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Discarica, l'iter autorizzativo per Malagrotta bis entra nel vivo. I comitati: "Progetto sciagura"

È iniziata la Conferenza dei servizi per il rilascio dell'autorizzazione al progetto del sito. Confermati pareri negativi di uffici e ministero della Difesa

È partita la Conferenza dei Servizi propedeutica al via libera finale alla discarica di Monte Carnevale. Si è tenuta ieri la prima seduta in Regione Lazio. Il sito per lo smaltimento dei rifiuti di Roma, da realizzare nell'area scelta dalla giunta di Virginia Raggi a pochi metri dell'ex Malagrotta, sarà oggetto come da normativa di un iter per la concessione dell'Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Un progetto, lo ricordiamo, che ha scatenato proteste sul territorio e fratture interne allo stesso Movimento Cinque Stelle, raccogliendo una lunga serie di pareri tecnici negativi, ieri tutti confermati. 

Ministero della Difesa, che sull'area ha una base interforze, Aeroporti di Roma ed Enac per la vicinanza con Fiumicino. E ancora gli uffici della Città metropolitana e anche quelli di Roma Capitale, che pur dalla parte politica ha indicato il sito. Restano tutti contrari alla realizzazione del progetto, presentato dalla New Green Roma di Valter Lozza che su quel terreno aveva già il permesso per una discarica di inerti. "Tutti i pareri negativi sono stati ribaditi" tuonano dal comitato Valle Galeria Libera che ha potuto partecipare alla riunione presieduta dall'ingegner Flaminia Tosini. "Con questi presupposti appare quanto mai ostinata la determinazione con la quale si vuole autorizzare questo progetto -  ha ribadito il comitato - che più che un servizio ai cittadini si sta configurando come una sciagura".

Il progetto, lo ricordiamo, non è stato sottoposto invece alla procedura tecnico-amministrativa atta a verificare l'impatto ambientale dell'opera sul territorio, la cosiddetta Via. Si è arrivati direttamente alla Conferenza dei Servizi per l'autorizzazione finale. A stabilirlo la direzione Politiche ambientali di via Cristoforo Colombo con una determina dirigenziale del 25 giugno. 

Il sito così pensato può infatti sulla carta non essere assoggettato a Via (come stabilito dal Testo Unico Ambientale, D.lgs.152/2006) perché rientra tra le discariche "di rifiuti urbani non pericolosi", con capacità complessiva inferiore ai 100mila metri cubi. Circa 70mila suddivisi in due lotti, su un'area dove è già stata autorizzata nel 2019 una discarica di inerti e fanghi per un volume totale di 1 milione e 420mila metri cubi. E proprio sul quantitativo presente nel progetto, il consigliere ex grillino, presidente della commissione Rifiuti, Marco Cacciatore, fermamente contrario alla discarica, torna a sollevare dubbi. 

"Come può una discarica di nemmeno 70.000 tonnellate essere la soluzione per lo smaltimento dei rifiuti di Roma, considerato che questa procedura è stata configurata come urgente e ha proseguito il suo iter anche durante il lockdown di epoca Covid (durante la quale peraltro i rifiuti sono diminuiti)?" è il quesito posto, con possibile soluzione annessa.

"La NGR (New Green Roma, ndr) - sostiene il consigliere - dichiara nel progetto l’intenzione di presentare istanza di autorizzazione per l’intera area (quasi 25 volte quella attualmente in esame), per la realizzazione di una discarica da scarti di rifiuti urbani indifferenziati. Come già sostenuto in più sedi, questo fa emergere il dubbio che sia l'autorizzazione già concessa per gli inerti, sia la non assoggettabilità a Via riconosciuta per la mole minima del progetto esaminato, possano permettere al proponente di bypassare fasi di controllo, necessarie per la tutela dell'interesse pubblico di un'area già oltremodo vittima di sviluppo insostenibile".
 

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