qualcosa che sta qualche mese e poi viene smontata. Non andasse bene, non si farà più i prossimi anni"

Foto Twitter @rbernabei

Un esposto in Procura, una petizione on line e le stroncature degli esperti. E' polemica sul palco monstre a Vigna Barberini, lembo orientale del colle Palatino. Comparsa a fine aprile, la maxi struttura che ospiterà da giugno a settembre gli spettacoli del musical "Divo Nerone - Opera Rock" (firmato dai tre premi Oscar, Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo, Gabriella Pescucci) sta facendo discutere da settimane. L'opera, ad alto impatto visivo, non andrebbe d'accordo con la bellezza e fragilità dei beni archeologici romani: decisamente troppi quei 36 metri di larghezza, 27 di profondità e 14 di altezza. Circa mille metri quadrati di palco. 

"Un insulto al paesaggio archeologico" per l'ex sovrintendente Adriano La Regina, che ha bocciato sull'Osservatore Romano il grande palco al Palatino. Si tratta di una "forma di consumo di un bene non riproducibile,che richiederebbe ben altro rispetto" ha scritto La Regina, ricordando che "sulle rovine violate per un uso non consono sorge la piccola chiesa di S.Sebastiano". Non è il primo abuso, ma "è il più grave, sia per entità della costruzione che per la lunga durata delle manifestazioni".

Contrario anche Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la Bellezza: "Siamo alla follia. Sono convinto che si possono usare le strutture antiche, ma quando già ci sono, come il teatro di Ostia antica. Costruire ex novo in un luogo delicato come Vigna Barberini per ospitare ogni sera 3000 spettatori non sta né in cielo né in terra". La consigliera del I municipio, Nathalie Naim, ha depositato a riguardo un esposto in Procura, "per la verifica da parte dell'autorità giudiziaria della compatibilità di questa gigantesca struttura e dell'impatto del musical rock fino a settembre con la tutela dei monumenti presenti e la verifica di eventuali danni archeologici presenti o futuri". 

LA REPLICA - Per Francesco Prosperetti, Soprintendente all'area archeologica di Roma "Vigna Barberini, nel contesto dei palazzi e dei Fori imperiali, è vicina ai resti della camera da pranzo di Nerone, la Coenatio Rotunda, ma di nessun impatto sul contesto delicatissimo del Palatino. Il canone d'uso dell'area è di 250 mila euro, molto di più dei 100 mila pagati dal Teatro dell'Opera a Caracalla, ed è importante che alla Soprintendenza andrà anche il 3% dell'incasso dei biglietti. Servirà proprio per il recupero della Coenatio. Nella fase finale verranno messe tende e veli che mitigheranno l'impatto. Posso aggiungere che ho visto le prove e mi sembra un musical di alta qualità".

FRANCESCHINI - "E' naturale che ci siano opinioni differenziate, e penso che la Soprintendenza abbia risposto in modo molto preciso. Figuriamoci se non è stata esaminata ogni parte di quella richiesta sul fatto che non ci siano rischi per la tutela. La struttura non è permanente, sta lì qualche mese e poi verrà smontata, porterà molte entrate per la Soprintendenza". Così il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, a margine della presentazione di Art city a Palazzo Venezia. "A dire la verità non l'ho visto (il palco, ndr), l'ho visto solo nelle fotografie. Però ripeto - aggiunge - quella può essere un'osservazione, ma parliamo di qualcosa che sta qualche mese e poi viene smontata. Non andasse bene, non si farà più i prossimi anni, però mi pare si stiano montando delle polemiche. Del resto, mi pare che si facciano festival a Caracalla, si sono fatti concerti di tutti i tipi al Circo Massimo e davanti al Colosseo. Quindi per carità, però non mi sembra una novità".

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