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La cava di Monte Carnevale

La cava di Monte Carnevale

Malagrotta 2, tutti contrari alla discarica: oltre i tecnici comunali confermano il no anche Aeroporti di Roma e Difesa

Saldo il fronte dei contrari al sito di Monte Carnevale. Confermati i pareri di Adr e Comando militare della Capitale. Ieri il deposito del parere unico degli uffici capitolini

Fonte Agenzia Dire - Non solo i tecnici capitolini ribadiscono il loro no a una discarica nella cava di Monte Carnevale, in aperto contrasto con la scelta politica del Campidoglio che ha indicato il sito come idoneo allo smaltimento dei rifiuti di Roma. Alla posizione contraria espressa dagli uffici nel parere unico, depositato nel corso della conferenza dei servizi aperta in Regione per decidere se sottoporre o meno a valutazione di impatto ambientale una prima piccola parte del progetto dell'impianto di smaltimento, si sono aggiunti gli 'stop' di Aeroporti di Roma e del Comando Militare della Capitale. 

Il no del Ministero della Difesa

Nei pressi dell'area dove dovrebbe sorgere la discarica di rifiuti speciali derivanti dal trattamento degli urbani prodotti da Roma, da anni sorge il Centro Intelligence Interforze e già nel 2012, quando l'allora ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, avanzò l'ipotesi di realizzare l'impianto nella ex cava nella Valle Galeria, il capo di Stato Maggiore della Difesa pro tempore rappresentò le sensibilissime interferenze di carattere tecnico-operativo che il progetto avrebbe recato agli apparati trasmissivo militari presenti nelle vicinanze, oltre all'impatto di carattere sanitario ambientale nei confronti del personale in servizio (circa 1200 tra militari e civili) e quello residente negli alloggi (550) del Centro Intelligence Interforze. 

Da otto anni a questa parte però, sottolinea il Comando Militare di Roma Capitale, "le cose non sono cambiate". L'opera proposta, come del resto il precedente progetto di discarica per rifiuti inerti, "risulta del tutto incompatibile con la presenza sia della servitù militare vigente nell'area, sia dell'insediamento abitativo/lavorativo del Centro Intelligence Interforze e, di conseguenza, deve essere rigettata, in ragione della prevalenza dell'interesse collettivo della difesa nazionale garantita dall'installazione militare - si legge - si ribadisce inoltre che il progetto definitivo, a prescindere da una conclusione positiva del procedimento ambientale, dovrà comunque ottenere il nulla osta dell'Autorità Militare prima dell'avvio dei lavori pre-esercizio e non dovrà determinare variante urbanistica per una destinazione d'uso diverso da quello agricolo dell'area interessata e incrementi delle rendite catastali delle particelle e dei relativi indennizzi'.

Le ragioni del parere contrario

Diverse le ragioni che hanno portato i militari alla contrarietà. Intanto "lo studio preliminare (della New Green Roma, ndr) omette l'esistenza della servitù militare vigente nell'area e minimizza la presenza del Centro Intelligence Interforze, posto a 1000 metri di distanza, quale nucleo densamente abitato. Il sito militare impiega giornalmente circa 700 dipendenti militari e civili e alloggia al suo interno permanentemente circa 350 persone, tra cui famiglie con minori. Per tale aspetto, di conseguenza, in osservazione del principio di precauzione, è opportuno che il progetto sia sottoposto a valutazione di impatto sanitario, documento che non risulta essere stato prodotto dal proponente, nè considerato a premessa delle decisioni per l'autorizzazione alla realizzazione ed esercizio della discarica". Questa situazione costituisce "fattore escludente per discariche di rifiuti solidi urbani". 

Infine, il Comando attraverso l'esame del progetto e degli atti di compravendita ha scoperto che "una porzione di area di circa 3.525 mq, già utilizzata come cava, risulta appartenere al Demanio Pubblico dello Stato - Ministero Difesa Marina. La piena disponibilità del sito da parte della società costituisce necessario presupposto di validità del procedimento attuale e di quelli pregressi per l'approvazione alla realizzazione di una discarica". 

Il no di Aeroporti di Roma

A pochi chilometri in linea d'aria dalla cosiddetta 'Malagrotta 2' c'è l'aeroporto di Fiumicino, che ha già sperimentato in passato, all'epoca della discarica di Malagrotta, il rischio di birdstrike, ovvero dell'impatto violento tra aerei e gli uccelli 'attirati' dai rifiuti abbancati nell'impianto di smaltimento. 

In questo caso addirittura la distanza tra l'impianto e l'aeroporto della Capitale sarebbe ancora più ridotta: "La discarica di Malagrotta era situata a circa 6 km dall'aeroporto di Fiumicino ed è stata una formidabile fonte di rischio per la sicurezza della navigazione aerea - ha scritto AdR nelle sue osservazioni - la proponenda nuova discarica dovrebbe sorgere nella medesima area, in località Malnome, ad una distanza dimezzata dallo scalo aeroportuale (circa 3 km in linea d'aria) rispetto alla discarica di Malagrotta, in un'area vicina ai sentieri di avvicinamento della pista 16L e 16R, direttrici principali di atterraggio di tutti i velivoli che arrivano in aeroporto". La conseguenza sarebbe "che il rischio di birdstrike a Fiumicino potrebbe tornare ad essere quello di prima della chiusura della discarica di Malagrotta, con relativo trend crescente nel corso degli anni e superamento in poco tempo delle soglie di attenzione del pericolo birdstrike". 

Se invece "la distanza, come molto probabile, influisce sul rischio, e lo fa in maniera direttamente proporzionale, l'aeroporto rischia di andare incontro ad un aumento del BRI pari a una volta e mezzo quello registrato prima della chiusura di Malagrotta. Questo porterebbe da subito lo scalo di Fiumicino oltre la soglia di accettazione imposta a livello nazionale, imponendo importanti restrizioni delle attività di volo, visto che la possibilità di un incidente catastrofico risulterebbe non più classificata come molto remota''. 

Secondo AdR "New Green Roma tratta il tema del rischio wildlife strike soltanto marginalmente e come misura di mitigazione viene proposta, semplicemente, una sorta di gabbia di rete metallica semovente, di dimensioni tali da coprire il lotto di coltivazione della discarica, in grado di proteggere dai volatili il rifiuto in fase di messa a terra". Soluzione ritenuta "non risolutiva" perché "non eliminerebbe l'effetto attrattivo comunque dovuto dalla vista del potenziale cibo per i volatili e non escluderebbe altre specie come lo storno, in grado di penetrare le maglie della rete". 

Quindi, siccome "non è possibile adottare strategie o implementare azioni efficaci per evitare che i volatili attratti dalla discarica possano comunque incrociare le rotte degli aerei in decollo e/o atterraggio durante i voli di spostamento da e verso la fonte attrattiva, si ritiene che l'unico modo ragionevole per mitigare il rischio sia quello di posizionare la discarica il più lontano possibile dall'aeroporto: almeno a 13 km di distanza come indicato dalla normativa internazionale e comunque a non meno di 8 km di distanza previsti dalle linee guida dell'Enac". 
 

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