Discarica Testa di Cane, Francesco Rando rinviato a giudizio

Il collaboratore di Cerroni, arrestato insieme al proprietario di Malagrotta il 9 gennaio scorso, è accusato di aver effettuato lavori senza le dovute autorizzazioni. Con lui a processo anche due funzionari regionali

Nuova tegola giudiziaria sul sistema rifiuti della galassia Cerroni. Il braccio destro del 'Re dei rifiuti', Francesco Rando, amministratore unico della E. Giovi, arrestato il 9 gennaio scorso insieme al proprietario della discarica di Malagrotta, è stato rinviato a giudizio nell'ambito dell'inchiesta sui lavori per la realizzazione della discarica di testa di Cane, non molto lontano da Malagrotta. Con lui finiranno a processo anche Marco Muratori, direttore dei lavori, e due funzionari regionali Mario Marotta e Luigi Minicillo. Violazione delle normative in materia ambientale e di edilizia, omissione in atti d'ufficio e omessa denunciata. Questi i reati contestati. Il processo, disposto dal gup Massimo Battistini, inizierà il 6 maggio davanti ai giudici della X sezione collegiale.

Sulla questione è intervenuta anche l'associazione Raggio Verde che ha comunicato che si costituirà parte civile. “I fatti contestati concernono violazioni urbanistiche per aver realizzato i lavori senza permesso di costruire, nonché ambientali, per aver realizzato opere finalizzate alla realizzazione di una nuova discarica (opere di scavo, impermeabilizzazione, con argille, posizionamento dello strato sabbioso drenante sul fondo, realizzazione del polder), senza le necessarie autorizzazioni ambientali” si legge nel loro comunicato.

L'autorizzazione emessa dal commissario “per la realizzazione di un'opera sperimentale finalizzata al ripristino ambientale con il Fos per il solo lotto 1, e per una estensione di 9700 mq, era scaduta per decorso del tempo” spiega Raggio Verde. “In ogni caso prevedeva che, prima dell’inizio dei lavori, fossero adempiute delle prescrizioni tutte rimaste inadempiute”.

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Assieme a Rando anche “il direttore dei lavori e due funzionari della Regione, che venuti a conoscenza per ragioni di servizio, delle opere abusive hanno omesso di riferire l'autorità giudiziaria e di ordinare l'immediata sospensione dei lavori”. Un fatto questo che secondo Raggio Verde indica “che la devastazione di Malagrotta è stata attuata anche con la connivenza di chi dovrebbe vigilare”.

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