Domenica, 26 Settembre 2021
Politica

Rifiuti, l’apertura della discarica di Albano è in bilico. Spunta l’ipotesi ‘Malagrotta 3’

Per l'invaso dei Castelli romani individuato da Raggi come soluzione alla crisi mancherebbero le coperture finanziarie. Cerroni propone il sito di Testa di Cane: in Valle Galeria è già rivolta

La riapertura della discarica di Albano è in bilico, così Roma rischia di trovarsi nuovamente invasa dai rifiuti con strade e marciapiedi soffocati da cumuli di immondizia. Per la riapertura dell’invaso dei Castelli, la soluzione individuata da Virginia Raggi che in qualità di sindaca della Città Metropolitana ha firmato un’ordinanza in tal senso, mancano le coperture economiche. 

Rifiuti, la riapertura della discarica di Albano in bilico

La Ecoambiente, società proprietaria dell'impianto, secondo quanto risulta all'agenzia Dire, avrebbe palesato delle difficoltà nel sottoscrivere per intero la fideiussione da 2,5 milioni di euro. Per superare lo stallo sarebbe stato proposto lo spacchettamento in 4 sublotti della volumetria residua (87mila mc) che potrebbe consentire il pagamento di altrettante fideiussioni di importo minore. Ma questo non sarebbe l'unico scoglio. Raggi dovrebbe varare altri atti derogatori dell'ordinanza regionale vigente sulla discarica sia per quanti riguarda l'impatto ambientale sia proprio sul tema della fideiussione. Insomma per lo smaltimento dei rifiuti di Roma la strada è, ancora una volta, in salita: la riapertura di ciò che resta del VII lotto della discarica di Albano non sembra scontata e il prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, ha dato appuntamento a breve tutti i soggetti del tavolo per valutare il da farsi nel caso in cui l'impianto in località Roncigliano non possa riaprire. C’è da scongiurare l’acuirsi della crisi. Dalla E. Giovi, la società che gestisce i Tmb di Malagrotta, hanno già rappresentato possibili difficoltà per gli sbocchi verso le discariche nella prossima settimana.

La Valle Galeria teme una Malagrotta 3 

Il tempo stringe e sulla Valle Galeria, scampata l’apertura della discarica di Monte Carnevale, aleggia un nuovo spettro: ‘Malagrotta 3’. L’avvocato Manlio Cerroni, storico proprietario di Malagrotta, ha recentemente proposto l'invaso di Testa di Cane, sostanzialmente una propaggine della discarica chiusa nel 2013. Un primo lotto sperimentale da 100mila metri cubi per conferire la Fos era stato autorizzato nel 2005 dall'allora commissario regionale Marco Verzaschi. Ma quel titolo è scaduto. Il Tar, nell'ambito del decreto monocratico che ha bocciato momentaneamente la sospensiva dell'ordinanza Raggi sulla riapertura della discarica di Albano, ha chiesto alla Città Metropolitana di chiarire entro 15 giorni i motivi per cui non sarebbe possibile utilizzare la discarica di Testa di Cane. Un passaggio che ha allarmato i comitati della Valle Galeria che hanno scritto alla Commissione UE sottolineando come il sito di Testa di Cane si trovi in adiacenza al parco pubblico  denominato "bosco di Massimina", distante solo 250 metri dalle prime costruzioni e meno di 400 metri dalle residenze del quartiere Massimina-Casal Lumbroso.

Lo spettro dei rifiuti a Testa di Cane

“L'area di Testa di Cane fu intensamente sfruttata per l'estrazione di sabbie, ghiaie e argille e, malgrado l'assenza del polder e di adeguata barriera geologica naturale, vi vennero costruiti due invasi destinati a scorie del gassificatore e frazione organica stabilizzata dei tmb prodotte dagli impianti di Malagrotta. Questo sito risente delle note criticità di inquinamento ambientale causate dalla discarica di Malagrotta e, grazie alle denunce dei cittadini, venne sottoposto a sequestro per verifica di autorizzazioni, volumetrie autorizzate rispetto a quelle escavate e inquinamento ambientale. Attualmente - si legge nella nota del Comitato Valle Galeria Libera - l'area è inserita tra i beni posti sotto amministrazione giudiziaria da parte della Procura di Roma ma rischia di essere nuovamente inserita per scelta politica e per interesse tra i siti papabili per la nuova discarica di Roma malgrado siano noti a tutti criticità e carichi ambientali presenti nel territorio di Malagrotta”. 

Cerroni vuole i rifiuti a Testa di Cane: "Soluzione immediata"

Ma per Cerroni  sarebbe proprio Testa di Cane la soluzione più idonea e immediata per risolvere la crisi dei rifiuti di Roma. Lo ha scritto anche in una lettera inviata al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e alla sindaca di Roma, Virginia Raggi. “La vasca può essere utilizzata subito e nel contempo nel giro di 30- 40 giorni si possono predisporre altri invasi all'interno della volumetria residua. In tutta tranquillità, si possono avviare in esercizio gli impianti esistenti, realizzati, progettati o da progettare, così da evitare - aveva spiegato all’Adnkronos - il giro d'Italia dei rifiuti a prezzo d'oro, oltre ai costi ambientali e soprattutto si può da subito tenere pulita Roma".

Roma Capitale non vuole essere commissariata: "Nessuna discarica a Roma"

Intanto Roma Capitale vuole sfuggire al commissariamento e, a due giorni dallo scadere, ha impugnato la delibera regionale che imponeva l’individuazione della discarica di Roma. Dentro i confini comunali. “Dopo l'invio della cartografia aggiornata da parte di Città Metropolitana è ormai chiaro a tutti che non vi sono aree idonee alla realizzazione di nuove discariche dentro la città” - ha scritto l’assessora ai Rifiuti, Katia Ziantoni. “La verità è che i Commissari sono sempre serviti alla politica per pulirsi la coscienza e scaricare le proprie responsabilità. Roma Capitale ha già il suo piano industriale e non spetta alla Regione entrare nel merito. Compete alla Regione invece l'aggiornamento del piano dei rifiuti e l'attuazione della legge sugli ATO introdotti dal D.Lgs. 22/97 (Decreto Ronchi) per superare la logica dell'emergenza e la frammentazione gestionale delle competenze". E mentre la politica non decide Cerroni sogna una nuova Malagrotta. “Damose da fa” - l’esortazione del ‘Re’. 

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