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"Malagrotta ha inquinato la falda": i periti del Consiglio di Stato puntano il dito contro l'invaso

E' quanto contenuto nella relazione preliminare del Politecnico di Torino richiesta dal Consiglio di Stato. Codici: "Il testo parla chiaro e ci dà pienamente ragione"

La falda acquifera dell'area di Malagrotta “è inquinata da sostanze provenienti dalla discarica”. È questa, secondo quanto riporta l'associazione Codici, la conclusione a cui sono arrivati i tecnici del Politecnico di Torino in merito al mega invaso, di proprietà del 're dei rifiuti' Manlio Cerroni, che per trent'anni ha ingurgitato i rifiuti della Capitale. “La relazione preliminare del Politecnico di Torino parla chiaro e dà pienamente ragione al Codici: sono state confermate le perplessità dell’Associazione riguardo alla salubrità ambientale della zona della Valle Galeria” scrive l'associazione che lavora in difesa dei diritti del cittadino.

La perizia è stata richiesta dal Consiglio di Stato in merito all'iter giudiziario aperto in seguito all'ordinanza emessa il 12 novembre 2010 dall'allora sindaco Gianni Alemanno in cui si chiedeva alla E. Giovi srl, la società di Cerroni che gestisce l'invaso, di mettere in sicurezza l'area circostante la discarica a salvaguardia delle acque sotterranee. Di tutta risposta Cerroni impugna l'ordinanza al Tar che chiede una perizia a un professore di Geotecnica alla facoltà di Ingegneria de La Sapienza, Massimo Grisolia. Sul nome vennero avanzate delle obiezioni. “In sede di giudizio di primo grado al Tar venne sollevato direttamente al Collegio una questione di opportunità” spiega Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale Associazione Codici “perché risultava che il professore in passato aveva avuto rapporti di lavoro con la società E. Giovi. Ma il Tar ritenne che tale obiezione non era sufficiente a far decadere l'incarico”.  Il Tar decide così che quanto prescritto da Alemanno non poteva essere messo in pratica. Immediata la risposta del Codici che fa ricorso al Consiglio di Stato. Così anche il Comune di Roma e l'Arpa, l'ente regionale per la protezione ambientale. “In sede di appello al Consiglio di Stato abbiamo contestato che la verifica dello studio di Grisolia non era stata svolta sul campo ma in base a documenti prodotti dalle parti che quindi non garantivano caratteristica di terzietà” continua Giacomelli. L'ultimo atto è l'arrivo della relazione preliminare del Politecnico di Torino che sembra ribaltare la prima sentenza.

“Il confronto tra i dati di monitoraggio chimico dell’acqua di falda superficiale, unito a considerazioni di carattere idrogeologico, portano a ricondurre all’attività di discarica gestita dalla E. Giovi il fenomeno di contaminazione” commenta Giacomelli. “Dalla valutazione dei dati di qualità dell’acqua di falda disponibili risulta che nei punti a valle della discarica si riscontrano o direttamente parametri di inquinamento presenti nel percolato o parametri che appaiono derivare da fenomeni biologici anossici e processi lisciviazione aventi origine nelle caratteristiche chimico-fisiche dello stesso percolato (il liquido che si forma dalla decomposizione di rifiuti non trattati o da infiltrazioni di acqua su di essi, ndr)”  spiega Codici che annuncia un'azione legale “a tutto campo e rilancia l’Azione Collettiva Popolare contro le morti sospette per l’inquinamento a Valle Galeria. All’azione collettiva possono ancora aderire tutti i cittadini che in questi anni si sono ammalati di patologie che ipotizzano correlate a fattori di inquinamento ambientale, oltre ai familiari delle vittime decedute”.

Soddisfazione anche da parte dell'Arpa Lazio, finito al centro delle polemiche in quanto uno dei suoi dirigenti, Fabio Ermolli, è finito tra gli indagati nell'inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio. “Il documento del Politecnico di Torino, nella sostanza e nelle parole, accoglie le tesi tecniche da sempre sostenute dall'Agenzia e che la portarono ad appellare la sentenza del Tar del Lazio, basata sulla verifica da parte di un tecnico di cui da subito l'Arpa contestò la piena terzietà” si legge in una nota dell'ente di protezione ambientale. L'Arpa riporta alcuni “punti salienti” seppur “provvisori” posti al verificatore: “Il confronto tra i dati di monitoraggio chimico dell'acqua di falda superficiale, unito a considerazioni di carattere idrogeologico, portano a ricondurre all'attività di discarica gestita dalla E. Giovi SRL il fenomeno di contaminazione che ha portato all'emanazione dell'ordinanza sindacale n°255/2010. (...) Appare evidente che i parametri di inquinamento riscontrati sono ragionevolmente attribuibili a percolato”.

Infine una precisazione. “Vogliamo ricordare che i fatti tecnici posti alla base dell'ordinanza sindacale impugnata (che fu espressamente da noi sollecitata), fatti che oggi si avviano ad una autorevolissima conferma, furono attestati dall'Arpa Lazio nel 2010 con una relazione del Servizio Rifiuti della Sezione di Roma guidato all'epoca dall'Ing. Fabio Ermolli, denunciati alla Procura di Roma e ribaditi successivamente dal Direttore tecnico dell'Agenzia, Ing. Rossana Cintoli” spiegano i vertici dell'Agenzia Corrado Carrubba e Giovanni Arena. “E vogliamo ancora ricordare che l'inopportuna nomina del primo consulente tecnico fu da noi da subito contestata per i noti motivi di vicinanza al ricorrente Giovi, contestazione posta alla base dell'appello e della decisione del Consiglio di Stato di affidarsi al Politecnico di Torino”.

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